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Hermoso: «Il caso Rubiales ha reso molte donne più consapevoli della parola femminismo»

A Gq: «Ho subito persino minacce ma ora non penso più di lasciare il calcio. Voglio imparare a usare questa storia in positivo»

Hermoso: «Il caso Rubiales ha reso molte donne più consapevoli della parola femminismo»
Pachuca's Spanish midfielder Jenni Hermoso smiles after being honoured for her World Cup title before the women's Mexican football league match against Pumas at the Hidalgo stadium in Pachuca, