Così un presidente senza passioni è riuscito nell’impresa di svuotare il San Paolo

Stamattina ho letto i pezzi di Patierno e Trapani. In forme diverse, entrambi sottolineano il comportamento del pubblico. Patierno puntando l’indice sul non saper tifare, su una certa forma di imborghesimento dei napoletani; Trapani evidenziando sarcasticamente la scarsa risposta dei tifosi in un momento di difficoltà della squadra. Ho letto gli articoli e immaginavo le crasse risate del nostro presidente che proprio in quelle ore stava definendo gli ultimi dettagli prima di comunicare ufficialmente i prezzi per il match di Champions contro il Chelsea (30 euro le curve, 100 i distinti, 120 la Nisida). Roba da oltraggio, come scrive giustamente Ilaria.

Frequento il San Paolo dal 1976 (o 77, non ricordo), e a memoria un settore dei Distinti così sguarnito non lo ricordo. Mi dicono che in serie B e in serie C era peggio. Sarà, ma mi si è stretto il cuore ieri sera salendo i gradoni del San Paolo. Addirittura in Curva si stava larghi. E nemmeno per un istante ho pensato di prendermela coi napoletani. In fondo, mi sono detto, è la vittoria del nostro presidente. Noi non siamo tifosi, per lui: siamo utenti. E se il film non ci piace la fila per il biglietto non la facciamo. Sarà triste, saremo diventati come quelli del Nord, ma la vecchia massima “’cca nisciuno è fesso” è nata prima del presidente nostro.

Forse esagererò, mi auguro vivamente di sì, ma ieri sera mi è parsa evidente una rottura storica tra il Calcio Napoli e la città, tra il Napoli e i napoletani.

De Laurentiis ha grandi meriti, ci ha sottratti al pantano della serie C (in cui eravamo finiti anche perché non adeguatamente difesi dal Palazzo), ma l’uomo Filmauro è con tutta evidenza un uomo senza passioni. L’uomo che non sapeva amare, potremmo dire se davvero amasse il cinema. L’amara verità è che il nostro presidente non ama né il cinema né il calcio, due passioni inestinguibili capaci di tenere le persone sveglie fino all’alba a discutere se Marangon fosse più forte di Francini o se il miglior Marlon Brando fosse quello di Fronte del porto o di Apocalypse Now!. Lui queste passioni non le prova, non sa cosa vuol dire innamorarsi, innamorarsi di un calciatore (chessò, come Moratti per Recoba o Cellino per Larrivey): quello dei sentimenti è un universo a lui sconosciuto. Osserva forse incuriosito (nella migliore delle ipotesi incuriosito) noi che ci danniamo e litighiamo per un calcio d’angolo o una sostituzione: l’importante è che ci mettiamo in fila al botteghino. È talmente sicuro di sé che si sente persino libero di insultare la città, tanto nessuno gli dice nulla: i giornali si girano dall’altra parte.

Evidentemente, però, la storia della città a De Laurentiis non gliel’hanno raccontata tutta. È vero, come scrive Claudio Botti, Napoli è una madre un po’ puttana, invadente e lazzara, accogliente e generosa come nessun’altra città. Ma anche a una madre così bisogna portare rispetto. Bisogna baciare le mani. Non la si può oltraggiare e trattare alla stregua di una povera idiota che urla, strepita, ma poi in fondo non si ribella mai.

Napoli si è accorta che per De Laurentiis è una mucca da mungere. Questo siamo: una mucca da mungere. E il presidente ha commesso l’imperdonabile errore di sbatterci in faccia il suo pensiero. Verrebbe da ricordargli un film, al presidente. Chissà se ha mai visto Senso, di Luchino Visconti, tra l’altro prodotto dalla Lux Film con cui collaborò suo zio Dino, lui sì amante del cinema. Con Alida Valli che si innamora follemente del tenente austriaco che insulta gli italiani. Fa di tutto per lui e lui la sfrutta, fino a farsi consegnare il denaro destinato ai patrioti italiani. Al cuore non si comanda. Ma quando lei scopre i suoi tradimenti e il suo deriderla, pur col cuore infranto, lo denuncia e lo fa fucilare come disertore.

Ecco, Presidente, non mi illudo di nulla. Sono certo che lei continuerà a ridere e a infischiarsene. Tanto, lo ha già detto protervamente in quella conferenza stampa, se la città non obbedisce lei se ne andrà in America. Mi auguro vivamente che la città si ridesti dal suo torpore e offra una prova della sua dignità. Non siamo mucche da mungere. Ovviamente non le auguro la fucilazione, per carità di Dio. Se ce lo consentirà, la accompagneremo all’aeroporto e la ringrazieremo per quel che ha fatto. Ma Napoli non è terra di conquista, non abbiamo l’anello al naso. La dignità vale più della Champions. Ma la colpa non è sua, ovviamente, signor De Laurentiis, è di tutti quelli – la stragrande maggioranza – che in questi anni gliel’hanno fatto credere.
Massimiliano Gallo

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