Paolo Rossi disse no al Napoli e poi venne fischiato dai 90mila del San Paolo

Nel 1979 il San Paolo fece registrare il record di spettatori – tuttora imbattuto – per fischiare Pablito che preferì il Perugia al Napoli

Paolo Rossi disse no al Napoli e poi venne fischiato dai 90mila del San Paolo

Le notti magiche

Le notti magiche non sono solo quelle di Italia 90, quelle in cui Totò Schillaci correva con gli occhi sgranati verso la telecamera dopo aver fatto gol o quelle in cui Gianna Nannini andava a formare una ‘strana coppia’ con Edoardo Bennato e ‘partoriva’ una delle sigle dei Mondiali più ascoltate e ricordate di sempre. No, le notti magiche di una generazione di italiani sono anche quelle di “Argentina 78”, di quando si stava svegli di notte per vedere l’Italia battere i padroni di casa ed esultare dai balconi  rompendo l’apparente silenzio del cielo stellato.

E, prima ancora, sono quelle di “Messico 1970” quando Italia e Germania Ovest diedero vita alla famosa partita del secolo, il 4 a 3 che è diventato un motto, un monito, un paragone scomodo, vari libri, perfino un film. Mio padre, al gol di Rivera, saltò dalla sedia che aveva stranamente sistemato al contrario per posizionarci i gomiti e, nel rimbalzo col sedere, ruppe un piede della stessa. Imperterrito, come se nulla fosse accaduto, continuò a vedere la partita, continuò a contare i secondi che mancavano alla fine e che ci avrebbero diritto portati alla finalissima col Brasile. Sostituì semplicemente la sedia con una uguale tolta dalla tavola ‘buona’ del salotto. Anche qui squarciammo le finestre, dai balconi si iniziò a vedere di tutto.

L’esultanza, le bandiere, i caroselli di auto che sfilavano e sfrecciavano in piena notte, l’amore incondizionato per l’Italia, la passione per i colori nazionali fuori da ogni ‘logistico’ odio di club. A me bastava che in panchina ci fosse “Totonno” Juliano, un napoletano come me e milioni di altri, per sentirmi italiano e felice, un sentimento che forse oggi può accomunare quella fetta di napoletani che, pur non essendo filo-Contiani, si accontenta di vedere Insigne tra i convocati. Ma, perdonatemi l’azzardoso (?) paragone, vuoi mettere che quando si scalda Zaza i telecronisti sembrano annunciare l’avvento del Messia, di colui che ti risolve la partita, di quello che te la spacca e quando in campo scendevano dal primo minuto due ‘Dei’ della palla come Boninsegna e Riva? Come si poteva non tifare per due cannonieri come l’interista e il cagliaritano? Impossibile.

L’odio per chi ha rifiutato Napoli

I tifosi napoletani sono preoccupati, sì, lo sono. Perchè  nessuno dirà loro mai se, al di là di Vrsaliko e in passato Gonalons, Astori, Bastos ed altri, molte trattative che non vanno in porto sono legate ad un rifiuto ad accettare Napoli o a misteriosi accordi mai raggiunti tra sponsor, ingaggi e sicurezza di giocare o di integrarsi negli schemi di Sarri. Misteri della fede. Alla fine resta una sola cosa, l’odio e l’onta subita per questo o quel giocatore che non è voluto venire a Napoli, che non ha capito quanto sia importante giocare nella squadra che fu di Re Diego I ma prima ancora di Sallustro, Vinicio, Sivori, Jeppson e Altafini. E di questo che andiamo a discutere oggi, vale a dire del mutato atteggiamento che il caldo e passionale tifoso partenopeo può avere nei confronti di un giocatore che ‘osa’ rifiutare la maglia azzurra.

Diciamocela tutta, non sarà mai più come prima perché il pallone a Napoli è un sentimento e se Tizio o Caio non viene a giocarci è come se Maria o Nunziatina hanno rifiutato le tue ‘avances’, il tuo corteggiamento. Il rapporto può trasformarsi in odio-amore (il giocatore è bravo, bisogna ammetterlo ma non tiferò mai per lui ) o in odio completo (può essere il Padre Eterno del calcio ma non applaudirò mai un suo gol). Ecco la ‘mia’ Argentina 78 di cui parlavo prima ed ecco quello che sarà più tardi, quattro anni dopo, la ‘mia’ Spagna 82, quella dei “campeones do mundo”.

