Luperto in campo: un’eccezione in Italia, la normalità nei top club

La scelta di Ancelotti è considerata coraggiosa, quando invece riflette una dinamica tipica dei grandi club. Al di là di come andrà la carriera di Luperto.

Luperto in campo: un’eccezione in Italia, la normalità nei top club

Come nasce un calciatore

Sebastiano Luperto ha giocato due partite in Serie A. Entrambe con la maglia del Napoli. Entrambe al San Paolo, contro il Milan. L’esordio è del 2015, Napoli-Milan 3-0: Rafa Benitez lo fa esordire, da diciottenne, negli ultimi minuti. Entra al posto di David Lopez all’83esimo. Non è un cambio vero o necessario, piuttosto una passerella al termine di un match che in realtà è già finito. Tre anni e tre mesi dopo, Carlo Ancelotti inserisce Luperto al posto di Mario Rui. Al minuto 73, al posto di Mario Rui infortunato. È un cambio vero, questa volta. Luperto entra bene in campo, non fa errori e partecipa alla rete del 3-2 con un’intelligente palla filtrante dalla sinistra.

È diventato terzino sinistro, Luperto. O meglio: leggendo di lui su Wikipedia, si scopre che nasce centrocampista sinistro e poi diventa prima terzino e poi difensore centrale. Nel ritiro di Dimaro, il nuovo tecnico del Napoli l’ha riconvertito al ruolo di laterale difensivo. Un po’ necessità, un po’ lettura della situazione: con Ghoulam ancora ai box e Mario Rui in ritardo dopo i Mondiali, il Napoli estate 2018 non aveva un esterno basso a sinistra. Quindi, ecco l’esperimento. Funziona, eccome: Luperto è uno dei più positivi in Trentino, dovrebbe andare all’Empoli ma Ancelotti e il suo staff decidono di trattenerlo. Lo vedono terzino, mister Carlo lo inserisce alla prima occasione utile. A 21 anni compiuti, 22 da festeggiare tra pochi giorni. Una scelta normalissima in tutto il mondo del calcio. Meno che in Italia. Meno che meno a Napoli.

Come lavora un top club

In molti hanno storto il naso al pensiero che Luperto potesse giocare da titolare. O che potesse rappresentare anche solo la terza alternativa dopo Ghoulam e Mario Rui, in caso di assenza dei due riferimenti titolari. E invece il calcio dei top club funziona esattamente così. I giovani siedono in panchina, entrano al posto dei compagni più riconoscibili quando c’è bisogno di loro. Intanto, crescono alla loro ombra, imparano e si sperimentano in contesti ad alta competitività. Il campionato, la Champions League, un buon ingresso a partita in corso in certe manifestazioni può valere più di un master a Cambridge. Ti schiude un mondo, ti dà la possibilità di importi. Di farti vedere. E, nel frattempo, fa capire ai tecnici se l’investimento (economico e/o di fiducia) su un certo calciatore può avere fondamento.

Nel libro Herr Pep, che racconta nei dettagli la prima stagione di Pep Guardiola al Bayern Monaco, c’è un’ampia porzione di testo dedicata a Pierre-Emile Højbjerg, centrocampista danese acquistato nel 2012 dal club bavarese. Leggiamo: «Guardiola ha osservato attentamente Højbjerg durante i suoi primi allenamenti a Monaco. Un osservatore speciale, il tecnico dell’Under 21 spagnola Celades, ha preparato un rapporto su di lui definendolo un diamante grezzo. L’obiettivo di Pep è investire tempo sul giovane danese, vuole insegnargli tutti i trucchi del mestiere. Vede in lui qualcosa che gli piace, in particolare il modo in cui posiziona il corpo quando riceve il pallone, finta di andare in una direzione e poi va dalla parte opposta. Il suo compito sarà ridefinire il giocatore nel corso dei prossimi tre anni, la durata del suo contratto al Bayern».

