Edu…kick: la kickboxing è diventata materia a scuola

Intervista a Sergio Di Santo, presidente del CSAMShootboxe Caserta, l’Asd che ha ideato il progetto attuato dal Miur: «Ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto con la persona giusta»

Edu…kick: la kickboxing è diventata materia a scuola

Non tutti sanno che, in alcune scuole di Italia, la kickboxing è diventata materia scolastica, al pari di quelle curriculari di base e, soprattutto, che la prima città in cui ciò è successo, nel nostro Paese, è Caserta. Il tutto senza costi aggiuntivi, né per le scuole né per gli studenti.

È stato possibile grazie al progetto Edu…kick, promosso dalla FIKBMS (Federazione Italiana Kickboxing, Muay Thai, Savate, Shoot Boxe e Sambo), attivo nelle scuole dal 2014.

A raccontare come è nato e in cosa consiste il progetto è Sergio Di Santo, presidente del Centro Sportivo Arti Marziali Shootboxe Caserta, da cui è partito tutto: “Ho avuto la fortuna di trovarmi al posto giusto nel momento giusto con la persona giusta” esordisce sorridendo.

Edu...kick

Sergio Di Santo

Come è nato Edu…kick?

«Fui contattato dal responsabile dell’area di scienze motorie dell’Istituto A. Manzoni di Caserta, che era appena diventato liceo sportivo, per introdurre la kickboxing all’interno delle ore di scienze motorie. Tramite il Comitato Regionale Campania della FIKBMS mi rivolsi alla Federazione e alla sua Scuola Nazionale di Formazione facendo presente che esisteva questa opportunità e che avevamo bisogno di sviluppare un progetto. Proponemmo di farlo su scala nazionale e di stilare il protocollo di intesa a nome della Federazione stessa».

E quale fu la risposta?

«La Scuola di Formazione Professionale sviluppò il primo progetto Edu…kick, che fu attuato all’interno del liceo sportivo Manzoni, per la prima volta in Italia, per la FIKBMS, proprio dalla nostra ASD, la CsamShootboxe Caserta. Per quattro anni abbiamo lavorato assieme. Tre anni come protocollo di intesa e un anno come Pon. Poi siamo stati contattati anche da altri istituti».

Che storia ha la CsamShootboxe Caserta?

«Siamo un’ASD che si occupa di sport da combattimento, in particolare di kickboxing, anche se i tecnici sono qualificati per varie discipline del combattimento. È nata nel 1992 per volere del maestro Stefano Baldi, attuale direttore tecnico. Io all’epoca ero un’atleta ed oggi ne sono il presidente oltre che un tecnico. Siamo tesserati con la FIKBMS dal 2006».

Raccontaci di Edu…kick. È un progetto che riguarda solo gli istituti superiori?

«Assolutamente no. Può essere svolto in tutti gli istituti scolastici, dalle primarie alle secondarie. Cambia solo la formula del protocollo d’intesa. In sostanza, negli istituti a potenziamento sportivo diventa una materia didattica curriculare, con tanto di voto finale».

Essendo una materia didattica, i ragazzi non possono scegliere di non seguire le lezioni, giusto?

«Esatto. Tutti i ragazzi devono seguirla, come tutte le altre materie curriculari. Certamente non viene imposta: gli studenti esprimono un giudizio di gradimento rispetto alle varie discipline sportive proposte dal corpo docenti e dal dirigente scolastico e la maggioranza di una classe determina la scelta».

Quante sono le ore scolastiche dedicate?

«Negli istituti a indirizzo sportivo, dove per le scienze motorie sono previste 4 ore complessive, la kickboxing occupa le due ore dedicate alla pratica motoria (le altre 2 sono dedicate allo studio dell’educazione fisica in generale, come teoria). Questo per un intero semestre scolastico, anche se spesso facciamo lezioni teoriche che riguardano lo sport nello specifico».

Che tipo di lezioni teoriche?

«I ragazzi apprendono i fondamentali della kickboxing, imparano a gestire il contatto con gli altri e le emozioni che possono scaturire da questa forma di combattimento, la propria e l’altrui sicurezza. All’istituto Manzoni ho avuto la possibilità di sfruttare un’aula adibita alle proiezioni video e ho mostrato ai ragazzi alcuni match dei nostri atleti, spiegando cos’è la pratica del match analysis. Hanno risposto in maniera molto positiva, nonostante non li avessi portati in palestra».

Edu...kick

Edu…kick si addice anche agli studenti diversamente abili?

«Certo che si! Lo sport è per tutti e ogni Federazione si impegna a promuovere attività per i diversamente abili. La competenza dei tecnici e dei docenti scolastici diventa fondamentale, in questo caso, ma anche l’organizzazione dell’istituto deve poterlo permettere. Noi cerchiamo sempre di superare quante più barriere possibili».

L’attrezzatura necessaria alle lezioni la portano gli istruttori?

«Beh sì. Ancora oggi è difficile trovare palestre scolastiche attrezzate per gli sport da combattimento: non siamo ancora preparati a vivere questo cambiamento, a mio parere. Ma devo dire che i dirigenti scolastici che ho conosciuto hanno molto apprezzato l’iniziativa e hanno chiesto informazioni circa le attrezzature necessarie, per adeguarsi alle necessità. Questo perché hanno riscontrato dei segnali positivi lasciati dalle nostre attività all’interno dell’istituto verso gli studenti, quindi sono molto speranzoso in questo senso».

Che tipo di attrezzatura occorre?

