Plusvalenza, storia e definizione: oggi è il metodo di tutti i club per potenziare l’organico

Il Corsport sulla natura e l’utilizzo della plusvalenza: Pogba, Higuain e Bale sono esempi di cessioni utilizzate per far crescere il club che cede.

Plusvalenza, storia e definizione: oggi è il metodo di tutti i club per potenziare l’organico

L’inchiesta del Corriere dello Sport

«Una volta le società svoltavano cedendo il loro miglior giocatore a prezzi super, ora cercano ogni anno di rivendere più calciatori possibile a prezzi maggiorati, creando soldi dal niente, in nome del nuovo totem calcistico: il bilancio». Si pare così la pagina che il Corriere dello Sport dedica interamente al concetto di plusvalenza. Parlare di questa definizione economica, a Napoli, è come scoperchiare l calderone della strega: sotto brucia l’intruglio passionale della critica. Sì, perché il Napoli è una di quelle squadre che inseguono il totem del bilancio. E che hanno cercato di potenziarsi/migliorarsi seguendo la politica del sell-to-buy, della plusvalenza generata dai risultati del campo.

I primi due esempi dell’articolo riguardano proprio gli azzurri e la Juventus. Pogba e Higuain, in un particolare crossover di squadre e acquisti, sono gli esempi più freschi e indicativi in merito a questa politica. Che è, a tutti gli effetti, un modo per rafforzarsi: «Pogba ha rappresentato un affare che ha abbattuto il precedente record bianconero, ma che non ha indebolito la squadra, capace di sfiorare il triplete; per De Laurentiis, invece, ha costruito un Napoli sano e sempre in zona Champions. L’operazione più vantaggiosa è stata la partenza di Higuain per il quale la Juve ha pagato la clausola rescissoria da 90 milioni. Acquistato dal Real per 37 milioni nel 2013, nel giugno 2016 il Napoli lo aveva a bilancio per 3,7 milioni (in presenza di un contratto di 5 anni, il club azzurro ammortizza il costo il 40% la prima stagione, il 30% la seconda, il 20% la terza, il 7% la quarta e il 3% l’ultima) e la plusvalenza è stata di 86,3 milioni».

Etimo

Ecco, rileggendo questo passaggio si ha una definizione precisa di cosa sia la plusvalenza. Non è semplicemente il differenziale positivo tra soldi spesi per l’acquisto e incassati per la cessione. Per plusvalenza, si intende lo scarto tra costo a bilancio di un calciatore (solo ammortamento, se c’è, oppure conteggiando anche il costo di ingaggio) e cifra introitata dal suo trasferimento.

Accanto a De Laurentiis, si stagliano altre figure di livello. Come Sabatini, che «ha fruttato circa 200 milioni in plusvalenze alla Roma. Oppure Preziosi. Che, alla guida del Genoa ha superato quota 160 milioni. I suoi affari migliori sono stati conclusi con le milanesi: +19,7 per El Shaarawy al Milan; +18,5 con Milito all’Inter». Nella foto a tutta pagina c’è  Gareth Bale, altro grande esempio virtuoso. Il Tottenham l’ha ceduto al Real Madrid per circa 100 milioni, dopo averne praticamente ammortizzato l’acquisto. Plusvalenza quasi netta rispetto al costo d’acquisto. Oggi gli Spurs arrivano da due secondi posti in fila e stanno costruendo il nuovo stadio di proprietà. Per dire.

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