L’Italia non è pronta
per tipi alla Balotelli

Tu chiamala, se vuoi, normalizzazione. La definizione del Devoto-Oli è la seguente: riduzione a una disciplina che sia espressione di generale convenienza. E Mario Balotelli è, appunto, sconveniente. Il professor Trombetti potrebbe tenerci lunghe e dotte lezioni sulla curva normale. Sarebbe bellissimo un suo articolo per fornire forza matematica al mio pensiero. Che, in estrema sintesi, è questo: Balotelli è un giovane di carattere, indisciplinato e spigoloso, e come tale poco adatto sia all’Italia sia al nostro calcio, ambiente intriso di cameratismo e omertà.
Non avevamo mai avuto in Italia un giocatore dell’Inter che spudoratamente ammetteva di tifare Milan e andava persino allo stadio per sostenere la sua squadra del cuore. Raramente avevamo avuto un ragazzo di diciassette anni che fa il suo esordio in Coppa Italia contro la Juventus e fa due gol, di cui uno da centravanti puro. Non avevamo mai avuto un giovane che sfidasse la gerarchia dello spogliatoio e, alla maniera di Cassius Clay, urlasse al mondo: “io sono il più forte e non voglio aspettare”.
Un alieno per il calcio italiano, farcito di ipocrisie e di frasi fatte. Un alieno che segna gol decisivi per lo scudetto della propria squadra e nemmeno esulta. Uno che manda a quel paese uno dal carattere forse peggiore del suo, Josè Mourinho. Che non si fa zittire dalla società che detiene il suo cartellino e va dove vuole e con chi vuole perché la vita è la sua. Un alieno, per di più nero, e quindi da allontanare il più in fretta possibile. L’Italia non è pronta per le voci fuori dal coro, per chi non si accoda, per chi non si autodisciplina, per chi non rispetta le regole della camerata, per chi non aspetta diligentemente il proprio turno e nel frattempo inganna il tempo con frasi fatte.
Si apre un altro campionato. E oltre a Mourinho, abbiamo perso anche SuperMario. E a me sta venendo un po’ di tristezza.
Massimiliano Gallo

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