Sarri: «La crescita di Insigne non è una questione di posizione. Non parlo di De Laurentiis»

Intervistato dal CorSport (cinque pagine): «Insigne è una questione di tempo, si è scrollato di dosso l’ansia di essere profeta in patria».

Sarri: «La crescita di Insigne non è una questione di posizione. Non parlo di De Laurentiis»

L’intervista al Corriere dello Sport

Maurizio Sarri torna a parlare, intervistato dal Corriere dello Sport. Una breve intervista, appena cinque pagine. Le sue dichiarazioni spaziano su tutti gli argomenti, dal Napoli alla nuova avventura in Premier. Queste le sue parole più significative: «Io amerò Napoli e i tifosi del Napoli per tutta la vita. Voglio chiudere in fretta il discorso, anche se vedo che continua a riversarmi parole di ogni tipo (non nomina De Laurentiis, ndr). Io so cosa pensano di me a Napoli, come lo pensano e quando lo pensano. Sempre. Il nostro è un amore indissolubile, eterno».

Il cronista (Alfredo Pedullà, ndr) chiede di nuovo a Sarri di De Laurentiis, che sostiene come il tecnico toscano sia andato via per soldi: «E continui, non ti invito più a pranzo. Non voglio più rispondere, non mi interessa. Penso alla prossima partita e al ciclo di ferro che abbiamo. Qui è importante tutto, l’Europa League, la Coppa di Lega, la FA Cup: giusto. Io non posso guardare indietro, Napoli resta sulla mia pelle. Ma ora basta, per favore».

Insigne

Un tema caldo è quello di Insigne: «Lorenzo, oggi, miglior calciatore italiano. La sua svolta? Semplice, crede in se stesso. Si è scrollato di dosso le incertezze e le paturnie di chi deve essere protagonista nella squadra della sua città. Se ci pensi, era questione di tempo. E non credo proprio che sia un problema di posizione: certo, se gioca più vicino alla prima punta inquadra la porta meglio, ha la classe e i colpi. Ma lui può fare di tutto: lo avevo pensato trequartista, poi l’ho spostato come esterno offensivo. La tattica e la tecnica sono il pane, io sono sempre qui a insegnare, ma poi ci devi mettere qualcosa di tuo. L’ultimo passaggio è il dna che si sveglia e che ti urla “vai, spacca il mondo”. Questa è la sintesi di Lorenzo. Ora non deve più staccare la spina, ha inquadrato il problema e si è preso la ribalta, non soltanto quella del Napoli».

Scudetto alla Juventus

«In questo momento – spiega Sarri – la Juventus non ha rivali. Quando lo dicevo pensavano che volessi portare acqua dalla mia parte. È così anche oggi, già sono in fuga. E quest’anno possono trionfare in Champions, sono i candidati principali insieme al City».

Higuain: «Io credo che Gonzalo sia andato via da Napoli troppo presto. Se fosse rimasto a Napoli anche nella stagione successiva, ci sarebbero state le condizioni per vincere. Higuain era entrato in meccanismi fantastici, ci capivamo io e lui, feeling impressionante con i compagni. Sincronismi perfetti, il rimpianto magari resterà».

Jorginho: «Mi capisce al volo, c’è stata la possibilità che tornasse a lavorare con me e l’abbiamo colta. Lui sa cosa voglio, l’avevo trovato un po’ in bilico al mio arrivo al Napoli e ora il suo cartellino vale una fortuna».

Un altro Sarri?

«Io tifo per Marco Giampaolo. Io sono arrivato a certi livelli quando avevo quasi sessant’anni, lui è in grado di prendere un altro ascensore, con tutto il rispetto per la Sampdoria. De Zerbi ha quarant’anni, ed è più coraggioso di Sarri quando aveva quarant’anni. Non ha paura, idee al potere sempre. Gli faccio i miei complimenti».

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