I tre cambi di Napoli-Milan: il manifesto programmatico di Ancelotti

Le differenze con il recente passato, tra lavoro in allenamento e lettura della partita: Napoli-Milan è un saggio delle qualità di Ancelotti.

I tre cambi di Napoli-Milan: il manifesto programmatico di Ancelotti

Diversi tipi di sostituzione

Nell’analisi tattica di Alfonso Fasano, Napoli-Milan viene presentata come una partita che è stata ribaltata da Ancelotti. Non direttamente, ma attraverso alcuni cambi, alcuni spostamenti, alcune intuizioni che hanno modificato la situazione in campo. Leggiamo: «I correttivi di Ancelotti hanno riscritto la partita. Dal punto di vista tattico, ma anche e soprattutto emotivo. Con il passaggio al 4-4-2, Ancelotti non ha fatto altro che accorciare lo spazio di pressing su Biglia. L’argentino, nel primo tempo, veniva aggredito da Hamsik; Zielinski, in posizione da trequartista, ha avuto invece la possibilità di attaccare subito il portatore di palla, una scelta che ha pagato dividendi importanti nella fase di recupero palla, e poi nella transizione positiva. Il gol del momentaneo 1-2 nasce esattamente così».

Nel pezzo c’è anche il riferimento al terzo gol del Napoli che nasce dalla presenza e dalle attribuzioni di Mertens entrato per interpretare il ruolo di seconda punta/trequartista nel 4-4-2/4-2-3-1 di Ancelotti. All’interno di una sola frazione di gioco, l’allenatore del Napoli ha fatto due cambi diversi allo scacchiere del Napoli. Con lo spostamento di Zielinski, ha apportato una correzione di tipo difensivo al suo schieramento; con l’ingresso di Mertens, ha cercato di costruire un altro fronte offensivo da poter sfruttare.

La differenza

Questa è una differenza rispetto al passato, al triennio di Sarri. La forza dell’ex allenatore del Napoli era la sua capacità di costruire situazioni perfettamente meccanizzate ed efficaci attraverso il lavoro settimanale. Lo stesso schieramento con quattro attaccanti visto durante Napoli-Milan è stato perfezionato in allenamento fino al secondo infortunio di Milik (parole di Sarri) e poi proposto in alcune circostanze. Ricordiamo Spal-Napoli 2-3, Napoli-Udinese 4-2, Sassuolo-Napoli 1-1 tra le altre. Però, tutto nasceva dalla meticolosità del lavoro in allenamento. Dalle prove fatte a Castel Volturno, quindi da un’operazione di metabolizzazione tattica per forza lenta e dilatata nel tempo. Non è assolutamente una cosa negativa, è semplicemente una cosa diversa. Tanto che il Napoli ha fatto 91 punti proprio grazie a questo tipo di approccio, al gioco ed al lavoro.

Con Ancelotti, la cosa cambia. Ce ne siamo resi conto sabato sera, ce ne rendiamo conto rileggendo questa sorta di piccolo manuale sulle differenze con Sarri: il tecnico di Reggiolo è più libero rispetto agli schemi preconfezionati e prelavorati in allenamento, individua una possibile soluzione al problema e la applica direttamente in partita. Magari ha provato Zielinski trequartista durante l’ultima settimana, questo non possiamo saperlo, ma di certo non ha iniziato a lavorare su questa soluzione a Dimaro. È una cosa più recente, senza alcun dubbio.

Il manifesto di Ancelotti

Siamo entrati in un’era diversa. Rispetto a molte cose che riguardano il ruolo di allenatore: il turn over sarà gestito diversamente, sarà più vario e scientifico; parte del software di gioco è stato riscritto, ci sono delle modifiche in atto. Infine, c’è quest’aspetto – direttamente connesso a tutti gli altri – dell’elasticità durante la partita. Ancelotti porta avanti la crescita del Napoli secondo due strade parallele: l’arricchimento della manovra d’attacco con situazioni nuove e multiformi e la possibilità di variare assetto, atteggiamento e movimenti in corso d’opera, con quelle che possiamo definire intuizioni-lampo.

Sabato sera, dopo lo spostamento di Zielinski e la sua doppietta, Ancelotti ha sostituito Hamsik con Mertens (classica sostituzione anche per Sarri) e poi Zielinski con Diawara. Più che il primo cambio, è il secondo a definire il new deal di Ancelotti. Perché Diawara, più che Zielinski, avrebbe permesso a Mertens di giocare sul centro-sinistra della linea offensiva, con Insigne larghissimo a dare ampiezza – e a stringersi quando il Napoli attaccava sull’altra fascia. Poi Luperto, un cambio di tipo progettuale di cui abbiamo scritto qui.

In tre mosse tattiche, Carletto ha esplicitato il suo manifesto programmatico. Ha mostrato cosa vuole fare di questo Napoli, di questa sua nuova avventura. Per dirla con le sue parole: ha inserito le sue idee nel contesto ad alte conoscenze tattiche in cui si è trovato ad operare. Dopo la partita col Borussia Dortmund, Il Napolista ha scritto: «Ancelotti considera il Napoli come una grande squadra, a torto, o a ragione. Ma non è un tecnico ideologizzato. E allora vuole farla ragionare secondo idee di varietà e variabilità. Secondo il concetto di scelta che si rinnova di partita in partita – di azione in azione – rispetto al miglior meccanismo da attuare. Vuole insegnare ai suoi calciatori che esiste anche altro, vuole estendersi rispetto al passato». Napoli-Milan ci ha chiarito per cosa può passare questo programma tecnico, tattico, ma anche essenzialmente politico.

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