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Picasso e Stravinskij rischiarono l’arresto a Napoli per aver fatto pipì vicino alla Galleria Umberto

Picasso e Stravinskij rischiarono l’arresto a Napoli per aver fatto pipì vicino alla Galleria Umberto

Galeotto fu, per Picasso, il viaggio in Italia compiuto nel 1917. Fu in seguito ad esso, infatti, che l’arte del pittore andaluso cambiò considerevolmente, dando vita a capolavori unici. In particolare, a segnare l’animo di Picasso, fu – manco a dirlo – la tappa a Napoli.

Qui il pittore alloggiò all’Hotel Vesuvio, primo piano, stanza 114, una stanza ad angolo con vista sul borgo di Santa Lucia. Pare che l’artista sia rimasto ammaliato dalla nostra città: gli restarono nell’anima – e da lì si trasferirono nelle sue dita e nei suoi dipinti – le pitture romane ammirate a Pompei ma anche la tradizione popolare di Pulcinella che gli scatenò una sfrenata curiosità nei confronti della maschera. Per studiare Pulcinella, Picasso visitò più volte il Museo di San Martino ma anche la biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella: gli sembrava incredibile che Pulcinella si svelasse continuamente agli angoli della città, in spettacoli popolari improvvisati. Andò via da Napoli in una mattina di febbraio, dopo aver fatto colazione al Caffè Gambrinus, e gli rimase soprattutto impressa l’esperienza di una realtà popolare di cui il mondo delle maschere e della commedia dell’arte era la trasfigurazione scenica.

Nel 1920, Picasso portò in teatro questo interesse per la commedia dell’arte occupandosi delle scene e dei costumi del balletto “Pulcinella” di Igor Stravinskij. Con il compositore russo aveva condiviso il viaggio del 1917 a Napoli e persino un arresto. Lo racconta lo stesso Stravinskij in uno dei suoi diari: pare che i due furono sorpresi da alcuni vigili mentre facevano pipì in strada, vicino alla Galleria Umberto e che cercarono di giustificarsi con i gendarmi spiegando loro che stavano lavorando per il Teatro San Carlo, che non erano vagabondi. I vigili si presero la briga di accompagnarli al Teatro e, solo dopo che lì li ebbero riconosciuti, i due artisti poterono riguadagnare la libertà.

Questo bellissimo ricordo del viaggio di Picasso a Napoli e del legame dell’artista con la nostra città è stato raccontato, questa mattina, da Antonio Denunzio, coordinatore di Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos di Stigliano. Si dà il caso, infatti, che da oggi Palazzo Zevallos ospiti un capolavoro di Picasso che è frutto proprio della sua esperienza di viaggio a Napoli, l’“Arlecchino con specchio”, una delle opere più note del pittore, emblematica del periodo classicista della sua carriera successivo al viaggio a Napoli del 1917.

L’esposizione è il secondo appuntamento della rassegna “L’Ospite Illustre”, avviata lo scorso anno da Gallerie d’Italia con il “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina, giunto in prestito dalla collezione di Palazzo Madama, a Torino. Il progetto contempla brevi e ricorrenti mostre presso Gallerie d’Italia con opere provenienti da importanti istituzioni culturali e collezioni nazionali ed estere. L’Arlecchino con specchio arriva dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, che, a sua volta, riceve in prestito da Napoli un altro ospite illustrissimo, “Il Martirio di Sant’Orsola” di Caravaggio, facente parte della collezione di Palazzo Zevallos, che sarà protagonista, da lunedì prossimo, di un mostra dedicata al celebre pittore nel museo madrileno che durerà per tutto il tempo in cui il Picasso resterà a Napoli, cioè fino a settembre.

L’Arlecchino con specchio fa parte della serie dei grandi Arlecchini seduti realizzati nel 1923. A differenza degli altri quadri del periodo, però, in cui l’Arlecchino ha le sembianze del pittore spagnolo Jacinto Salvadò ed è vestito col costume a scacchi tipico della maschera popolare, quello esposto a Napoli è un miscuglio tra Arlecchino, Pierrot e la classica figura dell’acrobata, quasi in una sorta di autoritratto ideale dell’artista. Il cappello a due punte che il fanciullo si aggiusta guardandosi allo specchio rimanda ad Arlecchino, ma il costume è quello con la calzamaglia tipico di un acrobata, mentre il volto malinconico ricoperto dal cerone è quello di Pierrot. Questa contaminazione rende l’opera ancora più bella perché ricorda la prima produzione di Picasso, il cosiddetto “periodo blu e rosa”, dove compaiono, insieme agli artisti del circo, proprio le due maschere di Arlecchino e Pierrot, che simboleggiano la condizione emarginata dell’artista.

