Il gol-zen di Lavezzi intravisto dalla curva A

Vedere una partita dall’anello inferiore della curva A è un’esperienza insolita, ci si trova immediatamente a ridosso del campo dove la visuale è terribilmente ridotta mentre la prospettiva risulta schiacciata e senza profondità. I pochi privilegi che il settore ha sono la possibilità di vedere a pochi metri le terga del portiere ed essere vicini al settore ospiti; converrete che lo spettacolo non è invidiabile, se poi non siete il tipo di persona che incuranti della salute si avventa sui palloni che miracolosamente piombano dalle tue parti quando un calciatore svirgola il tiro, arriverete alla conclusione che vedere una partita da quelle parti non è il massimo della vita.
Però, a ben vedere, e in questo “a ben vedere” provo a mettere tutta l’ironia possibile, qualcosa di interessante il settore lo riserva, mi riferisco a quel costante esercizio che consiste nel provare a riempire con l’immaginazione quello che la pessima visuale ti nasconde. Una sorta di esercizio Zen che nello scenario del San Paolo risulta alquanto comico, soprattutto quando in soccorso ti arrivano i coloriti commenti degli astanti. Informazioni contraddittorie e piacevolmente di parte che però non aiutano molto.
Il gol di Lavezzi in questo quadro assai immaginifico è stata l’esperienza più incredibile: ho visto il Pocho preso a gomitate dal greco del Milan, l’ho visto cadere e poi semplicemente più nulla, fino a quando la palla non si è impennata ed è finita in rete. Gol! L’unica cosa che ho potuto intuire era il fatto che il Pocho in qualche modo era riuscito a calciare la palla donandoci una illusione di pareggio.
Il gol-zen del Pocho, benché solo intravisto, o forse dovrei dire immaginato, mi aveva lasciato una impressione di grandezza, quel colpo da biliardo mi faceva venire in mente il divino Diego, quel colpo sotto, quella zampata da felino, non potevano non riaccendere nella mia memoria le imprese del più grande giocatore della storia. Il resto della partita non riusciva ad avvincermi del tutto, l’unica cosa che mi interessasse realmente era tornare a casa e rivedere il gol per provare a capire se le mie impressioni erano giuste. Si, proprio così, stavo snobbando il Milan e il suo recente acquisto, Rizzoli, a favore di quel momentaneo manifestarsi della grandezza di un Diego redivivo. Se in questo atteggiamento vedete il più classico dei comportamenti del tifoso napoletano nostalgico, non posso darvi torto. Sono così e non ho alcuna voglia di cambiare.
Tornato a casa ho subito acceso il pc sapendo che qualche fanatico aveva già “postato” le immagini del gol di Lavezzi; ed era proprio come avevo immaginato, era un gol alla Diego. Lottare, cadere, rotolare poi inventarsi il più incredibile dei tiri e la parabola più improbabile era un gol che poteva creare solo chi aveva il genio argentino. Inutile dire che un Ronaldinho qualsiasi avesse fatto un gol del genere tutte le televisioni d’Italia avrebbero rimandato a loop l’impresa, ma le cose in questo paese vanno così, e io mi accontento di aver visto un qualcosa che mi ha riportato in mente la grandezza perduta.
<strong>Andrea Pomella</strong>

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