Ancelotti sta allargando i confini del Napoli

Napoli-Fiorentina, l’analisi tattica: la rivoluzione dei venti minuti, il nuovo modulo di gioco e l’idea del cambiamento come opportunità.

Ancelotti sta allargando i confini del Napoli

La rivoluzione in venti minuti

Napoli-Fiorentina è stata una partita rivoluzionaria per la squadra azzurra, soprattutto se confrontata con il recente passato. È una questione di variabilità tattica, di come il tecnico in panchina intende e prepara il gioco. Per Ancelotti, lo spostamento di un calciatore sullo scacchiere può essere pensato, attuato, anche senza una preparazione teorica dilatata nel tempo.

Per capire cosa intendiamo, basta riavvolgere il nastro dellintervista rilasciata ieri da Carlo Ancelotti al termine del match del San Paolo: «Abbiamo cercato di mantenere alto il baricentro, di recuperare il pallone in zona avanzata. Inoltre, volevamo togliere un po’ di pressione difensiva a Insigne. Per questo abbiamo scelto il 4-4-2 in fase di non possesso, con Lorenzo sul centrodestra durante la manovra d’attacco. Siamo stati più solidi dietro e abbiamo avuto delle buone risposte, nonostante le prove in campo per questa disposizione siano durate venti minuti, in settimana». Ovviamente, i venti minuti di Ancelotti sono una forzatura dialettica. Ma non è una dichiarazione molto lontana dalla realtà. Del resto, i nazionali del Napoli sono tornati dal break a poche ore dalla sfida del San Paolo contro la squadra di Pioli.

La nuova idea del cambiamento

Il discorso di Carlo è tutta una questione di approccio al gioco, come detto sopra: il nuovo Napoli sta diventando una squadra pensata per sperimentare situazioni e soluzioni diverse in base alla partita, in base alla visione del suo allenatore, alle sue intuizioni rispetto alla condizione e alle caratteristiche dei calciatori. Contro il Milan, il passaggio in corsa al 4-2-3-1 portò ad un miglioramento del pressing su Biglia; contro la Fiorentina, fin dal primo minuto il Napoli si è schierato con un 4-4-2 asimmetrico, pienamente percettibile nello screen qui sotto.

La linea a quattro di centrocampo. Nei cerchi arancioni, le posizioni particolari di tre calciatori: in alto a destra Hysaj, che gioca il pallone in posizione più avanzata rispetto ad Allan, e nel corridoio interno rispetto a Callejon che garantisce ampiezza; a sinistra, Zielinski tiene una posizione ibrida, da laterale che viene in campo per aprire lo spazio a Mario Rui (fuori inquadratura); infine, al centro, Insigne che accorcia la squadra venendo tra le linee, con Mertens nello slot di prima punta.

Sono sempre le parole di Ancelotti a spiegare le caratteristiche e le attribuzioni del nuovo abito tattico: la posizione di Insigne e Zielinski tra le linee avrebbe permesso al Napoli di trovare linee di passaggio alternative; l’asimmetria generata dai movimenti del polacco – che ha avuto piena libertà di accentrarsi e/o di associarsi ai compagni strappando palla al piede – apriva il campo alle percussioni di Mario Rui; Callejon, nel frattempo, ha garantito ampiezza continua sulla fascia destra.

In fase difensiva, il Napoli ha ripiegato con due linee da quattro compatte e ben definite, con Zielinski largo a sinistra per aiutare Mario Rui e Callejon a sostegno di Hysaj; al centro, Hamsik e Allan erano spesso supportati dai movimenti ad accorciare di Maksimovic e (soprattutto) Koulibaly. I due centrali sono stati attentissimi a non lasciare spazio a Simeone e Benassi. L’obiettivo dichiarato era evitare che la squadra di Pioli potesse creare scompensi con i palloni verticali per il centravanti argentino. Tra l’altro, una situazione che l’anno scorso aveva messo in grande difficoltà il dispositivo di Sarri.

Il 4-4-2 in fase difensiva

Qualche dato – visivo e numerico – a supporto di queste considerazioni: sotto, nello screen delle posizioni medie, si noti lo spazio lasciato libero sulla sinistra per le avanzate di Mario Rui, grazie alla tendenza di Zielinski ad accentrarsi; poi, il baricentro altissimo del Napoli in fase di non possesso (50 metri); i 7 eventi difensivi di Koulibaly e i 20 palloni totali toccati da Simeone. Per il centravanti argentino, appena 10 passaggi tentati e 0 conclusioni in porta.