Argentina 78, Campionato del Mondo

L’Italia, sotto la guida del naso storto ed ammaccato di Enzo Bearzot, va in Argentina col blocco Juventus, qualche sprazzo di Torino quà e là (del resto il tecnico friulano è un noto ‘cuore toro’) con Zaccarelli, Pulici, Pecci, Graziani, Patrizio e Claudio Sala, ed un paio di giocatori giovanissimi ma che già fanno parlare di sè. Uno si chiama Cabrini, è bello come un fotomodello anche se balbetta un pò e l’altro è il centravanti del Vicenza Paolo Rossi, un paio di menischi già saltati alle spalle ed una timida ed incerta fluidità di linguaggio fiorentino davanti ai microfoni. Freddezza e smarcamento, sarà lui l’eroe, l’uomo nuovo, la new sensation di quei Mondiali. Tocchi di fino, un ottimo possesso palla, il fiuto dell’area di rigore ed una capacità di finalizzare sotto porta da sfiorare il 100% delle occasioni che gli si presentano.

Nel Vicenza

Nel campionato appena finito ha messo a segno 24 reti nel Vicenza di G.B. Fabbri, un record anche quello. Gracile lo è, ad inizio carriera qualcuno lo scartò, disse che non sarebbe andato oltre il Prato in Serie C, non ha il fisico del bomber, ma la butta maledettamente dentro. Per me quei Mondiali furono essenzialmente Paolo Rossi. Era la novità, ispirava simpatia e poi non aveva la maglia a strisce bianconere ma… biancorosse. Anche lì, il dettaglio fece la differenza. Di quelle notti in cui la Rai si collegava con l’altra parte del Mondo per trasmettere le dirette dal paese dei generali, della dittatura, del gran rifiuto di Cruijff che non volle unirsi alla squadra ‘orange’ in segno di protesta, di quando l’Italia, con Bettega, fece una partita ‘monstre’ e mostrò il più bel calcio di quei mondiali, ricordo soprattutto lui, Paolo Rossi, battezzato subito ‘Pablito’. Un nomignolo che non gli fu dato quando ne fece tre al Brasile facendo piangere un’intera nazione nel 1982 ma proprio quando danzava col pallone nella Pampa verde degli stadi e ballava il Tango con le reti che si gonfiavano ai suoi tiri.

Quando Ferlaino ed il d.g. Giorgio Vitali provarono a prenderlo, però, cambiò tutto. Accordo con Giussy Farina, presidente del Vicenza, fatto, prezzo stabilito, nessun procuratore a mettersi di mezzo, la ricerca della casa a Via Petrarca, l’ingaggio proposto e accettato. Poi il ‘gran rifiuto’, il giovanotto non se la sente di venire a Napoli a fare coppia con Savoldi, immagina che alla prima palla persa i tifosi lo inondino di fischi. Ovviamente gli fanno vedere un film, Napoli ha sempre saputo attendere, anche “Beppe gol” alla prima di campionato tirò tre volte il rigore per avere ragione del Como ma nessuno lo massacrò.

Pablito non ne volle sapere

Il napoletano è paziente, capisce quando dai tutto per la maglia e col tempo, anche nel caso di ‘Beppe gol’, nacque uno splendido rapporto che dura ancora oggi. Ma il ‘Pablito’ non ne volle sapere. Fece cambiare tutti i titoli dei giornali, gli strilloni avevano già annunciato “Paolo Rossi al Napoli, è fatta!”. Lui, mingherlino ed esile, sfidò un’intera città, sentì troppo il peso delle responsabilità sulle sue spalle, temeva in cuor suo di deludere l’esigente pubblico partenopeo, non gli piacevano le troppe attenzioni che nella nostra città vengono date ai calciatori. Ebbene, non lo mandai giù, da quell’estate Rossi fu il mio ma anche il nemico di tutti, le simpatie mutarono in un battibaleno, ieri amore, oggi odio. Se ne andò al Perugia e quando coi Grifoni  giocò a Napoli l’anno dopo, in un San Paolo pieno come un uovo, di sabato, 90000 spettatori vennero solo per lui. Ma non per applaudirlo come si fa con un campione. Vennero per fischiarlo. Ed ancora oggi sento, assordante, quei fischi nelle orecchie. Avrò un acufene cronico?

Spagna 82, Campionato del Mondo

L’Italia trionfa, Paolo Rossi è l’eroe incontrastato della Spagna con sei reti e anche grazie alle sue realizzazioni gli azzurri si laureano campioni del Mondo, Martellini impazzisce meno di Adani al gol di Higuain in rovesciata, Pertini sventola il fazzoletto bianco in tribuna e gli azzurri fanno un trionfale giro di campo. Ma quello con la maglia numero 20, vi prego, non lo inquadrate più.


Le foto nel pezzo sono tratte dall’archivio Morgera.
La foto in apertura è tratta da internet.

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