Garlando (Gazzetta): «Il Napoli di Ancelotti parte dietro perché dimagrito in autostima»

Griglia di partenza in Serie A, Napoli dopo l’Inter: «Il gioco di Sarri faceva sentire forte la squadra, De Laurentiis avrebbe dovuto osare sul mercato».

Garlando (Gazzetta): «Il Napoli di Ancelotti parte dietro perché dimagrito in autostima»

NapoLa griglia di partenza

Dopo Repubblica (a firma Gianni Mura), anche la Gazzetta dello Sport (con Luigi Garlando) fa le carte al campionato. È una griglia di partenza senza posizioni fisse, si parla dell’anti-Juve e il Napoli viene dopo l’Inter – almeno nella sequenza del testo. Dopo gli azzurri, Roma e Milan. Come dire: un miglioramento rispetto alla quinta posizione di partenza ipotizzata da Repubblica.

Secondo Garlando, il Napoli di Ancelotti è semplicemente «un altro mondo» rispetto al recente passato. E non in senso positivo: «Il Napoli di Sarri era forte perché si sentiva forte. Educato a tenere il pallone tra i piedi, alla fine si è convinto di poterlo fare anche nel salotto buono della Juve e lo ha violato con una vittoria quasi da scudetto. Restituire il pallone agli avversari, per seguire il nuovo credo tattico, comporta un dimagrimento di autostima. Per intercettarlo, De Laurentiis, con l’aiuto dell’appeal di Ancelotti, avrebbe dovuto arruolare stelle di luce superiore a Verdi; doveva farsi forte con i giocatori avendo perso la forza del gioco. Così non è stato».

E allora, ecco la crisi di identità: «Nell’estate di CR7 l’ambiente napoletano si è avvilito, senza il conforto delle amichevoli estive. Anzi… Ancelotti è un patriarca e sa come venirne fuori, ma servirà tempo e l’asticella da saltare è molto alta».

Inter

E allora, l’Inter subito dopo la Juventus. Anzi, anti-Juventus designata dal mercato: «Nessuno si è rinforzato di più. L’Inter, che chiedeva i gol quasi solo a Icardi, ha rianimato un centrocampo anemico con il talento offensivo di Nainggolan che in 4 anni di Roma ha segnato una trentina di reti. La solitudine di Maurito è stata guarita anche dalla più bella sorpresa estiva: il giovane Lautaro Martinez, arrivato come opzione di scorta da covare per il futuro e diventato a suon di gol un titolare affamato di presente. Alla luce del precampionato, pare non ci siano dubbi: lo scudetto dovrebbe essere una faida tra le squadre che hanno vinto 12 degli ultimi 13 scudetti».

Anche se «il mancato arrivo di Modric rosicchia qualcosa alla perfezione. Persi Cancelo e Rafinha, la delega alla costruzione finisce quasi tutta tra i piedi di Brozovic. La palla a volte potrebbe incepparsi in uscita. Un centrocampista di qualità avrebbe aiutato palleggio e verticalizzazione. Vorrà dire che si useranno di più i binari di fascia, dove sfrecciano nuovi treni: Politano. Keita…».

I dubbi di Roma e Milan

Dietro il Napoli, ci sarebbero Roma e Milan. I giallorossi sono accusati di essere «troppo belli, o comunque più leggeri, ancora più portati a  creare bellezza e a cercare la porta. Sfida intrigante. Ma basterà il solo De Rossi a coprire le spalle a due incursori come Cristante e Pastore, senza poter chiedere troppa interdizione a due alette come Under e Kluivert? Può il trequartista Pastore convertirsi mezz’ala senza avere la forza e la resistenza di Coutinho cui è riuscito il passaggio? La Roma può fare a meno di Strootman? L’arrivo di N’Zonzi è già una risposta».

Per quanto riguarda il Milan, invece, «l’ambiente è elettrico per il buon mercato, ma Gattuso è al lavoro con il bilancino del farmacista, perché la sua squadra parte da posizione più arretrata e deve cambiare di più».

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