Andrà così solo nelle intenzioni, ci saranno degli intoppi, Højbjerg giocherà 9 partite durante la prima stagione di Pep, altre 13 durante la seconda. Abbiamo scelto un calciatore “fallito” (oggi gioca con il Southampton) non a caso. Illustrare un modello di lavoro non vuol dire sottolineare i risultati positivi, quanto cogliere i riferimenti concettuali e pratici.

I nomi

La storia di Højbjerg è identica a quella di tanti titolari e co-titolari che oggi giocano nei top club. Tanti sono stati cresciuti negli stessi settori giovanili delle società in cui sono esplosi, altri sono arrivati dal mercato. Una lista veloce, cominciando dal Real Madrid: Carvajal, Varane, Nacho Fernandez, Llorente, Ceballos, Lucas Vazquez, Asensio. Barcellona: Sergi Roberto, Rafinha. Bayern Monaco: Kimmich, Sule, Goretzka, Muller. Manchester City: Foden,Diaz. Manchester United:McTominay,Rashford. Liverpool: Gomez, Alexander-Arnold, Solanke.

Potremmo andare avanti all’infinito, il punto è che tutti questi calciatori hanno avuto un percorso similare a quello di Luperto. L’arrivo nel grande club, direttamente dalle squadre giovanili o con un’operazione di mercato precoce (Luperto è stato acquistato dal Lecce). Una formazione interna, oppure esterna in regime di prestito. Poi l’inserimento in prima squadra, da alternativa (il ruolo che rivestono ancora oggi) o da titolari in casi di enormi qualità. Si pensi a Carvajal ed Asensio, oppure a Varane arrivato al Real Madrid dalla Ligue 2 francese.

Insomma, il calcio(mercato) si fa dovunque allo stesso modo. A livelli altissimi, si ragiona così. Si lanciano i giovani, si fanno giocare. Lo sappiamo bene anche noi, a Napoli. Lorenzo Insigne è stato schierato titolare in Champions League quando aveva 22 anni compiuti da tre mesi e qualche giorno. E ha segnato una splendida punizione al Borussia Dortmund. Certo di Insigne ce n’è pochi, ma il punto è che se non proviamo non lo sapremo mai. Luperto è un’occasione che ribalta il calcio italiano, per cui il mercato è il solo modo di potenziare una rosa. Nel nostro movimento, Bernardeschi (25 anni da compiere a febbraio) è ancora un giovane che deve maturare. E la Juventus, club di riferimento del nostro calcio, ha solo Pinsoglio, Rugani e Kean come calciatori cresciuti nel proprio settore giovanile. Non proprio tre calciatori pienamente inseriti nelle roazioni di Allegri, solo Rugani può aspirare (ogni tanto) ad una maglia da titolare.

Conclusioni

Carlo Ancelotti ha fatto una scelta normale. Diciamola meglio: che sarebbe normale ovunque, in tutte le squadre del mondo. Soprattutto in quelle top. La stessa scelta, però, è radicale, e viene poco apprezzata (per non dire contestata), e non viene colta in Italia. E quindi anche a Napoli. Luperto terzino sinistro potrebbe essere un esperimento che varrà Insigne, non possiamo sapere come andrà. E il punto è proprio questo: se non proviamo, se non rischiamo, non lo sapremo mai. Del resto, lo stesso Ghoulam è arrivato in Italia come uno sconosciuto o poco più, 23enne con 87 presenze di Ligue 1 (collezionate a partire dai 19 anni) e zero (!) apparizioni in match internazionali per club.

La cultura dei giovani andrebbe nutrita, non svilita. Magari Luperto diventerà un giocatore “fallito” come Højbjerg, o magari la sua carriera si evolverà come quella incompiuta di Rafinha, oppure ancora secondo la traiettoria strepitosa di Carvajal e Insigne. Tutto, però, nasce da un coraggio che in realtà non è altro che realismo: un giovane in campo, quando occorre, per verificare la sua consistenza sui palcoscenici più importanti. Il resto, tutto quello che viene dopo, è semplicemente calcio.

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