Jasmine come Francesca, nessuno come loro in Italia. Alla top 4 si sono avvicinate Sara Errani (best ranking alla posizione numero 5), Flavia Pennetta (6) e Roberta Vinci (7)

Jasmine Paolini raggiunge il traguardo di Francesca Schiavone e sale alla quarta posizione del ranking Wta. Un 2024 da incorniciare per la tennista italiana che è riuscita a raggiungere traguardi importanti sia nel singolare che nel doppio. Da questa settimana Jasmine quindi eguaglierà il record della Schiavone. Nessuno come loro in Italia. Alla top 4 si sono soltanto avvicinate, invece, Sara Errani (best ranking alla posizione numero 5), Flavia Pennetta (6) e Roberta Vinci (7). La Paolini, ora, davanti a sé ha solo Aryna Sabalenka, Iga Swiatek e Coco Gauff.
Da ricordare il trionfo a Dubai. Da lì parte la scalata di Paolini. Poi due finali Slam, al Roland Garros e a Wimbledon. Per non parlare dei successi insieme a Sara Errani nel doppio e dell’oro alle Olimpiadi di Parigi. Il tennis italiano, maschile e femminile, ha ottime prospettive.
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Jasmine Paolini: «Ho visto due psicologi negli ultimi due anni. Davo troppa importanza alle sconfitte»
A fine luglio l’Equipe ha intervistato Jasmine Paolini, ancora non aveva conquistato l’oro alle Olimpiadi di Parigi. Adesso è a New York a giocarsi gli Us Open.
Prima del 2024 27 sconfitte e 8 vittorie negli Slam. Quest’anno 15 vittorie e 3 sole sconfitte. Cosa è successo?
«Ho migliorato tante piccole cose nel mio gioco, nel mio approccio. Con le vittorie la mia fiducia è cresciuta. Alla fine del 2023 ho vinto qualche bella partita, sentivo che stavo giocando meglio. Agli Australian Open, per la prima volta, ero testa di serie nel Grand Slam e mi ha cambiato la vita. (Sorride.) Ho lavorato anche sugli aspetti tecnici, con particolare attenzione al servizio. Non necessariamente migliorando la velocità. Sono piccola di statura (1,63 m), non posso fare miracoli. Con Renzo Furlan (suo allenatore dal 2020) e Danilo Pizzorno (suo videoanalista), abbiamo accorciato anche la mia preparazione del dritto».
Ha lavorato anche sull’aspetto mentale?
«Ho visto due psicologi negli ultimi due anni. Uno per la mia vita personale, l’altro per il tennis, per capire cosa passava nella mia testa in campo. La questione della fiducia in se stessi è emersa spesso. È un circolo virtuoso. Ho acquisito sicurezza nel servizio, sul diritto, sul cemento. Sono scesa in campo con più sicurezza, ho vinto più partite e ho giocato di più con le migliori anche se alla fine ho perso. (Ride.) Ho iniziato a ripetere a me stessa: “Ok, in realtà, non sei così lontana da loro, dai primi 20, 10, 5.” Non c’è stato alcun clic. È stato più un processo».