Antonio Floro Flores e Salvatore Bruno, incroci sull’asse Napoli-Sassuolo

Calcio in Soffitta / L’amarcord di Napoli-Sassuolo e la storia di due attaccanti partenopei, cresciuti nel vivaio azzurro e passati anche per il club neroverde.

Antonio Floro Flores e Salvatore Bruno, incroci sull’asse Napoli-Sassuolo

Fanno lunghi giri per l’Italia calcistica e poi ritornano all’ovile. Se ritornano. A volte scelgono di vivere lontano da Napoli, accolti con garbo e voluti bene da tifoserie, dirigenti e compagni di squadra. Se poi a questo aggiungiamo il dato non trascurabile di fare gol con una certa continuità, allora il “napoletano” in trasferta diventa un piccolo idolo locale che mette radici nella nuova ‘patria’. Anzi, ci trova spesso anche moglie. Le storie di Salvatore Bruno, classe 1979, prossimo ai 40 anni ma ancora in attività col Rezzato (BS) in serie D, e quella di Antonio Floro Flores, classe 1983, 35 primavere suonate, arruolatosi con l’ambiziosa Casertana quest’anno – ha firmato un biennale – si intrecciano ed hanno diversi punti in comune.

Nomadi del pallone

Entrambi fanno parte di quell’esercito di giocatori – un giorno bisognerebbe censirli e farne un reportage intero – che il Napoli ha prima lanciato in Serie A, da giovanissimi, per poi abbandonarli al solito destino, quello che “speriamo che trovo una squadra”. Nessuno dei due è più tornato al Napoli dopo l’esordio in maglia azzurra. Entrambi, scorrendo il loro Curriculum Viitae, hanno cambiato maglia quasi ogni anno. Bruno ha girato ben 20 squadre in 20 anni, mentre Floro Flores tocca quota 13 in 18 anni di carriera.

Tutti e due sono poi accomunati dal dato di aver giocato col Sassuolo, Salvatore ‘Sasà’ Bruno ci ha giocato dal 2010 al 2012 mettendo a segno 8 reti in 34 incontri; Antonio Floro Flores lo ha seguito l’anno dopo, restandovi per tre anni: 12 reti in 72 incontri. Un ulteriore punto in comune che lega le loro vite sportive è quello di aver giocato nel Napoli quando la squadra ha attraversato i due periodi più brutti della sua storia recente. Bruno esordì nel campionato degli Orrori, il 1997-98 ( re presenze senza reti), e subito dopo fu dato alla Fermana; su Floro Flores si riponevano più speranze, giocò in azzurro dal 2000 al 2004 (62 presenze e 3 reti in serie B) ma ha anche vissuto il declino del calcio in città che parte da Corbelli, passa per Naldi e infine arriva al Tribunale fallimentare.

Salvatore Bruno

Salvatore Bruno risulta attualmente l’ottavo marcatore più prolifico nella storia della Serie B, 99 reti per lui. Prima di lui ci sono Cacia, Caracciolo, Tavano, Caputo, Godeas, Calaiò e Vantaggiato. Una classifica che rende merito alla sua caparbietà e alla sua voglia di affermarsi nel mondo del calcio. Parte da Napoli a 20 anni con la valigia dei sogni attaccata sulle spalle, quella di un lungo viaggio. Da lì è tutto un susseguirsi di squadre che gli permettono di segnare e raggiungere questa onorevole posizione, appena sotto il trono dei bomber di Serie B. Inizia a ‘rafficare’ con l’Ascoli, poi al  Brescia, soprattutto col Modena. Proprio quando passa al Sassuolo, che lo acquista dai cugini canarini, le sue polveri iniziano a bagnarsi. Più tardi dirà che quell’anno fu il più deludente della sua carriera, anche perché i neroverdi persero la semifinale dei play off con la Sampdoria per il salto in serie A.

