Perché non faccio
gli auguri a Pelè

Ho sempre trovato molto riduttivo il ritornello che ha accompagnato i nostri trionfi. Maradona è meglio ‘e Pelè, amme fatto ‘o mazzo tanto pe l’avè. L’ho cantato anche io, in ogni strada ed in tutti gli stadi, ma sempre con qualche perplessità. Improponibile il paragone, troppo ovvia e scontata la risposta. Mi fa sorridere che persino un compleanno importante per entrambi susciti ancora amletici dubbi e riempia pagine e pagine di giornali. Come calciatori tra i due non c’è mai stata partita. Unico, geniale e perfetto Diego, un ottimo giocatore il brasiliano, come tanti altri però. Di Stefano, Schiaffino, Vavà, Garrincha, giusto per rimanere nel Sudamerica di quegli anni. Sono questi i termini di confronto che i giornalisti sportivi amanti di statistiche dovrebbero utilizzare per collocare Pelè nella classifica dei giocatori più forti. Maradona fa storia a sé e per la sua immensa grandezza, qualsiasi graduatoria risulta asfittica e blasfema. Il calcio è bello perché si può sostenere tutto ed il suo esatto contrario, con argomenti convincenti e condivisibili. Ed allora lasciamoli blaterare e festeggiamo Diego, amico e fratello, come solo lui merita, per questi 50 anni che tante volte ha rischiato di non vedere. Ma il calcio è un gioco, la vita no! Ed è l’uomo Maradona, un gigante di altruismo e sensibilità, che rende veramente uno gnomo Pelè, troppe volte meschino, invidioso e opportunista. O‘ Rey, che ha sempre amato il potere e le sue stanze, non ha mai perso occasione per adulare notabili e presidenti, ricevendone in cambio prebende, premi, incarichi e riconoscimenti che diversamente non avrebbe mai avuto. Uno yes men senza attributi, né personalità. Diego, al contrario, è un leader indiscusso, un mito amato e riconosciuto dalla gente comune e dai tifosi di tutto il mondo. Temuto dai poteri del nostro calcio, che non ha gli hanno perdonato niente, non è mai stato né convenzionale, né prevedibile. Ha sempre pagato in prima persona, senza mai cercare alibi e paraventi, fino a privilegiare l’amicizia di Signorini, e persino quella di Mancuso, rispetto alla panchina della Selecion. Anche la cocaina, che Diego ha subito ed amata, ma comunque sempre gestita, e, forse, ormai superata, con le capacità di un grande è stata usata contro di lui, proprio da Pelè, con cinico moralismo. Ed è questa la pochezza dell’uomo, quella caratteristica che non ci fa venire voglia di invitarlo a cena né di preparargli la torta con le candeline. A proposito di canzoni e di ritornelli forse capisco perché in cuor mio, più che cantare Maradona è meglio Pelè, ho sempre preferito scandire: Didì , Vavà e Pelè site a vuallera ‘e Canè. Claudio Botti

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