Napolista a Verona
laurino e terroncino

A tredici anni, nel 1957, approdai a Verona dal Sannio. A Cerreto Sannita, alle medie, ognuno tifava per chi gli pareva, preferibilmente per le big del Nord. Al ginnasio, a Verona, il professore più gentile mi chiamava “terroncino” e “laurino”. Terroncino non lo capivo, laurino mi offendeva. Qualcosa avevo già capito dalle fumose discussioni del Circolo dei Professionisti del paese, che mio padre animava. All’epoca “fumose discussioni” per me significava animate dispute politiche e tutti con sigaretta in bocca. Nebbia impenetrabile. Mia madre mi mandava al seguito di papà perché non facesse tardi. Quando mio padre perdeva a poker ero felice, perché tornando a casa compravamo le paste. A Cerreto, nel 1799, un barbiere eresse in piazza l’Albero della Libertà. Nel campionato 57-58 il Napoli fece qualcosa di buono. Passavo davanti alle edicole a godere dei titoli sulle imprese dei partenopei. Fu così che vissi in pubertà una tempesta ormonale e identitaria al tempo stesso. Qualche anno dopo, quando per un militante di estrema sinistra era ritenuto disdicevole leggere di sport e nazifascista frequentare palestre, andavo a casa dello zio Mario a leggermi la Gazzetta. La mia stagione degli amori era la campagna acquisti, il sogno, l’attesa. In un Verona-Napoli piuttosto agitato mi sfuggi un applauso. Un vicino manifestò il desiderio di spegnermi la sigaretta ne l’ocio o ne le rece, a capriccio suo. Enzo Genovese, oggi urbanista e vendoliano si erse a mia difesa. Era più piccolo di me in tutti i sensi ed ergersi in quelle condizioni non era cosa da poco. “Pecché non venite fuori a shpiecarvi commé?” Papele ‘o marenare con forte tensione brechtiana. Entrambi Giovani Socialisti, il destino ci unì anche sotto il segno del ciuccio. Dura l’esperienza allo stadio Bendegodi di Verona. Quel boato TERRONI!- TERRONI! ad opera di quasi tutta quella brava gente. Gli ululati compiaciuti ogni volta che mazziavano Maradona nell’infelice partita d’esordio a Verona, i rancori quando il tentativo di corruzione di Clerici costò la retrocessione ai gialloblù. Poi sono finito in tribuna d’onore (ero un mezzo vip, non Hoffer…) ospite fisso di un cliente importante. E qui il ripiegamento, non più per paura fisica, ma per opportunità (opportunismo?). ‘O Napule sfiorava il goal ed io mi mettevo le mani tra i capelli, simulando apprensione. E quando gli Azzurri segnavano allargavo le braccia sconsolato dicendo al mio mecenate: “Ma come si fa?”. Si fa, ma non si dice, nell’intimo, era il mio inno sudista. I due scudetti, la Uefa, le Coppette Italia, me le sono vissute come una grossa vincita al Totocalcio, da partecipare solo a pochi intimi. Poi è arrivata SKY, che sia benedetta, e alla partita in TV – mai persa una – mi preparavo con la cura di un torero prima dell’ingresso nell’arena. Ogni impegno annullato, ogni invito rifiutato in coincidenza dell’appuntamento col Napoli, in qualunque serie militasse. Ho comprato perfino due o tre partite da Conto TV, la rete peccaminosa. L’operatrice , con voce da marchetta telefonica mi accarezzava chiedendo:”Vuoi il Napoli o il porno?”. “Il Napoli – esclamavo eccitato – più porno di così!”. Ora Voi Signori, benemeriti de “Il Napolista”, mi date l’opportunità di frequentare un sito piacevolissimo, una specie di hammam o country club, dépendance esclusiva del mio giornale preferito. Ciò premesso, chiedo cortesemente il rilascio del relativo attestato di “Napolista”. A mio sfavore – lo confesso – vi dico che interrogato su risultati, statistiche e formazioni, non sfoggio la memoria che è il mio punto di forza nella mia professione nel mondo della finanza. E vabbè! Referenze: possiedo una lettera autografa, in inchiostro verde, dell’epoca di Tangentopoli, in cui il Sommo Emanuele Macaluso approvava un mio intervento critico sul nascente Partito dei Giudici. Può bastare? Se no, Pazienza, o Cigarini dal 65° minuto!
<strong>Arturo Cioffi</strong>

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