Bruno ai tempi del Sassuolo

E’ il 18 gennaio del 1998 quando Giovanni Galeone, che non sapeva più a quale santo appellarsi, lancia in Serie A il diciannovenne Bruno contro il Brescia al San Paolo. Il ragazzo è ovviamente acerbo ma ha un fisico da corazziere, è alto ed incarna il tipico centravanti all’inglese pronto alla battaglia. Non sarà il peggiore in campo ma considerando che di palloni gliene arrivano pochi fa quel che può. Sarà sostituito da Scarlato ma nemmeno i suoi compagni di reparto, Protti e Bellucci, brillano. Alla fine è una scoppola colossale, gli azzurri beccano 3 reti ed imboccano una discesa agli inferi che non si arresterà più. A fine campionato la retrocessione in cadetteria è purtroppo realtà.

Salvatore Bruno in Serie A, con la maglia dell’Ancona

Dopo questo inizio fallimentare, Bruno ritroverà la Serie A solo con l’Ancona nel 2004 e col Chievo l’anno dopo, poi sarà sempre B e C fino alla sua attuale squadra, il Rezzato, in serie D. Segno del destino, debutta in A contro le rondinelle e finisce probabilmente la carriera con una squadra ‘satellite’ del Brescia. Se poi ‘Sasà’ vorrà giocare ancora (e smentirci) faccia un fischio. Il pallone, del resto, è una maledetta passione iniziata tirando calci nelle strade di Napoli, proseguita nelle giovanili della sua squadra del cuore fino all’esordio in massima serie. E a 40 anni la passione c’è ancora. Moglie e figli aspettano che il bomber torni a casa per apparecchiare la tavola.

Antonio Floro Flores

Tortuoso e difficile l’inizio di carriera per Antonio Floro Flores. Le sue confessioni di tre anni fa furono uno shock. Il biondo attaccante dichiarò che il suo primo allenatore all’Atletico Toledo era un pedofilo, e che quando giocava per strada al Rione Traiano all’improvviso doveva scappare per le frequenti sparatorie tra clan rivali. Dichiarazioni che fecero capire anche come il giovane napoletano poteva intraprendere ben altra carriera. Di alternative, in molti quartieri popolari, non ce ne sono poi tante. Purtroppo.

Prevalse il calcio, il sentimento per questo sport e, grazie a mister Abbondanza, il Napoli lo prese togliendolo letteralmente dalla strada. Il ragazzo è veloce, ha piedi educati, un ottimo dribbling e appena può spara bordate in porta. A volte ne centra lo specchio, in altre la palla va alle stelle. Ma ci prova sempre. Debutta il 28 gennaio 2001 all’Olimpico, sconfitta per 3 a 0 contro la Roma; per i giallorossi vanno in gol Totti, Batistuta e Delvecchio.

Un giovane Floro Flores sul magazine ufficiale del Calcio Napoli

Il San Paolo lo vedrà in azione solo l’8 aprile contro il Milan. I tifosi del Napoli lo “odieranno” quando, nella prima partita del campionato 2015-16 segna contro la neonata squadra di Sarri e contribuisce alla vittoria del Sassuolo. L’arrivo in Emilia di Floro Flores si concretizza nel 2013, quando il club neroverde ha già ceduto Bruno e cerca di stabilizzarsi in Serie A. La compagine del patron Squinzi fa carte false per avere lo scugnizzo Tonino che ripaga l’investimento con una dozzina di reti in tre anni. Troppo poco per una squadra che, ormai radicata nel massimo campionato, inizia a puntare su gente come Zaza, Defrel, Matri e Berardi. Così l’attaccante napoletano viene girato al Chievo, una delle compagni dove ha militato più di una volta anche Bruno.

Resoconto di Verona-Napoli, stagione 2002/2003

Antonio ha anche un record dalla sua parte: è stato l’unico calciatore  ad aver giocato in nazionale Under 21 da svincolato, senza contratto. Adesso che è tornato a tirare calci a pochi chilometri da casa, a Caserta, chissà che non stia facendo un pensierino per il futuro. Magari ritorna al suo Rione Traiano e, con una scuola calcio, contribuirà a togliere dalla strada tanti ragazzini.

 

 

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