Sarri, la serenità di chi è consapevole

Sarri, la serenità di chi è consapevole

Il miglior Sarri della stagione. Non ha sbagliato praticamente nulla nella conferenza stampa alla vigilia di Juventus-Napoli. Niente toni solenni, niente proclami. La lucida consapevolezza di un uomo che fondamentalmente fa della dalemiana (ci perdoni il mister) normalità il suo tratto distintivo. Non rinnega le sue radici e non vende il suo passato per la partita più importante giocata quest’anno in serie A. «Ha la stessa importanza delle cinquecento partite che mi hanno portato fin qui». Non deroga dalla sua linea di condotta. Né umana né di allenatore. «Dobbiamo avere la follia di imporre il nostro calcio. Se saremo costretti settanta minuti nella nostra area di rigore, non sarà per una nostra scelta». Non snatura il suo Napoli, non snatura il suo modo di intendere il calcio. Una interpretazione, peraltro, che unita all’applicazione e all’innovazione della metodologia di allenamento ha portato il Napoli in testa alla classifica. Con due punti di vantaggio su una Juventus che vince da quattordici partite consecutive. Un risultato straordinario che non vale ancora il primo posto in classifica, questo sì che è un record.

Un Sarri che è apparso sereno, consapevole. Non firmerebbe per il pari, se non altro perché lo sport è sfida. Importante anche un passaggio relativo alla tifoseria («ben più matura di come viene descritta»). La frase “avremo uno stadio contro e una città dietro” è di grande effetto ma Sarri non ha strizzato l’occhio alla retorica. Altre volte lo ha fatto, oggi no. È apparso molto sul pezzo. Sa di essere arrivato a giocarsi la partita di domani grazie al lavoro di tanti anni. 

La conferenza è stata la perfetta chiusura di una settimana di vigilia vissuta tutto sommato serenamente, guastata da quelle che possiamo definire fisiologiche polemiche per la designazione arbitrale, polemiche peraltro non nate a Napoli. È stata l’unica distrazione.

Sarri ha definito Juventus-Napoli una partita importante ma non decisiva. Ed è difficile dargli torto. Una vittoria del Napoli, ovviamente, equivarrebbe a un passaggio di consegne. Come avvenne nel novembre del 1986. Bisogna riconoscere che se la storia non si ripeterà, sarà perché la dirigenza juventina ha avuto il coraggio di avviare per tempo il rinnovamento senza lasciarsi trovare impreparata. Quella Juventus dovette attendere il 1995 per tornare a vincere uno scudetto anche se nel mezzo ci furono due Coppe Uefa e una Coppa Italia. Questa, pur avendo perduto tre giocatori chiave (Tevez, Pirlo, Vidal), è pienamente in corsa per il quinto titolo consecutivo.

Così come, per contro, il Napoli non è la squadra venuta dal nulla. È l’unica squadra negli ultimi due anni ad aver sottratto titoli alla Juventus. Ha giocato due volte la Champions. Ha raggiunto una semifinale di Europa League. Ha vinto due Coppe Italia e una Supercoppa d’Italia. È ormai stabilmente ai vertici del calcio italiano. Ha calciatori di esperienza. Non solo Higuain, Reina e Albiol. Hamsik ha giocato un Mondiale e la Champions. Insigne è ormai un calciatore maturo. Insomma, è giusto avere rispetto per una squadra che negli ultimi anni ha dominato il calcio italiano e ha anche raggiunto la finale di Champions. Ma non siamo gli ultimi arrivati. Né dal punto di vista tecnico né da quello societario.

Domani allo Juventus Stadium si giocherà una partita importante. Non sarà la fine del mondo. Quel che ancora manca a questo Napoli (inteso come squadra-società degli ultimi cinque-sei anni) è la gestione delle sconfitte e dei momenti no. È lì che si compie il definitivo salto di qualità. Ovviamente speriamo di non metterci alla prova domani sera. Ma il mondo non finisce alle 22.45 del 13 febbraio 2016. Né in un senso né in un altro. Anche se una nostra vittoria avrebbe un peso specifico superiore rispetto a un eventuale successo della Juventus.

L’immagine più bella della settimana è quella dei calciatori che cantano insieme al compleanno di Callejon. Un’immagine di spensieratezza cui si è aggiunta oggi quella di grande serenità di Sarri. Serenità e concentrazione. Come alla vigilia di un appuntamento importante cui si arriva con la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile.

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