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Robinho in Brasile nella “prigione dei  personaggi famosi”

L’ex calciatore del Milan è arrivato circa mezz’ora fa nel penitenziario dove potrà prendere il sole e chiedere di mangiare nella sua cella

Robinho in Brasile nella “prigione dei  personaggi famosi”
Db Milano 15/01/2014 - coppa Italia / Milan-Spezia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Robinho

Robinho è stato condannato a scontare nove anni di detenzione in Brasile per lo stupro di una giovane albanese  a Milano nel 2013. L’ex calciatore della nazionale e del Milan, Robson de Sousa, è stato arrestato dalla polizia federale dopo che il giudice della Corte suprema (Stf) Luiz Fux ha rigettato la richiesta della difesa dell’atleta di sospendere l’esecuzione della condanna che per decisione della magistratura brasiliana sarà scontata nel Paese sudamericano.

L’atleta si trovava con la famiglia nella sua villa di Guaruja, sul litorale paulista, quando è stato raggiunto dagli agenti per esser condotto prima presso la sede della polizia federale di Santos e poi, dopo delle formalità di rito, essere trasferito in un penitenziario che sarà indicato dalle autorità.

Robinho sarà rinchiuso a Tremembé, un carcere speciale noto per ospitare detenuti in casi di grande ripercussione sociale. Non è un caso quindi che sia noto anche come “la prigione dei  personaggi famosi”, guadagnando una fama particolare soprattutto negli ultimi 20 anni. La prigione in questione è diverso dagli altri penitenziari di tutto il Brasile perché dal marzo 2002 ospita detenuti ritenuti speciali. Vi sono stati richiusi diversi nomi noti come Edinho, il figlio di Pelé giudicato colpevole di riciclaggio di denaro e traffico di droga, ma anche diversi assassini.

Il carcere è particolare perché i detenuti hanno un trattamento riservato, cioè possono consumare i pasti giornalieri all’interno delle proprie celle e hanno anche diritto a prendere il sole.

Robinho è convinto di essere innocente

Condannato in Italia a nove anni di carcere per lo stupro di una giovane albanese, il brasiliano si è detto “stanco” di quanto accade in Italia sul fronte razzista. Per la prima volta dall’annuncio della sua condanna, ha dichiarato che è convinto della sua innocenza, ma non può più fare appello dopo la sentenza della Corte di Cassazione di Roma. «Ho giocato quattro anni in Italia e sono stanco di vedere tutto questo razzismo. Era il 2013, ora siamo nel 2024. Le persone che non fanno nulla contro le discriminazioni razziali sono le stesse che mi hanno condannato», ha denunciato in un’intervista a Tv Record.

Robinho è convinto che se il suo processo fosse stato quello di “un italiano bianco”, il verdetto sarebbe stato diverso. «Con la quantità di prove che ho, non sarei stato condannato». L’ex calciatore ha anche affermato di aver avuto un rapporto consensuale con la vittima: «Ci siamo scambiati dei baci. C’erano altre persone in quel posto. Quando ho visto che voleva continuare a divertirsi con altri uomini, sono andato via. Non l’ho mai negato. Era consensuale, non sono un bugiardo». Gli audio della polizia hanno contraddetto la versione dei fatti di Robinho, che sosteneva che la vittima non era ubriaca al momento dell’incidente. La giustizia italiana ha chiesto al Brasile che l’ex attaccante scontasse la pena nel suo Paese.

 

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