Controlli truccati su cinque viadotti. Dodici indagati tra Autostrade e Spea dopo il Ponte Morandi

Svelato l’escamotage per convincere Aspi a pagare per i danni del Morandi: la garanzia di occuparsi del nuovo viadotto sul Polcevera

Controlli truccati su cinque viadotti. Dodici indagati tra Autostrade e Spea dopo il Ponte Morandi

Su cinque viadotti distribuiti tra Liguria, Abruzzo e Puglia i report di Spea redatti a partire dal 2000 registravano sempre voti altissimi, nonostante i ponti fossero spesso interessati da cadute di calcinacci e presentassero tracce di degrado.

È l’ultimo filone di inchiesta emerso dalle indagini post crollo del Morandi.

Dodici gli indagati, distribuiti tra Autostrade e Spea Engineering, la controllata della concessionaria delegata alle manutenzioni.

Il punto di partenza

La nuova inchiesta nasce dalle dichiarazioni di alcuni tecnici – colleghi degli indagati – raccolte nel fascicolo sul disastro del Morandi (ne parlammo già il 24 ottobre scorso). Affermavano che all’interno di Spea si pianificassero o ritoccassero “a tavolino” gli esiti dei report sui viadotti.

Il 10 dicembre raccontavamo, nella nostra rassegna, l’intervista a Il Secolo XIX di Paolo Costa, presidente Spea, che a proposito dei report fotocopia emessi ogni tre mesi diceva: “Posso immaginare che se dopo tre mesi si va a vedere una struttura e la situazione non è cambiata, non si possano inventare novità, se non ci sono”.

Il sospetto della Procura

La Procura di Genova sospetta che, a partire dal 2000, i dati dei report fossero sovrastimati in positivo “per evitare contraccolpi commerciali” come il divieto di transito dei trasporti eccezionali, scrive Il Secolo XIX. Non solo, continua il quotidiano chiamando in causa un altro fronte dell’inchiesta, “da approfondire nelle prossime settimane”: potrebbero essere stati certificati come eseguiti dei controlli “in realtà avvenuti solo sulla carta”.

Ieri i finanzieri del Primo gruppo, agli ordini dei colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco, hanno compiuto una serie di perquisizioni in più regioni. Per la terza volta sono stati negli uffici della Spea, nelle sedi di Genova, Milano, Firenze, Bologna, Pescara e Bari. I militari hanno sequestrato materiale informatico, progetti, relazioni tecniche, lettere e mail.

I viadotti ‘incriminati’

Sotto la lente ci sono il viadotto Sei Luci, breve segmento nella parte terminale dell’A7 verso Genova, a ridosso del Morandi (quello interessato dalle dichiarazioni dell’ingegnere Nicolò Cariello); il Pecetti sull’A26 Genova-Gravellona Toce nel comune di Mele (Genova), sul quale, tra l’altro, sono ancora in corso i lavori di ripristino su una trave di impalcato commissionati da Autostrade; il Gargassa, sempre sull’A26 ma a Rossiglione (Genova); il Moro, sull’A14 Bologna-Taranto a Ortona (Chieti); il Paolillo, piccolo ponte che sovrasta l’omonimo torrente, sull’A16 Napoli-Canosa a Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trapani).

Tutti erano già finiti nel mirino, scrive Il Secolo: sul Sei Luci sono stati eseguiti lavori di consolidamento tra il 23 e il 27dicembre, sul Pecetti si era intervenuti in precedenza, dopo il distacco di detriti. Il Moro e il Paolillo erano stati ispezionati da una commissione incaricata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. E il pool, dopo le ricognizioni di novembre, aveva raccomandato lo stop parziale al traffico sul primo e il blocco del secondo.

Le rassicurazioni di Autostrade e di Spea

Nessuno dei ponti è stato sottoposto, per il momento, a sequestro o chiusura, e Autostrade, in una nota diramata ieri pomeriggio, ribadisce che non ci sono pericoli per la sicurezza degli utenti. Spea, dal canto suo, ribadisce “la totale indipendenza, la correttezza formale e sostanziale e la trasparenza delle attività ispettive e delle relazioni tecniche condotte dalle nostre strutture”, come riportato da Il Fatto Quotidiano.

I pubblici ministeri non escludono di chiedere comunque perizie per testarne la stabilità in futuro. Il Secolo aggiunge che “è oggettivamente impossibile stabilire oggi se, negli ultimi anni, ci siano stati momenti nei quali hanno rischiato cedimenti”.

Gli indagati

Sono dodici gli avvisi di garanzia emessi, con accusa di falso.

