Dopo l’idea della ruota panoramica al Porto, volessimo fare un tozza tozza a Santa Chiara?

Dobbiamo essere sinceri. Era dai tempi della sopraelevata dell’Arenaccia che in città non si ragionava su un progetto raffinato e alto come quello della ruota panoramica nella stazione marittima di Napoli. Forse solo la vasca dei capitoni del Banco di Napoli in via Roma e i giardini di legno di piazzale Tecchio avevano sfidato con lo stesso coraggio i canoni estetici ed urbanistici più tradizionali. Ma quelli erano progetti di piccolo cabotaggio rispetto al volano di sviluppo che il genio creativo dell’imprenditoria partenopea ha individuato per far decollare (è il caso di dire) il porto e i suoi turisti.

Va dato atto al Corriere del Mezzogiorno di averne parlato con dovizia di particolari, con tanto di foto virtuali che mostrano l’affascinante impatto che la ruota panoramica avrebbe sulla front-line cittadina, paragonabile a quella che tanti anni fa ebbe nell’Edenlandia il vascellone Pirat sul retrostante cinodromo, che di lì a poco, forse non a caso, chiuse, mandando in depressione decine di levrieri (per i quali scattò una commovente mobilitazione, con adozioni anche a distanza).

La ruota panoramica ha indubbiamente un suo perché in una città che vive di turismo, settore eternamente penalizzato non dalla mancanza di strutture alberghiere, dall’immondizia e dalla mancanza di sicurezza, ma dalla siccità e dal traffico, piaghe che Napoli condivide come emergenze assolute con Palermo, come spiegava bene Johnny Stecchino. Ecco perché conviene puntare sul turismo aereo, roteante. E sul turismo tecnologico, dal momento che neanche su Pompei si può fare più affidamento, visto i ripetuti crolli di quei vecchi ruderi pliniani che nessuno si preccupa di abbattere per fare spazio a moderni poli di attrazione turistica (da tempo personalmente mi batto per un Bingo in napoletano nella sala del Fauno, che ha un’ottima acustica).

Con la ruotona si eviterebbe, per esempio, che i turisti che sbarcano al porto possano cedere alla tentazione di mangiare un gelato a Posillipo, fare un salto al Vomero, spingersi fino a piazza Plebiscito, dare un’occhiata al museo di Capodimonte, prima di darsela a gambe levate verso Capri, Sorrento, Amalfi, come fa il 90% di loro appena mette piede a Napoli. Ovviamente per mancanza di ruote panoramiche. I nostri illuminati imprenditori, in particolare quei volponi che si occupano di attività portuali, vogliono dare la possibilità ai crocieristi di guardare il panorama del golfo finalmente da un punto di vista privilegiato: dal basso verso l’alto, come si fa per tutti i panorami, dal mare verso le colline, senza la briga di salire a San Martino, al Virgiliano, a Capodimonte: ruote panoramiche naturali ma scomode, scoscese, dove si arriva stanchi per il traffico, dove si il golfo si vede poco e male, manca l’aria, come accade in quella terra di sottosviluppati che è il Brasile, dove si portano le persone sul Pan di Zucchero, a Rio, invece di fare un Cristo-funicolare che scenda lui e si manifesti ai turisti in spiaggia. Uno scandalo. In Italia, del resto, stupisce anche che Ravello non si sia dotata a sua volta di una bella ruota panoramica, da piazzare sulla spiaggia di Amalfi per evitare ai visitatori stranieri il fastidio di salire fin lassù.

La ruota nel porto, poi, risolverebbe anche un problema serio di impatto ambientale, perché nasconderebbe ai crocieristi o a chi scende dagli aliscafi le brutture del Vomero, della Certosa di San Martino, di Capodimonte, mentre chi arrivasse da piazza Municipio potrebbe risparmiarsi quella visione spiacevole di un Vesuvio a tutto tondo, con la ruota pronta a regalare al vulcano finalmente una prospettiva meno da cartolina, una dimensione più svizzera, a gruviera, effetto vedo-non-vedo. L’idea di trasferire i turisti sulla ruota è anche la risposta più brillante al problema degli scippi, anche se non si può escludere che la nostra creativa criminalità non si organizzi con deltaplani dal Maschio Angioino o rapidissimi Cessna dalle Vele per una caccia volante di rolex, in stile “Quinto Elemento” di Luc Besson.

Va infine ricordato, a sostegno della ruota della fortuna, che anche Londra s’è dotata di una struttura del genere, a Westminster, sul Tamigi. Vabbè, è una città pianeggiante, ma che c’entra? Mica tutti hanno Internet per documentarsi?

Dunque, viva la ruota, gira la ruota: sarebbe un bel rimedio anche per i disoccupati storici, che oggi si sono civilissimamente lanciati in mare per bloccare i traghetti verso Capri in segno di protesta. Gandhiani, come sempre, in costumino, ho visto i tg, ineccepibili. Ecco, immaginiamo che impatto sulle cifre dei senzalavoro potrebbe avere una protesta del genere, con un lancio di massa finale, definitivo, direttamente dalla ruota? Del resto Troisi se l’era chiesto tanti anni fa: se al sud vanno fatti gli investimenti, con un tir, due al massimo, quanti investimenti puoi fare sui disoccupati? Ecco perché una ruota a Napoli potrebbe non bastare. E forse servirebbe anche una pista di tozza-tozza a Santa Chiara, così, giusto per attirare un po’ di turisti nel chiostro.
Luca Maurelli

ilnapolista © riproduzione riservata