Caso Rocchi, l’avvocato: “Sta subendo un’ingiustizia. Calciopoli è imparagonabile”

L'avvocato di Rocchi a Mediaset: "C'erano un centinaio di persone coinvolte, una vicenda imparagonabile".

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Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

L’avvocato Antonio D’Avirro è tornato davanti alle telecamere per difendere Gianluca Rocchi, stavolta negli studi di “Pressing” su Mediaset. La strategia è la stessa della prima uscita pubblica: dipingere il designatore come vittima e ridurre l’inchiesta della Procura di Milano a un’ingiustizia. Ma se si confrontano le sue parole con i fatti già accertati, la costruzione difensiva mostra crepe evidenti.

“C’è solo Rocchi”: ma non è vero

La dichiarazione più significativa — e più facilmente smentibile — è questa: “È un reato plurisoggettivo che richiede la partecipazione di più persone, ma qui c’è solo Rocchi”. È lo stesso argomento tecnico che D’Avirro aveva utilizzato sabato, quando aveva detto che nelle contestazioni della Procura “le altre persone non vengono indicate”.

Ma non è vero che c’è solo Rocchi. Il supervisore Var Andrea Gervasoni è indagato per concorso in frode sportiva nella stessa inchiesta, per l’episodio di Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025. E il varista Daniele Paterna — inizialmente convocato come testimone per Udinese-Parma — è stato dichiarato indagato per falsa testimonianza dopo che il magistrato ha ritenuto che non stesse raccontando la verità. Dunque non c’è affatto “solo Rocchi”: ci sono almeno tre persone coinvolte, e l’inchiesta è in una fase iniziale. Come avevamo già scritto, se la Procura non ha ancora indicato tutti i concorrenti nel capo di imputazione, potrebbe significare che quei nomi sono così rilevanti da richiedere un supplemento di indagine prima di essere formalizzati.

“La segnalazione di Rocca è stata archiviata perché infondata”

D’Avirro presenta l’archiviazione della Procura Federale come una prova a favore di Rocchi: la segnalazione di Domenico Rocca “è stata archiviata dalla Procura sportiva perché ritenuta infondata”. Lo dice come se la questione fosse chiusa.

Ma è esattamente il contrario. L’archiviazione di Chinè è il problema, non la soluzione. La Procura generale dello Sport ha chiesto alla Figc di rendere conto del motivo per cui quella denuncia fu archiviata. Il ministro Abodi ha definito la gestione della denuncia nel sistema calcistico “l’aspetto più grave” dell’intera vicenda. E soprattutto: la Procura di Milano, che ha competenza penale, non ha archiviato nulla. Ha aperto un’inchiesta per frode sportiva. Il fatto che la Procura sportiva abbia archiviato non significa che l’esposto fosse infondato — potrebbe significare, come ipotizzano in molti, che fu insabbiato.

D’Avirro tenta anche di ridurre l’esposto di Rocca a una ritorsione personale: “Che sia una reazione di Rocca nei confronti di Rocchi perché sarebbe stato espulso o avrebbe preso iniziativa nei suoi confronti”. La parola “espulso” è sua, e introduce un elemento che meriterebbe un approfondimento: se Rocca fu effettivamente allontanato dall’Aia dopo o in concomitanza con la segnalazione, il quadro assumerebbe contorni ancora più inquietanti.

“Calciopoli è imparagonabile”

L’altra linea difensiva è il confronto con Calciopoli: “C’erano un centinaio di persone coinvolte, una vicenda imparagonabile”. È un modo per dire: questo è un caso piccolo, non mettete tutto nello stesso calderone.

Ma il paragone non lo ha inventato la stampa. Il reato contestato a Rocchi è lo stesso per cui fu condannato Luciano Moggi: frode sportiva. Le modalità descritte dalla Procura — designazioni “combinate” per mettere arbitri graditi all’Inter, designazioni “schermate” per togliere quelli non graditi, pressioni dirette sul Var — disegnano esattamente lo schema che caratterizzò Calciopoli: un sistema di condizionamento delle designazioni arbitrali a vantaggio di un club. Che poi fossero coinvolte cento persone o tre non cambia la natura del reato. E l’inchiesta è appena all’inizio: il numero dei coinvolti potrebbe crescere, come suggerisce la riunione al Meazza su cui indaga la Procura, dove Rocchi non era certo da solo.

“Tornerà più forte di prima”: il ritornello che si ripete

D’Avirro dice che Rocchi “è convinto che queste contestazioni siano infondate” e che “tornerà più forte di prima”. È esattamente quello che lo stesso Rocchi aveva scritto nella nota con cui annunciava l’autosospensione venerdì scorso: “Sono certo che uscirò indenne e più forte di prima”. La ripetizione identica della formula, a distanza di due giorni e in due contesti diversi, somiglia più a uno slogan preparato che a una convinzione spontanea.

C’è poi un passaggio che stride con le dichiarazioni precedenti dello stesso avvocato. Sabato D’Avirro aveva detto che le contestazioni “non si riescono a capire”. Oggi dice che Rocchi le ritiene “infondate”. Ma se non le capisci, come puoi definirle infondate? Le due affermazioni non possono coesistere: o le accuse sono incomprensibili, e allora non puoi ancora valutarle; oppure le hai capite benissimo, e semplicemente le contesti.

L’autosospensione e la narrazione della “correttezza”

L’autosospensione è stata una sua decisione, a conferma della sua correttezza e sensibilità“, dice D’Avirro. In effetti Rocchi si è autosospeso con effetto immediato, e nella nota aveva parlato di “grande amore per la mia associazione” e “senso di responsabilità”. Ma la decisione è arrivata dopo una giornata in cui si erano accumulati i tre capi di imputazione rivelati dall’Agi, l’intervento del ministro Abodi e la richiesta della Procura generale dello Sport a Chinè. L’autosospensione, più che un atto spontaneo di sensibilità, è apparsa come una mossa obbligata dalla pressione mediatica e istituzionale.

Cosa non dice D’Avirro

In tutta l’intervista a Pressing, l’avvocato non affronta il merito delle accuse. Non spiega perché Colombo fu designato per Bologna-Inter, partita decisiva per lo scudetto, se non perché era “gradito all’Inter“. Non spiega il meccanismo di “schermatura” di Doveri per la Coppa Italia. Non spiega cosa facesse Rocchi alla postazione del Var durante Udinese-Parma, quando Paterna cambiò idea di colpo sul rigore. Non spiega la riunione al Meazza e chi fosse presente con Rocchi. Non dice nulla su Gervasoni e su Salernitana-Modena. L’interrogatorio è fissato per mercoledì 30 aprile. Lì, davanti al pm Ascione, le formule televisive non basteranno.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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