Marelli: «Rugani andava espulso, gol Khedira da annullare. Rigore su Cuadrado»

I tre errori di Irrati. Il Var sarebbe potuto e dovuto intervenire per il rosso a Rugani. Ammonizione invece per il rigore su Cuadrado. Evidente la spinta di Khedira

Marelli: «Rugani andava espulso, gol Khedira da annullare. Rigore su Cuadrado»

(tratto da lucamarelli.it)

Juventus – Bologna 3-1, arbitro Irrati

Quattro gli episodi dell’anticipo serale, sui quali si discuterà a lungo.

Al minuto 26 Buffon passa il pallone a Rugani sbagliando completamente la misura. Sulla traiettoria si inserisce Crisetig che ruba il tempo al difensore, cadendo a terra dopo un contrasto con lo stesso.

Ci sono vari aspetti sui quali ci si deve soffermare, dal fallo commesso alla sanzione disciplinare, approfittandone per chiarire alcuni concetti che paiono molto confusi (nonostante il regolamento in merito sia piuttosto semplice).

Premessa: delle dichiarazioni di Crisetig non mi interessa nulla, come non mi è mai importato nulla delle dichiarazioni di chicchessia.

“Il rigore è una roba seria”

Partiamo da un principio: ho sempre affermato che il rigore debba essere una “roba seria”.
Ebbene, questa affermazione è stata (spesso strumentalmente) fraintesa.
Il rigore non deve essere definito come “roba seria” solo nel caso in cui volino per aria tibie, peroni o femori. Un rigore deve considerarsi come “roba seria” nel caso in cui la scorrettezza sia evidente. Ed un fallo può essere evidente anche nel caso si concretizzi con una spinta “furba” sebbene di entità discutibile.

Nel caso di specie, vedendo le immagini, la dinamica dell’azione, le conseguenze e, soprattutto, il contrasto portato da Rugani, tutto può dirsi tranne che non ci si trovi di fronte ad una scorrettezza. Rugani, giovane ma già da molti anni ai massimi livelli, tenta in ogni modo di fermare l’avversario spingendo in modo da far apparire perlomeno discutibile la punibilità del contrasto.

Non dev’essere valutata l’intensità

Ciò non toglie che la spinta col braccio sinistro sia tale che, se individuata, avrebbe spinto qualsiasi arbitro a fischiare:

Ricordiamo sempre un principio: il regolamento non prevede la valutazione del grado di intensità per la punibilità dei contrasti irregolari. L’intensità è un parametro che deve essere utilizzato per individuare la sanzione disciplinare adeguata (nessuna, ammonizione, espulsione).
L’intensità, al contrario, non ha alcun valore per distinguere la fattispecie dinamica sulla quale si intervenga.
Il regolamento prevede due particolari gruppi di falli:
– fallo atto ad interrompere un’azione potenzialmente pericolosa (si pensi ad un giocatore atterrato avendo davanti un spazio libero), indicata con l’acronimo SPA;
– fallo atto ad interrompere una chiara occasione da rete (si pensi ad un uomo lanciato a rete senza alcun avversario tra sé ed il portiere oppure una parata sulla o nei pressi della linea di porta), indicata con l’acronimo DOGSO.

Per una illustrazione specifica dei questi concetti vi rimando all’ottimo articolo scritto da Massimo Dotto.

Il Dogso

Per quanto concerne l’episodio di Rugani/Crisetig, quel che dobbiamo valutare è se il difendente commetta un’infrazione tentando di giocare il pallone oppure disinteressandosi dello stesso.
Perché è importante?
Perché, come ormai sappiamo, la circolare numero 1 del 2016 ha depenalizzato la sanzione disciplinare all’interno dell’area di rigore. Per tale motivo un DOGSO verrà punito con il cartellino giallo, la SPA con la semplice sanzione tecnica (rigore e null’altro).
Ma ci sono delle eccezioni, come possiamo osservare alla pagina 28 della citata circolare:

 

Per quanto ci interessa, Crisetig è in possesso del pallone, si trova a pochi metri dalla porta difesa da Buffon, non avrebbe avuto opposizione di alcun difendente tra sé ed il portiere.

Le immagini lasciano pochi dubbi.

Rugani non tenta di giocare il pallone

Rugani non tenta in alcun modo di giocare il pallone ma spinge l’avversario col braccio sinistro all’altezza del collo.
Come possiamo notare dall’estratto sopra riportato, il calciatore dovrà essere punito ugualmente con il cartellino rosso (non giovandosi, perciò, della depenalizzazione introdotta dalla scorsa stagione) nel caso in cui “l’infrazione sia dovuta all’atto di trattenere, spingere, tirare”.
La ratio di tale statuizione è chiara: non si può ritenere come “genuino tentativo di giocare il pallone” un’azione portata con le braccia che, come sappiamo, non possono essere utilizzate validamente. E con quale parte del corpo è possibile trattenere, spingere o tirare? Ovviamente con le braccia o con le mani.

Una volta fischiato il calcio di rigore, non vi è possibilità di scelta: il cartellino non può che essere rosso, essendo chiaramente presenti tutti i presupposti per l’espulsione del difendente.

