La chiave per diventare un top allenatore? Esser stati lenti da calciatori (The Athletic)
L'Athletic fa l'esempio di Carrick e Arteta. I centrocampisti centrali dovevano avere una buona comprensione tattica e pensare a ogni aspetto della partita. Nel calcio moderno c'è meno spazio per queste figure, si corre di più

Arsenal's Spanish manager Mikel Arteta reacts during the UEFA Europa League Group A football match between Arsenal and Bodoe/Glimt at The Arsenal Stadium in London, on October 6, 2022. (Photo by Daniel LEAL / AFP)
Dieci-quindici anni fa Mikel Arteta e Michael Carrick dominavano i rispettivi centrocampi di Arsenal e Manchester United. Oggi si ritrovano faccia a faccia… ma come allenatori. Non sorprende: entrambi, da giocatori, hanno sempre costruito il loro gioco sulla lettura tattica e sulla mente, più che sulla velocità. Una lentezza intelligente che li ha evidentemente preparati a guidare squadre top. Ne parla l’Athletic.
Il segreto per essere un top allenatore? La lentezza
Si legge sull’Athletic:
Se qualcuno ti avesse detto, quando Mikel Arteta e Michael Carrick dominavano il centrocampo di Arsenal e Manchester United 10-15 anni fa, che un giorno sarebbero stati gli allenatori in una sfida tra quelle due squadre, probabilmente avresti detto… «Hmmm, sì, sembra del tutto plausibile».
Tra i 27 allenatori che hanno guidato una squadra di Premier League in questa stagione e che hanno avuto una carriera professionistica da calciatore quattordici erano centrocampisti.
Perche?
I centrocampisti centrali, probabilmente più di chiunque altro in campo, devono avere una buona comprensione tattica del gioco. Devono pensare costantemente a ogni aspetto della partita. I difensori, invece, svolgono un ruolo intrinsecamente reattivo: devono leggere il flusso della partita, anticipare l’avversario e assicurarsi di lavorare come parte di un’unità, piuttosto che come singoli individui.
Ma c’è qualcosa di ancora più specifico: quasi tutti gli allenatori di successo erano, da giocatori, lenti. O meglio, giocavano in modo che non dipendesse dalla velocità o dalla capacità di muoversi rapidamente sul campo.
Farke, Slot, Guardiola: gli esempi si sprecano
Arteta e Carrick non erano calciatori disperatamente lenti — hanno giocato diverse centinaia di partite ai massimi livelli — ma giocavano in un modo che non dipendeva da velocità o mobilità.
Tuttavia, in Premier League, entrambi eccellevano. E nel loro periodo d’oro, in un’epoca in cui le statistiche dettagliate erano rese pubbliche per la prima volta, risultava evidente che figuravano tra i migliori passatori. Nel 2012-13, ad esempio, furono due dei tre centrocampisti più prolifici in termini di passaggi. (L’altro, il loro compagno Yaya Touré, oggi è a sua volta impegnato nel coaching come assistente della nazionale saudita).
E gli allenatori del futuro?
Forse il candidato più ovvio sarà coinvolto quando Arteta e Carrick si sfideranno all’Emirates Stadium questo weekend: Martin Zubimendi. Altri nomi che vengono in mente: Bernardo Silva, Granit Xhaka, forse anche Casemiro.
Ma forse la natura frenetica del calcio moderno lascia meno spazio a figure come Arteta e Carrick oggi. I giocatori devono pensare più velocemente, certo, ma devono anche correre più velocemente.