Picasso, dunque, torna a Napoli e lo fa ancora una volta, come nel 1917, in collaborazione con il Teatro San Carlo. Per l’occasione, infatti, la presenza dell’ospite illustre sarà affiancata dall’esposizione di sei abiti dello spettacolo Pulcinella andato in scena nel 1986-87 nel Teatro partenopeo con scene originali e costumi realizzati su studi di Picasso. Gli abiti sono stati ricostruiti sui bozzetti del pittore andaluso con l’aiuto del figlio di Léonide Massine, autore della coreografia originale.

«Intesa Sanpaolo non è solo una delle banche italiane – ha spiegato nel corso della conferenza stampa di stamane Michele Coppola, responsabile delle attività culturali di Intesa Sanpaolo – Ma La banca italiana. Lo dicono i numeri, le persone, i clienti, gli investimenti. E in un momento in cui guardare alle banche genera preoccupazione, se una banca è la banca italiana, mentre si occupa di aumentare la forza produttiva ed economica, deve anche occuparsi della crescita e dello sviluppo etico, morale, civile e culturale del paese in cui risiede. In Italia ci sono più di 4mila musei, 85mila chiese tutelate, 6mila aree archeologiche, 40mila dimore storiche: se operi in un paese come l’Italia, devi avere il coraggio di capire che guardare al patrimonio e valorizzarlo non è solo finalizzato allo sviluppo etico e morale, ma anche a quello economico per cui è necessario formare professionalmente chi oggi deve decidere il suo futuro». Coppola ha quindi introdotto il “Careers in Art”, il programma ideato da Intesa Sanpaolo e da Next Level nell’ambito di Progetto Cultura per avvicinare i giovani ai mestieri dell’arte mettendosi in gioco direttamente. Ragazzi di scuole secondarie di I e II grado selezionati in collaborazione con associazioni operanti sul territorio saranno coinvolti in un’esperienza che li porterà a confrontarsi con tutti i mestieri coinvolti in una mostra come quella inaugurata oggi a Palazzo Zevallos, dal direttore generale al direttore artistico, dal regista allo scenografo, dal tecnico del suono a quello delle luci, passando per il costumista, il truccatore, il danzatore, persino per l’ufficio stampa, per l’amministrazione e la biglietteria. In questo modo i ragazzi potranno effettuare le proprie scelte future di studio o professionali dopo aver sperimentato anche per un breve periodo una professione vera ed essersi confrontati con operatori reali.

«Non è un caso che il progetto ‘Careers in Art’ inizi a Napoli – ha continuato Coppola – Se sei affascinato da quel dipinto che hai il privilegio di vedere e che fa parte di un contenitore-museo che per conservarlo, raccontarlo, farlo viaggiare, e farlo visitare dagli utenti utilizza centinaia di professioni diverse e lo incroci con il Teatro San Carlo, altro pezzo importante della città, allora puoi capire che un piacere può diventare anche una professione e se sei una banca che è la banca italiana che ha ereditato un patrimonio così importante da convincere il Thyssen a fare questo prestito, devi aiutare, a cominciare da Napoli, che rappresenta l’Italia per opportunità e bellezza, a far capire a chi è più giovane che la cultura può essere occasione di crescita interiore e professionale».

Lo scambio di capolavori tra Napoli e Madrid è stato suggellato dal saluto di Paloma Alarcò, curatore responsabile di pittura moderna del Thyssen di Madrid, che l’ha definita un’esperienza gratificante per il pubblico madrileno e per quello napoletano: «La stessa opera – ha detto – quando si sposta in un altro contesto, prende altre forme e si arricchisce di contenuti e suggestioni diverse. Credo che Picasso sarebbe molto contento: Arlecchino è una pittura tremendamente napoletana».

Appuntamento a Palazzo Zevallos, dunque, fino all’11 settembre, per dare il bentornato a Picasso nella Napoli che gli è rimasta nel cuore. In occasione dell’apertura della mostra, sabato e domenica l’ingresso a Gallerie d’Italia Palazzo Zevallos sarà gratuito.

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