Caso Rocchi, 30 arbitri davanti al pm per sei ore: “Perché hai dato quel rigore, perché l’hai tolto”

Sportmediaset rivela i retroscena di un'indagine che va avanti da oltre un anno e che ha messo di fronte al pm Maurizio Ascione almeno una trentina di arbitri, sottoposti a interrogatori di cinque, sei ore.

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Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

L’inchiesta della Procura di Milano sul caso Rocchi è molto più vasta di quanto emerso finora. Sportmediaset rivela i retroscena di un’indagine che va avanti da oltre un anno e che ha messo di fronte al pm Maurizio Ascione almeno una trentina di arbitri, sottoposti a interrogatori di cinque, sei ore. Non testimonianze rapide, non deposizioni formali: faccia a faccia in cui ogni singola decisione presa in campo è stata passata al setaccio.

Trenta arbitri messi di fronte alle loro decisioni

La portata dell’inchiesta è impressionante. Ascione non si è limitato ai nomi già noti — Rocchi, Gervasoni, Nasca, Di Vuolo, Paterna — ma ha convocato decine di direttori di gara, assistenti, varisti e avaristi. Tutti messi di fronte alle loro scelte: “Perché hai dato questo rigore, perché l’hai tolto, che significava questo segnale, perché hai avuto questa reazione”. Una moviola della moviola, come la definisce Sportmediaset, che ha scandagliato il sistema arbitrale italiano dall’interno.

Tra i convocati anche tesserati non più in attività, come Eugenio Abbattista, l’arbitro che si dimise nel 2024 dicendo di averlo fatto “per lo schifo che aveva intorno” — una frase pronunciata a Le Iene che oggi assume un significato completamente diverso. Abbattista aveva già denunciato pubblicamente che “le carriere degli arbitri dipendono da scelte politiche” e che gli arbitri “non sono liberi di parlare”. Evidentemente il pm Ascione ha voluto ascoltare chi, da quel sistema, era uscito sbattendo la porta. All’epoca Rocchi convocò una riunione d’emergenza proprio per il caso Abbattista.

Il dossier si regge sui colloqui, non sulle intercettazioni

Il dettaglio più rilevante riguarda la natura stessa dell’indagine. Il dossier di Ascione, scrive Sportmediaset, “sarebbe soprattutto steso dai suoi faccia a faccia coi tesserati Aia”. Più che da intercettazioni telefoniche o ambientali — che non si possono escludere — la Procura ha costruito il caso ascoltando gli arbitri stessi. E qui si apre lo scenario più delicato: il mondo arbitrale è notoriamente spaccato. Come dice Graziano Cesari, citato nell’articolo, è “questione soprattutto di soldi”, con riferimento ai gettoni legati alle designazioni che dipendono dalle votazioni di osservatori e organo tecnico. L’Open Var, spesso vissuto dagli arbitri come un pubblico ludibrio, ha creato malumori e insoddisfazioni. Non è escluso che qualcuno abbia approfittato dei colloqui con Ascione per svuotare il sacco, per dire qualcosa di più di quanto strettamente richiesto.

È un passaggio fondamentale: significa che l’inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente sulla base di quanto dichiarato dagli stessi colleghi di Rocchi. E i cinque indagati attuali potrebbero diventare di più.

Tutto nasce da Inter-Verona e da un avvocato tifoso del Verona

Sportmediaset aggiunge un tassello importante sull’origine dell’inchiesta. Prima ancora dell’esposto dell’ex assistente Domenico Rocca — quello che la Procura Federale di Chinè archiviò e che il ministro Abodi ha definito insabbiato — c’è la denuncia dell’avvocato veronese Michele Croce, anche tifoso, che assistendo a Inter-Verona del 6 gennaio 2024 non digerì il mancato intervento di Var e Avar sulla gomitata di Bastoni a Duda, in occasione del gol decisivo di Frattesi al 93′. L’Inter vinse 2-1 e si laureò campione d’inverno, anche perché il Verona fallì un rigore dubbio con Henry poco prima del fischio finale. Croce presentò denuncia e il pm Ascione ricevette il fascicolo: da lì è partito tutto.

I primi a essere convocati furono proprio il varista Nasca e l’Avar Di Vuolo, che secondo le indiscrezioni confermate da Repubblica e dalle fonti di Sportmediaset risultano ora iscritti nel registro degli indagati insieme a Rocchi e Gervasoni. Poi l’inchiesta si è allargata: da Inter-Verona a Udinese-Parma — con la bussata di Rocchi al vetro della sala Var — e alle designazioni “combinate” per Bologna-Inter e “schermate” per la Coppa Italia.

Rocchi a Lissone: una volta al mese, poi più

Un altro dettaglio significativo: la presenza di Rocchi al Centro Var di Lissone non era abituale. Sportmediaset parla di “una volta al mese”. Il fatto che durante Udinese-Parma fosse lì — e che abbia bussato al vetro della postazione del varista Paterna — è uno degli elementi centrali dell’indagine. Da quest’anno, con la sorveglianza costante della Procura Federale al Centro Var, Rocchi non si è più visto a Lissone.

Giovedì l’interrogatorio: Rocchi potrebbe non rispondere

L’interrogatorio di Rocchi è fissato per giovedì. Ma come avevamo già anticipato, e come conferma Sportmediaset, il designatore dimissionario potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere “temendo un atteggiamento ostile del pm con un rinvio a giudizio scontato”. In quel caso richiederebbe le carte per andare a processo, convinto di uscirne pulito. È la stessa linea annunciata dal suo avvocato D’Avirro, che ieri ha ripetuto che le accuse sono “infondate” e che “Calciopoli è imparagonabile”.

Intanto il calcio va avanti: oggi l’Aia ha nominato Dino Tommasi come designatore ad interim. E l’inchiesta continua.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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