L’insistenza di Ancelotti

La grande novità, come detto, riguarda l’approccio all’idea stessa del cambiamento. Se prima l’inserimento di un quarto uomo offensivo era un’eventualità di tipo emergenziale, ora il Napoli viene pensato come una squadra in grado di cambiare qualcosa. Perché può essere utile a fare meglio, anche fin da subito, dal primo minuto. Evidentemente, Ancelotti ha studiato le prestazioni e la condizione della sua squadra, ed il gioco della Fiorentina. Da qui ha dedotto che giocare in modo diverso, con due attaccanti veri e vicini, avrebbe portato ad un certo risultato.

Alla fine, è andata proprio così: il gol nasce da una connessione Milik-Insigne che è stata resa fattibile dal contesto, da un modulo pensato ed attuato perché due giocatori offensivi (Mertens e Insigne prima dell’ingresso del polacco) potessero dialogare nello stretto. Si tratta di un’idea che potrà essere riproposta, in futuro, con Mertens al posto di Insigne e Milik come riferimento offensivo. O che potrebbe avere uno sviluppo ancora più radicale, con Mertens e Milik e Insigne esterno a sinistra – anche questa soluzione è stata già attuata, ed è stata decisiva nel match contro il Milan.

L’assenza – voluta – di meccanismi e riferimenti fissi porta il Napoli ad essere più fluido, e quindi alla ricerca di situazioni più immediate. L’incrocio tra i due attaccanti, per esempio, è un automatismo stimolato dal passaggio al 4-4-2, che accorcia le distanze in avanti. Ancelotti pensava che questo cambiamento avrebbe potuto portare i suoi frutti, e ha insistito su questa disposizione nonostante l’ingresso di un centravanti più classico come Milik e il cambio Callejon-Ounas, con l’esterno francese geneticamente a suo agio come terzo d’attacco eppure schierato nello stesso identico slot di Callejon.

Il gol di Insigne, arrivato grazie all’insistenza di Ancelotti sul nuovo sistema di gioco.

Come scritto anche due settimane fa, dopo la partita contro la Sampdoria, Ancelotti predica «la transizione da una squadra meccanica e meccanizzata ad una più fluida, un passaggio concettualmente difficile, specie per chi è abituato a giocare in un certo modo. La mancanza di equilibrio può e viene compensata attraverso alcuni spostamenti di uomini, anche tra campo e panchina. Ma soprattutto attraverso un’applicazione feroce in alcuni momenti chiave della partita».

Ieri, contro la Fiorentina, la difesa ha risposto benissimo, concedendo 9 tiri alla Fiorentina (un dato perfettamente in media con quello della Juventus). Di questi, solo uno in porta, da 30 e più metri – con Eysseric nel primo tempo. Ritornando alla frase precedente, c’è stata applicazione feroce in fase di non possesso, gli avversari sono stati limitati senza intaccare i principi che regolano il dispositivo difensivo. Anzi, il Napoli visto ieri è stato addirittura più aggressivo rispetto a quello di Sarri. La difesa ha attaccato la palla molto in alto e non ha lesinato entrate dure (15 falli contro i 9.2 di media della scorsa stagione).

La forza delle idee

In avanti, sta cambiando qualcosa. Non tanto nei principi di costruzione del gioco, quanto nelle soluzioni utilizzate per dare sfogo alla manovra. Come detto sopra: ora il Napoli è una squadra meno ordinata ma più predisposta al cambiamento, anche in corsa; è più elastica e reattiva rispetto a possibilità e soluzioni che non sapeva nemmeno di possedere. Ancelotti ha deciso di esplorare tutto il ventaglio delle possibilità a disposizione, ha fissato il campo base e alcuni paletti della tenda e sta ancora segnando il nuovo territorio tattico in cui potersi muovere. In cui far muovere i suoi ragazzi.

Ieri il Napoli ha cercato di dominare il gioco attraverso dati importanti di possesso palla (percentuale del 57% e 563 appoggi effettuati), ma ha attaccato gli avversari in maniera completamente diversa rispetto al passato. La prima soluzione è stata quella verticale, solo dopo sono venuti i triangoli nei mezzi spazi; Zielinski e Insigne si sono fatti trovare tra le linee, e in posizioni sempre diverse (sotto, la loro heatmap). Una differenza netta con il recente passato.

A sinistra Insigne, a destra Zielinski

La vittoria è stata meritata, perché ostinatamente voluta con la forza delle idee. L’idea di riferimento di Ancelotti sta nella convinzione che questa squadra possa esprimere le proprie qualità in maniera meno codificata, o comunque codificata in maniera diversa, meno stringente, rispetto agli ultimi tre anni. Nove punti in quattro partite con il cantiere ancora aperto sono una spia accesa sulle reali potenzialità di un gruppo che sta imparando cose nuove, innanzitutto su sé stesso.

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