Uno solo il dipendente Autostrade indagato. Si tratta di Gianni Marrone, racconta Il Secolo XIX, direttore del tronco pugliese, già condannato in primo grado a 5 anni per omicidio colposo plurimo per i 40 morti sul bus precipitato dal viadotto Acqualonga di Monteforte Irpino.

Per Spea, invece, l’addebito di falso viene mosso a undici fra manager e tecnici: Massimiliano Giacobbi, Alessandro Costa, Andrea Indovino, Lucio Ferretti Torricelli, Marco Vezil, Antonino Valenti, Maurizio Ceneri, Gaetano Di Mundo e Francesco Paolo D’Antona.

Tutti hanno ricoperto o ricoprono ruoli di responsabilità in materia di collaudi e verifica della compatibilità dei trasporti eccezionali alla rete, e sono stati impegnati, appunto, fra Liguria, Abruzzo e Puglia.

Indagato pure Angelo Salcuni della società Alhambra, che ha fatto in passato consulenze per Spea.

Il procuratore Cozzi: “Percorrevo quei ponti. Sono preoccupato”

Il Secolo XIX intervista il procuratore di Genova, Francesco Cozzi.

“La strade del 14 agosto ci ha trasmesso un forte senso d’incertezza, quindi siamo sempre spinti a dubitare – dichiara – Tuttavia mi sento di dire che se avessimo ravvisato pericoli concreti per l’utenza avremmo chiesto sequestri immediati”.

Il procuratore paragona i controlli sui ponti ai comuni esami del sangue: “Se domani io ritocco l’esito d’un test facendo risultare un numero di globuli bianchi un pochino superiore a quello effettivo, non significa automaticamente che sia in punto di morte. Ecco, in questo frangente potrebbe essere avvenuto che si siano sì alterati i risultati degli accertamenti, ma a un livello intermedio, finalizzato magari a evitare il blocco di particolari trasporti”.

Cozzi dichiara di aver percorso i tre viadotti della rete ligure decine di volte: “Non è che faccia i salti di gioia, come utente, a scoprire queste cose. Ma io resto sempre il capo dei magistrati che sulla vicenda indagano, non posso spingermi alle sensazioni. Ovvio che la preoccupazione esiste, vedremo dove ci porterà il prosieguo dell’inchiesta”.

Il procuratore riconosce anche la prontezza di Autostrade nell’essere intervenuta con nuovi controlli e ristrutturazioni ogni volta che l’indagine sul crollo del Morandi ha evidenziato potenziali criticità su altri ponti. I controlli non sarebbero dovuti avvenire prima, anziché dopo? Gli viene chiesto. “Non c’è una domanda di riserva?”, è la sua risposta.

Autostrade paga, ma riceve una contropartita

Abbiamo scritto ieri che il Mit aveva trovato un accorgimento per convincere Aspi a pagare la restante somma del conto spese presentato da Bucci (499 milioni) direttamente al commissario. Ebbene, oggi Il Secolo spiega in cosa consiste questa contropartita che ha convinto Aspi a sciogliere le sue riserve.

Autostrade avrebbe ricevuto dal governo “la garanzia che una volta costruito il nuovo ponte sul Polcevera finisce sotto la competenza del concessionario autostradale, qualunque esso sia”.

Una “finezza”, scrive il quotidiano genovese, “collegata alla priorità assoluta che anima tutte le principali mosse di Aspi, comprese le iniziative giudiziarie: il mantenimento della concessione delle arterie del Paese, che il governo ha più volte dichiarato di voler cancellare (finora senza esito)”.

La società non conferma: rassicura solo che “i contatti hanno preso una piega positiva e che il visto finale è prossimo”.

I pagamenti alle imprese da parte di Autostrade dovrebbero essere conclusi entro metà febbraio. Per non rischiare di andare in difficoltà in caso di intoppi, Bucci non ha smesso di cercare un finanziatore che poss surrogare i pagamenti di Aspi. È in corso la ricerca di una banca che possa erogare fino a 360 milioni per finanziarie le operazioni, scrive Il Secolo.

Il meccanismo è quello disegnato dal decreto Genova: il commissario può chiedere un prestito offrendo agli istituti bancari la garanzia statale di 30 milioni l’anno. Si tratta solo di “costruire un paracadute per non sforare nella tempistica prevista”, chiarisce il quotidiano genovese, “vista la non contrarietà mostrata da Aspi”

Ufficiali le nuove nomine all’interno di Autostrade

L’assemblea dei soci di Autostrade ha nominato ufficialmente Giuliano Mari nuovo presidente del consiglio di amministrazione al posto di Fabio Cerchiai e Roberto Tomasi amministratore delegato al posto di Giovanni Castellucci.

È la stessa società, con una nota il cui contenuto è riportato da Il Fatto, a dichiararlo.

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