Doveva intervenire il Var

Può il VAR modificare la scelta dell’arbitro?
Non c’è alcun dubbio.
Non confondiamo questo episodio con quello della scorsa settimana tra Vecino e Mandzukic: in quel caso si trattava di comprendere dinamica ed intensità del contatto, in questo caso si tratta di qualificazione della fattispecie.
Ed è il protocollo stesso a fornirci la risposta, pagina 9, capitolo 3:

 

Il protocollo prevede espressamente una review nel caso in cui l’arbitro abbia punito col cartellino giallo un DOGSO ritenendolo erroneamente “genuino”. Esattamente quanto accaduto nella prima giornata di campionato nel corso di Crotone-Milan: in quella circostanza l’arbitro punì inizialmente col cartellino giallo il difensore Ceccherini per aver trattenuto Cutrone, venendo (giustamente) corretto dal VAR.

Ma che è successo? Per quale motivo si è rimasti fermi per oltre 4 minuti per poi non effettuare la “on field review“?
Non possiamo avere alcuna certezza se non interpretare quel che dice in campo l’arbitro Irrati:

 

Non funziona“.
La sensazione è che ci siano stati grossi problemi di comunicazione tra la cabina VAR ed il terreno di gioco, tanto che l’arbitro si lascia andare ad una espressione piuttosto colorita.
Inutile avanzare ulteriori congetture: non possiamo che aspettare spiegazioni dirette (od indirette) da parte dell’AIA per comprendere quale sia stato il problema.
Rimane una certezza: il VAR non sarebbe potuto intervenire sulla valutazione del contatto ma avrebbe dovuto consigliare la review per modificare la scelta disciplinare.

Altro particolare di grande importanza.
Non conta nulla che l’infrazione venga commessa col corpo, con le braccia o con le gambe. Per che il regolamento impone di giudicare è “il tentativo di giocare il pallone”. Si pensi, ad esempio ad un fallo commesso in area sgambettando un avversario con pallone NON a distanza di gioco: si tratterebbe, anche in quel caso, di espulsione per DOGSO non genuina.

Ne approfitto per un’ulteriore precisazione, riprendendo quanto accaduto la scorsa settimana nei primi minuti di Fiorentina-Napoli.
La depenalizzazione per DOGSO genuina vale solo ed esclusivamente in area di rigore: innovazione introdotta per abolire la cosiddetta “tripla sanzione“: rigore, espulsione, squalifica nella gara successiva.
La scorsa settimana Koulibaly, in un primo momento, venne ammonito.
Scelta corretta: nel tentativo di giocare il pallone, Koulibaly venne anticipato da Simeone.
La sanzione venne modificata in espulsione non perché il VAR ritenne l’episodio come DOGSO non genuino ma per la revoca del calcio di rigore, dato che il fallo avvenne al di fuori dell’area. In caso di DOGSO fuori dall’area, perde valore la distinzione tra “genuino” e “non genuino”.

Rigore su Cuadrado

Al minuto 47 proteste della Juventus. Su cross dalla fascia sinistra di Douglas Costa, Cuadrado arriva in ritardo sul pallone lamentando una trattenuta da parte del giocatore del Bologna Keita:

Protesta legittima.
Keita si fa anticipare sul tempo da Cuadrado e non trova alcuna alternativa se non trattenere per il braccio l’avversario.
Totalmente differente, invece, l’eventuale sanzione disciplinare.
In questo caso ci troviamo, ancora una volta, di fronte ad un intervento “non genuino”, cioè non volto a giocare il pallone. Ma, a differenza dell’episodio Rugani/Crisetig, il giocatore della Juventus non ha una chiara occasione da rete ma solo una potenziale azione pericolosa, non avendo il possesso del pallone. Inoltre, come è facile notare dai fermo immagine, è tutt’altro che scontato che possa entrarne facilmente in possesso.
La scelta corretta avrebbe dovuto essere calcio di rigore ed ammonizione di Keita per SPA non genuina.
Giusto, invece, il non intervento del VAR: non siamo di fronte ad un chiaro errore ma ad una valutazione soggettiva (per quanto mi riguarda erronea) dell’arbitro.

Al minuto 6o fallo a centrocampo di Crisetig su Higuain:

Intervento totalmente fuori luogo e molto pericoloso per l’attaccante della Juventus. Non esiste più il concetto di “fallo da tergo”: ciò non toglie che il cartellino giallo abbia delle basi ma anche un eventuale rosso non sarebbe stato affatto sbagliato. E’ vero che il centrocampista del Bologna non alza la gamba nel contrasto ma è altrettanto innegabile che colpisca l’avversario col pallone non giocabile ed impattando ad alta velocità.

Gol da annullare

Al minuto 63 la Juventus trova il vantaggio con Khedira. Il Bologna protesta per una spinta del centrocampista della Juventus ai danni di Keita:

 

Per quanto, in un primo momento, sia apparsa infondata la protesta, le immagini successive ci consegnano una realtà differente:

Irregolarità piuttosto evidente: Khedira si aiuta parecchio col braccio sinistro, di fatto impedendo al difensore di contrastarlo.
La rete doveva essere annullata.
Ed il VAR?
Torniamo al solito concetto: non si tratta di un chiaro errore ma di una valutazione soggettiva dell’arbitro, sulla quale il VAR non può intervenire.
E’ un concetto che appare difficile da assimilare (me ne rendo ben conto) e che, a mio parere, è conseguenza di un protocollo scritto in modo non sufficientemente lineare.
Da parte mia ritengo imprescindibile non tanto la modifica dei concetti di base ma un chiarimento su troppi passaggi oscuri o, perlomeno, “grigi”.

Vedremo come (e se) si deciderà di intervenire dopo il Mondiale. Per ora sappiamo solo che il campo di applicazione verrà ulteriormente ristretto: la dizione “chiaro errore” verrà modificata con “chiaro ed evidente errore“. Non cambierà concettualmente nulla ma verrà limitata ancora l’ambito di applicazione.

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