Al Chelsea è convenuto esonerare Maresca? I numeri dicono di no
Dai 33 punti in 19 partite della gestione Maresca all'agonia attuale. Rosenior ha collezionato figuracce, zero vittorie negli scontri diretti e una media punti da retrocessione.

(FILES) Strasbourg's British head coach Liam Rosenior greets supporters at the end of the French L1 football match between RC Strasbourg Alsace and AJ Auxerre at the Stade de la Meinau in Strasbourg, eastern France on October 29, 2025. Enzo Maresca left his role as Chelsea head coach on January 1, 2026 after just 18 months in charge, the Premier League club announced. Liam Rosenior, the head coach of French club Strasbourg, owned by Chelsea's parent company BlueCo -- a consortium headed up by US billionaire businessman Todd Boehly -- is a candidate to replace Maresca despite the 41-year-old's lack of Premier League experience. (Photo by SEBASTIEN BOZON / AFP)
C’è una sottile, perversa ironia in quello che sta succedendo dalle parti di Stamford Bridge. Ve lo ricordate Enzo Maresca? L’allenatore italiano è stato gentilmente accompagnato alla porta il primo gennaio 2026. Il motivo ufficiale? Una flessione in campionato, culminata con una sola vittoria nelle ultime sette partite e la squadra “impantanata” al quinto posto dopo le prime 20 giornate.
Tra i veri motivi, invece, i dissapori cronici con la dirigenza, le interferenze dello staff medico indipendente e la mal sopportazione del club verso un tecnico che aveva osato guardarsi intorno. Un affronto inaccettabile per la proprietà americana (BlueCo), che evidentemente ha la memoria cortissima, visto che Maresca li aveva appena trascinati sul tetto del mondo vincendo il Mondiale per Club e la Conference League.
E poi è arrivato Liam Rosenior per puntare su un progetto “aziendalista”, e si sono ritrovati con una squadra che si squaglia in campo e precipita in classifica.
Un capolavoro di insensatezza
Scrive il Telegraph:
“Bisognava ricordarsi che si tratta di una squadra teoricamente in lotta per la qualificazione alla Champions League, e che ha bisogno di quei soldi dopo aver registrato perdite record di 262 milioni di sterline la scorsa stagione.
Ma andando avanti così, possono dire addio a quelle speranze. Il Chelsea non segna, né conquista punti, da tre partite di Premier League consecutive, e bisogna tornare al marzo 1998 per trovare tre sconfitte di fila senza reti.
Non vincono in casa in campionato da gennaio, e hanno subito tre gol in 17 minuti. Un crollo simile a quello contro il Paris Saint-Germain nei quarti di Champions. Liam Rosenior ha parlato di mancanza di carattere in quei momenti
La sconfitta lascia il Chelsea a quattro punti dal Liverpool, quinto e ultimo posto utile per la Champions, con sei partite ancora da giocare”.
Se volete misurare il polso del cortocircuito societario del Chelsea, vi basta guardare i numeri. E la differenza tra chi c’era prima e chi c’è adesso.
Maresca contro Rosenior
Prendiamo Enzo Maresca. In quel momento, dopo 19 giornate di campionato, il suo Chelsea occupava il quinto posto in Premier League. Certo, l’ultimo periodo era stato faticoso (una sola vittoria nelle ultime 7 gare) e le frizioni con la dirigenza erano all’ordine del giorno, ma Maresca viaggiava comunque con una media di 1.74 punti a partita, tenendo la squadra in piena corsa europea con 33 punti incassati.
Via lui, dentro il nuovo “profilo aziendale”: Liam Rosenior, arrivato l’8 gennaio. E dov’è il Chelsea adesso, a metà aprile? Scivolato al sesto posto. In totale i Blues hanno attualmente 48 punti dopo 31 partite. La matematica non ammette repliche: nelle 12 partite di Premier League gestite da Rosenior, il Chelsea ha racimolato la miseria di 15 punti (poco più di 1,2 punti a partita, un crollo netto rispetto alla gestione precedente).
Ma al di là dei punti (e dei gol totali, fermi a 53 fatti contro una quarantina subiti), è l’impatto tecnico a essere devastante. Sotto la guida di Rosenior, il Chelsea si è sciolto come neve al sole in tutte le sfide pesanti: ha perso ogni singolo scontro contro i top manager come Guardiola, Arteta e Luis Enrique. L’ultimo mese è stato una via crucis umiliante: eliminazione dalla Champions prendendo cinque gol dal Psg a Parigi (2-5) e tre a Stamford Bridge (0-3), asfaltati 3-0 dall’Everton in campionato e, ciliegina sulla torta, freschi reduci da un altro clamoroso 0-3 casalingo subito dal Manchester City.










