Più che integralista, Benitez è mister Wolf (e il suo è un Napoli robusto)

In genere in questi casi il giornalismo sportivo vecchia maniera se la cava con le tabelle. Mai c’è stata trovata giornalistica più foriera di accidenti delle tabelle. Dopo più di cento anni non abbiamo ancora imparato che le partite vanno giocate e non esistono incontri vinti prima di scendere in campo. Nessuna tabella avrebbe previsto il pari interno della Roma, né tantomeno il nostro, contro il Sassuolo. Quindi, come avrete capito: niente tabelle.

Sabato sera contro il Parma comincerà la terza tranche del campionato del Napoli. Quella che ci condurrà a Natale e ci dirà se resteremo nell’Europa dei grandi o se saremo retrocessi in quell’Europa League da sempre denigrata dal nostro presidente e vinta due volte da Rafa Benitez. Dei bilanci abbiamo parlato. Mai il Napoli è stato così in alto in campionato. Non c’è paragone rispetto a due anni fa, stagione della Champions. Allora avevamo 15 punti (con una partita in meno), oggi ne abbiamo 28.

Ma bearsi dei paragoni col passato no può bastare. E allora va detto che se la prima tranche di quest’anno è stata quella della sorpresa, della consapevolezza di potersela giocare con tutti (fase scandita dai successi contro il Borussia Dortmund e a Milano), va detto che la seconda ha segnato due sconfitte in due scontri diretti (Roma e Torino), insieme con una maturità europea che al momento nessuna squadra italiana sembra possedere.

Quel che colpisce del Napoli di Benitez è la robustezza. È una squadra che fin qui è stata in grado di risollevarsi immediatamente dopo ogni passo falso e che ritrovi in testa alle classifiche anche all’indomani di una sconfitta. Tipico delle grandi squadre, dei grandi atleti. Sembra che perdano terreno, li trovi in prima pagina sommersi dalle critiche, poi vai ad analizzare classifiche o medagliere e li ritrovi quasi in testa. Segno che abbiamo una squadra programmata per competere. Ed è questo, a mio avviso, la novità più importante trasmessa da Benitez.

In campionato abbiamo perso contro Roma e Juventus eppure siamo lì. Terzi, a quattro punti dal primo posto. Con un girone di ritorno in cui avremo gli scontri diretti in casa. E dire che non sono mancati gli imprevisti. L’allenatore ha dovuto fare i conti con un bel po’ di infortuni: Maggio, Zuniga, Mesto, Higuain, Britos. Ma siamo andati avanti, senza fare una piega, senza appellarci alla sfortuna. Anzi. Benitez è riuscito nell’impresa di farci rimpiangere Mesto. Così come è riuscito a restituire alla squadra Fernandez. Il Napoli sembra un gruppo compatto, dove persino l’oggetto misterioso Zapata ha offerto il suo contributo, e che contributo, segnando un gol molto importante a Marsiglia.

Non cadremo nella banalità di affermare che sta per cominciare un ciclo di partite decisivo. Anche se Dortmund sarà uno spartiacque nella stagione del Napoli. C’è poco da dire. La forza di Rafa fin qui è stata quella di non perdere mai la calma. Di non lasciare per strada punti in modo ingenuo (tranne che col Sassuolo). Di riuscire a tenere sempre la squadra concentrata. La sconfitta di Torino ha lasciato il segno, c’è poco da dire. È quella che ha fatto più male. Per il nome dell’avversario e per il modo in cui è maturata. Sia dal punto di vista tattico sia sotto il profilo agonistico.

Si riprenderà con Britos, con Réveillère, con un Maggio in condizioni migliori. E con l’incognita Hamsik, il nostro capitano. Trascinatore all’inizio di stagione, in ombra con l’avanzare dell’autunno. Non sappiamo se Benitez gli cambierà ruolo, se per lui modificherà l’assetto tattico passando magari a un 4-3-3. Se non lo farà, di certo non sarà per integralismo tattico. Rafa non lo è mai stato nella sua carriera. Forse all’inizio. Ora non più. Del resto anche il suo Napoli è cambiato. Faceva molto più possesso palla nelle prime partite. Oggi non disdegna di aspettare gli avversari. Come a Firenze. Nel primo caso gli dicevano che non eravamo il Barcellona, nel secondo che eravamo diventati troppo rinunciatari. Il calcio è bello per questo. Rafa lo sa. Col taccuino al posto della valigetta, è un mister Wolf del pallone. Vuole risolvere problemi, vuole vincere le partite. Senza dogmi. Né quello del possesso palla. Né quello del 4-2-3-1. Se insiste su Hamsik in quella posizione è perché crede che possa dare di più alla squadra in quel ruolo. Il giorno in cui capirà che non è così, non esiterà a cambiare. Sacchiano sì, ma – come si direbbe oggi – moderno, riveduto e corretto.
Massimiliano Gallo

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