«Dotare i ragazzi di guantoni è la prima esigenza. Avere dei colpitori e dei sacchi faciliterebbe oltre che il lavoro anche il libero sfogo dello studente nel portare a bersaglio i colpi di braccia e di gambe. Comunque sia, nulla che costi più di canestri o reti da pallavolo e palloni vari e tavoli da pingpong. Sicuramente la ciliegina sulla torta sarebbe il ring, o almeno i tatami, per poter lavorare a pieno regime. Il problema è l’informazione/formazione che si trova nelle scuole riguardo questi sport…».

Ci sono altre scuole coinvolte, in Italia?

«Non ho un monitoraggio in scala nazionale, ma so che molti colleghi lavorano in istituti del Lazio, Toscana, Veneto. In Campania, oltre a Caserta, il protocollo a carattere didattico è da qualche mese in funzione anche in un liceo di Salerno. So che a Casoria ci sta lavorando una scuola media ma non so con quale formula. Sicuramente molti istituti campani stanno contattando i tecnici federali per i progetti Pon extrascolastici ma comunque curriculari».

Che aiuto offre la kickboxing ai ragazzi? Aiuta ad affrontare meglio le dinamiche tra coetanei? Ad esempio il bullismo?  

«La kickboxing non risolve dinamiche o problemi ambientali, ma ti mostra una strada, un mondo dove poter vivere delle esperienze individuali e di gruppo che possono aiutarti a formare il tuo percorso educativo, sociale e personale. Può aumentare la tua sicurezza fisica e caratteriale attraverso la conoscenza del tuo corpo, i suoi equilibri, la sua coordinazione e soprattutto ti dà la possibilità di vivere emozioni con i tuoi compagni attraverso uno sport che è caratterizzato comunque dal combattimento, il che vuol dire sacrificio, coraggio, superamento dei limiti, ambizione. Tutto questo ti aiuta nello stabilire un buon rapporto con il tuo temperamento e aumenta le capacità di socializzazione con gli altri. Vuol dire anche saper canalizzare gli istinti aggressivi verso uno scopo che può essere quello di sentirsi forti rispetto ad altri ma in un ambito sportivo, dove esistono regole da rispettare e, di conseguenza, rispetto verso tutte le persone che ti circondano».

È vero che la kickboxing fa bene ai ragazzi iperattivi e dispersivi?  

«In questo senso aiutano in generale tutte le discipline sportive perché ti danno un compito da sviluppare in primis con il tuo corpo e poi devi organizzarti per portare a termine il compito attraverso il rispetto di regole e regolamenti che contraddistinguono lo sport che hai scelto. È un dato di fatto che oggi gli sport da combattimento stanno avendo grande successo anche in ambito amatoriale, perché riescono a far scaricare tensioni psicofisiche attraverso un allenamento che, stancandoti, ti porta ad un buon livello di benessere, almeno interiore».

Cosa rappresenta per te questa esperienza?

«La considero una grande opportunità di crescita personale e un miglioramento in ambito lavorativo perché è un contesto molto diverso rispetto a quello di una palestra o di una gara e. Soprattutto, mi ha stimolato ad approfondire le mie conoscenze: all’età di quasi 45 anni mi ritrovo ad essere uno studente in scienze motorie… ».

E i ragazzi? Che ne pensano?  

«A giudicare da quello che mi riferiscono gli studenti, il progetto è molto apprezzato. In molti si sono augurati di poterlo ripetere negli anni a seguire. Anche i professori mi sono sempre sembrati entusiasti e curiosi. Qualcuno mi ha confidato che molti ragazzi che hanno seguito il progetto hanno mostrato anche buoni margini di miglioramento nel rendimento scolastico e questa è la soddisfazione più grande che porto a casa».

È corretto, secondo te, dire che uno dei problemi principali dei ragazzi di oggi è che non hanno contatti fisici con i loro compagni e forse nemmeno una buona conoscenza del proprio corpo?

«Si è correttissimo. Molti degli atteggiamenti asociali dei ragazzi sono dovuti proprio ad una scarsa conoscenza del proprio corpo e del come rapportarlo in presenza degli altri. La conoscenza di ciò che ci sta intorno avviene sempre in base alla conoscenza di uno schema motorio che ci pone in relazione al mondo e alle altre persone. L’attività motoria è la base della crescita prima del fanciullo e poi dell’adulto, in fondo si diventa adulti proprio perché si è diventati abili a giostrarsi tra i vari contesti che ci circondano».

Qual è, secondo te, il disagio maggiore dei ragazzi di oggi?

«Ogni generazione vive ed ha vissuto i suoi disagi. Oggi si vive in un mondo che corre tanto in tutti i sensi, soprattutto grazie alla tecnologia. I modelli proposti in TV rispecchiano una realtà che proprio realtà non è: reality e realtà sono cose differenti. Gli oggetti stanno sostituendo troppo i soggetti, ma anche starne lontani del tutto sarebbe un grave errore, perché rallenterebbe il tuo stare al passo coi tempi. Le agenzie educative (famiglia, scuola, palestra ecc..) hanno un ruolo fondamentale nell’accompagnare i giovani alla crescita e per farlo bisogna che chi opera in queste realtà formi la propria competenza. È un dogma al quale non possiamo sottrarci».

Come si è modificato negli anni Edu…kick?

«E’ stato molto perfezionato. Oggi addirittura è stato cambiato in una nuova formula, che si chiama “Dal tocco alla presa”. Prima il progetto riguardava solo la kickboxing e invece ora si adatta anche alle altre discipline della FIKBMS e quindi al Muay Thai, Savate, Shoot boxe e Sambo».

Ricevi molte richieste di attivazione del progetto?

«Devo dire di sì. L’ho già presentato ad alcuni istituti scolastici nel beneventano, che è il territorio in cui vivo, e già ho avuto diverse richieste da parte di alcuni istituti medi secondari. Mi auguro che aumentino ancora!».

 

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