Buon compleanno mister Hoffer

Buon compleanno mister Hoffer

Bordata di destro in area dalla linea di fondo con palla che s’insacca sotto la traversa, alla Van Basten. Scivolata sottomisura a in anticipo sul difensore, alla Pippo Inzaghi. Pallonetto in corsa con effetto a scavalcare il portiere, alla Del Piero. Dribbling in area con palla scivolata sotto i tacchetti e infilata nell’angolino basso, alla Ronaldinho. Ed ancora, staffilata di sinistro all’incrocio, stacco di testa nell’angolino alto e veronica ritornata con sfera appoggiata delicatamente in rete, alla Rooney. C’era questo e tanto altro in quei ventisette gol in trentaquattro partite che segnarono la stagione 2008-2009 di Erwin Hoffer al Rapid Vienna, poi approdato a Napoli dopo essersi laureato capocannoniere del campionato austriaco. Un titolo che qui da noi fu considerato subito alla stregua del record di gol al torneo amatoriale di Tor di Quinto: si vabbè, in Austria…
Perché in fin dei conti noi italiani siamo un po’ razzisti sul calcio, in senso buono, s’intende: per noi gli austriaci sono quelli che sciano bene (ma Tomba è un’altra cosa), fanno bene una torta che si chiama Sacher (ma vuoi mettere la Caprese?) e chiamano “curling” quello strano sport dove vince chi usa usa la scopa meglio delle nostre mamme e lancia sassi sul ghiaccio (ma due bocce e un pallino, no?). Lo scetticismo nei confronti di “Jimmy” l’austriaco fu immediato e lui, in effetti, non ha mai deluso quelle aspettative.

Oggi il silenzioso Erwin compie 23 anni

Auguri e incoraggiamenti si sprecano sui siti dei tifosi del Napoli, ma il regalo più gradito se lo aspetta domenica da Mazzarri: senza Quagliarella e con un Denis malconcio potrebbe finalmente toccare a lui. Finalmente, dopo otto mesi di apparizioni sporadiche, sette presenze, un solo gol in Coppa Italia, molto infortuni e scarsa considerazione da Donadoni prima e Mazzarri poi. Eppure “Jimmy” è un pensiero ricorrente dei tifosi azzurri quando le cose si mettono male.

“Ma c’è in panchina? Mistèr, fa trasì a Hoffèr!”. Anche quando c’è da sfogare la frustrazione. Come a Milano, in una delle ultime partite con Donadoni in panchina, quando tra il primo e il secondo tempo, nel silenzio del Meazza, con Napoli già sotto per tre a uno con l’Inter, risuonò un urlo seguito da una grassa risata liberatoria dei tanti tifosi azzurri in tribuna: “Hoffér, facce nù scatto!”. Qualcun altro, dal parapetto, lo incitava così: “Jimmy, à capocchia!”. E lui sorrideva, inconsapevole. Perché non ha mai imparato l’italiano, figuriamoci il napoletano.
Lui è nato a Baden bei Wien, un paesino silenzioso e ospitale, famoso per le acque termali, per le vacanze dei viennesi: lì Mozart compose l’Ave Maria e la suonò per la prima volta nella chiesa di Santo Stefano, lì Ludwig Van Beethoven trovò l’ispirazione per la Nona sinfonia, confortato dall’ottimo vino, come il St. Laurent, con un marcato sentore di liquirizia, o il Neuburger, passito con un persistente aroma di nocciola. Quello è il luogo forse più lontano da Napoli che esista al mondo. E questo andrebbe considerato quando si giudica il suo primo anno qui da noi.
Ma che a questo ragazzo taciturno e misterioso vada concessa qualche chance da qui alla fine del torneo, è fuori dubbio. Anche perché le nostre certezze su Denis ormai le abbiamo maturate. Sull’oggetto “misterihoffer”, invece, c’è da capire, prima di rispedirlo al mittente. Ricordate Schachner? Diciassette reti in 58 partite al Cesena e tante altre col Torino. Era austriaco anche lui: parlava poco, segnava tanto.

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