Quando una monetina ci condannò contro gli inglesi. Correva il ’68 e c’era il poeta del gol

Il ’68 arrivò come una folata di vento, dalla protesta alla contestazione. Occupazioni di sedi universitarie, Torino all’avanguardia, poi Roma e – come diceva il radiocronista del ciclismo, Mario Ferretti – “via via tutti gli altri”. Un risveglio di energie giovanili, la coscienza di equilibri ormai sorpassati, negli Atenei come in tante zone della società. In questo scenario caldo e turbinoso, la passione calcistica rischiava la dimenticanza, l’emarginazione. E allora si rivelò uno strano sdoppiamento, un doppio binario di diversa caratura: la mente sveglia nel voler cambiare il corso degli ingranaggi sociali e solo un occhio ma sempre vigile e pronto nel sorvegliare i percorsi del foot ball, e soprattutto del Napoli per chi all’amore per le maglie azzurre non voleva, né “poteva” rinunciare. Alla viglia dell’incontro col Chelsea tornano in mente quelle sensazioni di allora, perché proprio allora il Napoli si battè contro una squadra inglese, il Leeds. Il torneo internazionale si chiamava “Coppa delle Fiere”, da cui più tardi scaturì l’Europa league. Andata e ritorno. In Gran Bretagna, sconfitta per 2 a 0. A segno due volte il fratello del campionissimo Bobby Charlton, il meno forte Jackie. Ma nel ritorno al san Paolo il Napoli si risvegliò. 27 novembre 1968. Il centravanti azzurro segnò il primo dei due gol. Si chiamava Claudio Sala, giocava al centro dell’attacco. Ma il suo ruolo vero, suggeritogli dalla natura del suo ingegno calcistico, era un altro. Quando se ne andò nel Torino lo scoprì: mezz’ala per inventare gioco, tessere trame in campo, lanciare i compagni verso il gol e non rinunciare a tentar di segnare in prima persona. Lo chiamarono “il poeta del gol”. In azzurro, forse perché limitato dalla presenza di altri protagonisti del centrocampo, non imboccò la sua strada più luminosa. Il secondo gol partenopeo lo siglò Totonno Juliano, su rigore. Entusiasmo e qualche botto pirotecnico. Ma col doppio pareggio si fece ricorso al sorteggio, come allora si faceva. In quel tempo, nessun “santino” ornava il muro finale dello spogliatoio… E la fortuna sorrise agli inglesi. Tutti delusi in campo: Bandoni, Nardin e Pogliana; Zurlini, Panzanato e Bianchi; Salvi, Juliano, Sala, Sivori e Barison. Un discreto Napoli che chiuse il campionato al settimo posto. Il ’68 della rivolta giovanile intanto sfumava verso altre stagioni più dure e complicate. Mimmo Liguoro

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