Ho un sogno nel cuore, Napoli squadra globale

Ancelotti è un brand ed è il nome che sognavo per il processo di evangelizzazione del Napoli che possa portare il club fuori dai confini territoriali

Ho un sogno nel cuore, Napoli squadra globale

Ho visto Ancelotti

Ho un sogno nel cuore, Napoli squadra globale –  L’evangelizzazione del Napoli

Ho visto Ancelotti.

Ho visto un’idea di De Laurentiis dietro la scelta di portare Carlo alle pendici del Vesuvio.

Erano anni che speravo qualcosa del genere potesse arrivare nella mia città. Una città che storicamente passa troppo tempo a rimirarsi allo specchio, eludendo il confronto con l’altro, con il diverso da sé.

Gli stessi stereotipi che critichiamo, sono spesso utilizzati dai napoletani per esaltare le virtù della propria terra. Napoli è una città meravigliosa ma molti napoletani non sanno o fingono di non sapere che ce ne sono molte altre in giro per il mondo.

Il Napoli poi, è una bella squadra, la nostra squadra che sta provando un percorso di sprovincializzazione, attraverso un progetto, un presidente, un allenatore e a un gioco che non può guardare più e solo al bacino partenopeo. Il mercato di riferimento può e deve essere più ampio.

I “limiti” territoriali

Non possono essere i 30/40.000 paganti che di solito “affollano” le tribune dello stadio, il riferimento per una società calcistica moderna. Certo fa piacere vedere una partita di calcio in una cornice di pubblico soddisfacente. Ma, sinceramente, preferisco vedere una bella squadra in uno stadio vuoto che una pessima esibizione in uno stadio pieno. E il nostro “tempio” sgarrupato non è pieno poi tanto spesso.

Ecco che allora bisogna guardare oltre, cercando di attirare l’interesse di chi non sa cosa sia la pizza fritta, il caffè sospeso o il mandolino. Che piaccia o no, ci servono anche loro per rendere la squadra più forte. Forse, tra le altre, la “fortuna” della Juve è, oggi, quella di essere una squadra senza città di riferimento una squadra che non ha “limiti” territoriali. L’idea romantica della difesa della città lasciamola a sindaci e ad altri. Qua stiamo parlando di pallone e il pallone non ha mai difeso nessuno.

Bisogna andare oltre i confini cittadini. Bisogna creare interesse, un movimento intorno al Napoli che consenta di avere un interesse senza limiti tra paesi, figuriamoci tra città.

I napoletani non bastano a sostenere un progetto economicamente vincente

Per quanto i napoletani siano ovunque nel mondo (e ne ho trovati di napoletani come me, in luoghi inimmaginabili), oggi non bastano più a sostenere economicamente un progetto sportivo vincente. Questo è bene che ce lo mettiamo tutti in testa. Se a 200 tifosi non va bene pagare trenta euro per una curva dovremo tutti farcene una ragione.

Leggo i commenti sui social di Ancelotti e leggo nomi che mai avrei pensato potessero seguire il Napoli.

Non che non lo sperassi, per carità. Ma sapere che il nostro allenatore è seguito da personalità di tutto rispetto nel mondo del pallone, a me fa piacere. Se questo poi sarà un bene per il nostro Napoli, ancora meglio.

Abbiamo avuto il più grande di tutti i tempi. Ma sono passati trent’anni, quando cresciamo? Ben venga Ancelotti e grazie a Sarri che ci ha portato fin qui con un gioco che credo di non aver mai visto. Davvero grazie.

Il brand Ancelotti

Ancelotti, a differenza di Sarri, è un brand. Un brand che può portare tanto al Napoli in termini di riconoscibilità, di notorietà extraterritoriale. Il CR7 della panchina per usare un tema caldo.

La curiosità che un allenatore come il nostro può generare negli appassionati di tutto il mondo può essere la leva che se ben sfruttata dalla Società e dal nostro presidente può farci godere ancora a lungo. Guardiamo avanti con fiducia. Ci sono tutti gli ingredienti per poter gioire con il Napoli in futuro. I risultati aiuteranno se arriveranno. Ma tutto si può dire di ADL, tranne che non ci abbia provato.

Il Napoli è la mia squadra. Ma, per fortuna, non è solo mia, altrimenti la seguirei solo io. Dobbiamo evangelizzarne il nome e il modello in ogni occasione. Non perché è la squadra che rappresenta il Vesuvio, il caffè o la pizza. Ma perché è la squadra che ci emoziona e che ci appassiona da quando siamo nati. Facciamolo sapere al mondo e il mondo non potrà fare a meno del Napoli.

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