In 37 anni il peso dei tifosi è cresciuto. Allora successe di tutto: la Curva Sud si spaccò, ci fu persino un accoltellato. Stavolta il club si è piegato

Pare che siano stati i tifosi romanisti a far saltare il trasferimento di Leonardo Bonucci alla Roma. Scrive la Gazzetta dello Sport che:
quando tutto sembrava fatto, Tiago Pinto ha metabolizzato l’umore della piazza, capendo che il giocatore non sarebbe stato accolto con i guanti bianchi (eufemismo). Da quando la trattativa è decollata, infatti, social e radio della Capitale si sono infiammate, con un movimento praticamente trasversale contrario all’arrivo di Bonucci in giallorosso. Il suo passato in bianconero, le tante battaglie contro i giallorossi e il presunto “non amore” nei confronti della Roma sono stati i tanti temi trattati dai tifosi, molti dei quali hanno lasciato dei commenti (alcuni anche di cattivo gusto) assai espliciti sotto l’ultima foto postata da Bonucci su instagram, quella relativa ai festeggiamenti natalizi, con Leo felice con la sua famiglia. Pinto sperava che con l’aiuto di Mourinho la tifoseria potesse accettare il suo arrivo, ma strada facendo si è reso conto che l’umore della piazza stava diventando davvero troppo negativo. Ed allora si è deciso di prendersi del tempo, in attesa di fare delle valutazioni finali. Impressioni? L’arrivo di Bonucci a Roma se non è saltato, è diventato sicuramente assai complicato.
In Curva Sud nacque il Gam, Gruppo Anti Manfredonia
Questo nell’anno 2023, quasi 2024. Eppure nel 1987, trentasei anni fa, a Roma ci fu un altro trasferimento che in teoria era meno accettabile di quello di Bonucci. La Roma di Dino Viola tesserò Lionello Manfredonia storica bandiera della Lazio. L’atmosfera in città non era certo lieve né pacifica. Ma la Roma tesserò ugualmente il calciatore. Successe di tutto. La Curva Sud si spaccò, nacque il Gam Gruppo Anti Manfredonia. Ci fu persino un accoltellato.
Ecco cosa scrive goal.com.
Se lo zoccolo duro della squadra, formato da Bruno Conti, Sebino Nela e Giuseppe Giannini, accoglie positivamente il nuovo arrivato, i tifosi giallorossi, in particolare gli ultras, non gli perdonano il suo passato. Ne nasce così una dura contestazione.
Succede addirittura che il Cucs (Commando Ultrà Curva Sud) si spacchi in due, e nasca il Gam, ovvero il Gruppo Anti-Manfredonia, chiaramente contrario all’arrivo del giocatore, che non manca di rivendicare la sua opposizione all’acquisto di un’ex bandiera della Lazio con striscioni talvolta pesanti e indecorosi.
Il culmine della tensione si verifica durante la gara contro il Genoa, in Coppa Italia a settembre, quando le due fazioni del vecchio Cucs, pro e contro Manfredonia, si scontrano: un tifoso, Marco Biagiotti, con l’unica colpa di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, viene accoltellato. La tensione in curva durerà ancora per qualche mese.
Ancora più particolareggiata la versione de laroma24.it:
La colpa, primordiale, era quella di essere innanzitutto “un laziale” dichiarato, un cavallo di Troia da respingere a tutti i costi, a maggior ragione, se quel peccato originario era stato più volte rivendicato dal giocatore stesso, con dichiarazioni diffamatorie nei confronti dei tifosi della Roma, oltre al reato, vero e per cui era stato condannato, di aver venduto le partite della Lazio.
Gli striscioni esposti da una parte della Curva Sud, durante Roma-Ascoli del 26 aprile 1987, “Viola, non ci vomitare Manfredonia”, “Viola compra tutti tranne i venduti” lanciarono un messaggio forte e chiaro alla presidenza giallorossa, che ingaggiando comunque il giocatore, diede il via alla spaccatura del Cucs (Commando Ultrà Curva Sud). Due fazioni: da un lato, il Gam (Gruppo Anti-Manfredonia), ovvero il Cucs “storico”, dall’altro, il “Vecchio Cucs”. Se i primi rivendicavano le loro motivazioni con striscioni che non lasciavano spazio a libere interpretazioni (da “Manfredonia boia, non ti ameremo mai” a “Manfredonia dacci le quote”, fino all’emblematico “Manfredonia ti accettiamo”, (con delle accette disegnate), il “vecchio CUCS”, così come la maggioranza della Curva Sud, riteneva invece che Manfredonia, essendo ormai un giocatore della Roma, nonostante la fede per i rivali storici cittadini e i problemi con la giustizia, andasse ora sostenuto, come tutti gli altri.
Il culmine di questa vicenda fu raggiunto il 2 settembre del 1987, in occasione dell’incontro di Coppa Italia tra Roma e Genoa, con quella che alcuni giornali definirono “la guerra civile nel nome di Manfredonia”. A pochi minuti dalla fine della partita, lo striscione innalzato dal Gam “indegno, levati quella maglia”, scatenò una rissa tra tifosi che si concluse con un accoltellato, Marco Biagiotti, che descrisse così quella circostanza beffarda: “Ero in curva, sotto lo striscione Anti-Manfredonia, questa è stata la mia sfortuna. Ma io guardavo la partita non potevo capire quello che accadeva alle mie spalle. Per tutta la gara ho sentito cori, urla, contestazioni. All’improvviso due gruppi sono partiti all’assalto, io mi sono trovato prigioniero, era impossibile scappare….”. In seguito ai fatti del 2 settembre, le due parti si divisero equamente la Curva: al “vecchio Cucs”, il lato della Tribuna Monte Mario, al Gam quello della Tribuna Tevere. Quest’ultimi, in segno di protesta, decisero così di portare avanti la loro battaglia con uno “sciopero del tifo” che durò fino alle scuse ufficiali di Manfredonia arrivate nel novembre dello stesso anno.