Caso Rocchi, Chinè si difende: “Abbiamo indagato e archiviato, ora chiederemo gli atti a Milano”
In una nota ufficiale: "Tuttavia, confermo di avere già provveduto, nella data di ieri, a richiedere formalmente gli atti dell'indagine penale per riaprire eventualmente l'indagine sportiva"

Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi
La nota di Giuseppe Chinè, procuratore della Figc e quindi capo della giustizia sportiva in Italia, arriva nel momento più delicato del nuovo terremoto arbitrale italiano, aperto dall’avviso di garanzia notificato a Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e Serie B, indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva secondo quanto riportato da Agi e ripreso da diversi media. Come già sappiamo e abbiamo analizzato a fondo, il caso nasce intorno ai presunti interventi esterni nella sala Var di Lissone, con due episodi diventati immediatamente centrali nel racconto pubblico: Udinese-Parma del 1° marzo 2025 e la vecchia Inter-Verona del 6 gennaio 2024, quella della mancata espulsione di Bastoni per il contatto con Duda prima del gol decisivo di Frattesi.
Chinè: “Nessun comportamento illecito da Rocchi o altri vertici dell’Aia”
Chinè interviene proprio per frenare questa lettura, o almeno per separare i piani. Il procuratore federale della Figc dice, in sostanza, che sulla giustizia sportiva non bisogna costruire ricostruzioni fantasiose: nel maggio 2025 la Procura Federale ricevette esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca sul presunto intervento esterno di Rocchi durante Udinese-Parma. Da quell’esposto, spiega Chinè, fu aperta subito un’indagine sportiva, furono ascoltati i soggetti coinvolti e le persone presenti nella palazzina di Lissone, ma non emersero condotte disciplinarmente rilevanti a carico di tesserati Aia. Per cui si dispose la totale archiviazione. Qui le parole:
“A seguito di tale esposto, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un’indagine sportiva, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente. All’esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato Aia. Come previsto dal vigente Codice di Giustizia Sportiva la Procura Federale ha quindi proposto, nel luglio 2025, alla Procura Generale dello Sport presso il Coni di disporre l’archiviazione del procedimento disciplinare sportivo.“
Il punto politico è che la vicenda oggi non è più la stessa di allora. Chinè rivendica la correttezza dell’operato federale sulla base degli atti disponibili nel 2025, ma allo stesso tempo ammette che la Procura di Milano potrebbe avere in mano elementi nuovi, diversi o più ampi rispetto a quelli già valutati dalla giustizia sportiva. Per questo ha chiesto formalmente gli atti dell’indagine penale, se ostensibili, riservandosi di riaprire il procedimento sportivo nel caso in cui emergano prove nuove e decisive.
“Per quanto riguarda eventuali nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare sportivo di cui si starebbe occupando la Procura della Repubblica di Milano, come da prassi del mio Ufficio e come sempre ho fatto in passato in relazione ad altri noti processi penali suscettibili di interesse disciplinare sportivo, confermo di essere già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale e di avere già provveduto, nella data di ieri, a richiedere formalmente gli atti dell’indagine penale ove ostensibili, per avviare e, eventualmente, riaprire, qualora ci fossero elementi di prova nuovi e ritenuti decisivi, l’indagine sportiva”
Il calcio italiano che perde (ancora) credibilità
L’autosospensione di Rocchi, l’attesa per l’interrogatorio del 30 aprile e il coinvolgimento mediatico del caso Bastoni-Duda hanno trasformato una questione procedurale in una crisi ormai totale quanto a credibilità. Si discute di fondo di chi decide davvero, di quanto pesi la sala Var, di quanto sia controllabile il lavoro di Lissone. Sarebbe assurdo pensare che l’arbitro sia supervisionato nei suoi “chiari ed evidenti errori” dal Var e che pure il Var nel suo giudicare sia a sua volta sottoposto a qualcun altro (il designatore?). Il sistema arbitrale è ancora troppo indipendente? La nota di Chinè non è che un altro condimento su un caso iper-spinoso, utile però a mettere ordine sulle date degli avvenimenti che quindi risalgono a maggio scorso.