Cairo: «La Serie A vale più di 600 milioni, pensiamo a una divisione più equa dei diritti tv»

«Il canale della Lega? Potremmo essere costretti a crearlo accorgendoci poi di aver fatto l’affare della vita trasformandoci in editori».

Cairo: «La Serie A vale più di 600 milioni, pensiamo a una divisione più equa dei diritti tv»

L’intervista alla Gazzetta dello Sport

Scende in campo Urbano Cairo. Il presidente del Torino rilascia un’intervista alla Gazzetta dello Sport, ma anche a Repubblica Corriere della Sera. Non è un caso, non può esserlo. Del resto oggi è un giorno caldo, caldissimo: il primo (lavorativo) dopo un’asta andata praticamente deserta. Le parole dell’editore e patron granata sono comunque cariche di ottimismo. Leggiamo: «Cominciamo col dire che la Serie A non vale 600 milioni. Su alcuni pacchetti non sono arrivate buste. Sky ha offerto circa 500 milioni, nemmeno un centinaio in meno del 2015- 18. Sky, che è brava a fare il suo mestiere, si è presentata e ha occupato uno spazio. Mediaset no, forse preferiva che il bando fosse posticipato per chiarire le sue strategie».

«Abbiamo venduto per piattaforma, può darsi che il modello vada ripensato adottando la vendita per prodotto, quindi per esclusiva. Si tratta di vedere qual è il sistema migliore per massimizzare i ricavi. A ogni modo, la realtà è che il valore del calcio in Italia è superiore a quello pagato nell’ultimo triennio».

Insomma, la prima asta è stata un gioco posizionale. Ora, però, c’è la necessità di fare sul serio. È in ballo il futuro della Serie A: «C’è un momento in cui le cose vanno fatte e si faranno. Prima o poi avremo una chiarezza sullo scenario competitivo. Sicuramente le piattaforme non possono fare a meno del calcio, che è la killer application delle pay tv, cioè un moltiplicatore di interesse che ti garantisce più ascolti, più pubblicità, più ricavi».

Il canale della Lega

A questo punto, si comincia a pensare anche a soluzioni alternative: «Il canale della Lega? I vantaggi sarebbero notevoli perché il calcio è il motivo principale per cui ci si abbona a una pay tv. Lo fa già la Liga spagnola, con risultati eccellenti. Con questo sistema la Lega riuscirebbe a incassare più soldi, senza dimenticare che un canale della Lega avrebbe un pricing molto competitivo, con costi di gestione più bassi di un broadcaster tradizionale».

«Certo, dovremmo strutturarci con un centinaio di persone giuste, dovremmo fare gli editori e dotarci di nuovi dipartimenti, ma la cosa non mi spaventa. È un progetto fattibilissimo. Potremmo essere costretti ad aprire il canale della Lega e scoprire poi di aver fatto l’affare della vita. Come è successo a me quando mi misi in proprio dopo essere stato mandato via da Mondadori».

Cairo parla in base alle esperienze personali, che sono indubbiamente positive. I precedenti della Lega, però, con il vecchio esperimento Gioco Calcio, non sono altrettanto confortanti. Il discorso si sposta poi sulla competitività del campionato. Un tema molto caro al Napolista «Tutto è perfettibile. Non voglio dare alibi ai presidenti delle squadre, che me compreso hanno la loro dose di colpe. Ma abbiamo tra le mani un prodotto straordinario, che viene seguito dalla maggioranza degli italiani. Sicuramente dovremo renderlo competitivo, magari ripartendo le risorse dei proventi televisivi in maniera più equa». Leggere qui, prego.

«Ma questo punto tocca il tema della governance della Lega, che va riformata in senso manageriale, e anche la politica, che poteva dare il suo contributo modificando la Legge Melandri e non lo ha fatto. Dicono che il calcio dipende troppo dai diritti tv, in Inghilterra c’è meno teledipendenza perché hanno leggi chiare sugli stadi e il loro merchandising è protetto da norme anticontraffazione che funzionano. Noi tutto questo non ce l’abbiamo. Siamo in un sistema Paese, non dipende tutto da noi».

 

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