Io, romanista in trasferta nella mia città

E’ possibile giocare in trasferta anche quando sei a casa tua? I tifosi romanisti che lavorano al Riformista se lo saranno chiesto spesso. Perché la redazione del quotidiano arancione è uno dei pochi luoghi della Capitale dove i sostenitori di Totti e compagni sono in netta minoranza. Passi per il redattore milanese che tifa Milan. La cosa più imbarazzante sono i tanti romani (ma non solo) che si professano juventini e interisti. Questa è una tipologia di tifosi che personalmente non ho mai capito. Come si fa a tifare per la formazione di un’altra città? Evidentemente da bambini hanno scelto la squadra del cuore in base alle vittorie domenicali (quando eravamo bambini si giocava sempre la domenica…). Probabilmente sono gli stessi che – sempre da bambini – venivano presi in giro da tutti i compagni di scuola. E che proprio per questo da adulti ostentano con arroganza la propria fede calcistica. Da esiliati.
Se la Roma perde, il giorno dopo li trovi sempre. Entri in redazione e loro stanno già lì, con la Gazzetta in mano. Sghignazzano. Magari sono andati a lavoro alle sei di mattina pur di accoglierti all’ingresso e darti il buongiorno con quel sorriso ebete. Personalmente non li considero.
Poi ci sono i napoletani. Pardon, i napolisti. Al Riformista la fanno quasi da padroni. Quando la squadra di Mazzarri gioca in Europa League, il giornale si ferma (non parliamo degli anticipi del sabato…). L’organizzazione delle trasferte diventa una riunione di redazione. Chi ha la sfortuna di lavorarci vicino deve anche sorbirsi i poster di Hamsik e Diego Maradona appesi alla parete. Già, Maradona. Un’idolatria del genere non esiste nemmeno qui a Roma (dove pure Falcao è tuttora considerato l’ottavo re della città). Di Maradona, non ho ancora capito come, dove lavoro io se ne parla quasi tutti i giorni. A prescindere da quello che ha detto o fatto. Si discute di calcio? Ecco subito il napolista che ti tira fuori il Pibe. I Mondiali sudafricani al Riformista? Sembrava di stare a Buenos Aires.
Eppure li apprezzo i napolisti del Riformista. Sarà perché i napoletani il calcio lo vivono un po’ come noi romani. In maniera totale. Sarà perché quel gusto nel prenderti per il culo tipico della Capitale ce l’hanno pure loro. Alla fine solidarizzi. E così romano, romanista, a Roma, spesso il lunedì mi trovo in mezzo ai soliti discorsi sul Napoli. Dai dibattiti sulla prossima trasferta in Slovacchia a quelli sull’utilità/inutilità del Pocho Lavezzi (i napolisti si scannano pure su questo).
I romanisti? In redazione siamo pochi, pochissimi. Pure divisi tra quelli che hanno sottoscritto la tessera del tifoso e quelli che si sono rifiutati. Per parlare di Vucinic e Borriello ti incontri alla macchinetta del caffè. Si commenta a bassa voce, per evitare l’ironia altrui. Manco fosse una riunione carbonara. Una volta mi sono permesso di apprezzare Jeremy Menez. “Secondo me – dissi – è uno dei migliori giocatori della serie A”. E’ un anno che appena entro in redazione i napolisti me lo rinfacciano ridendo. Ci pensate? A Roma, a casa mia…
<strong>Marco Sarti</strong>

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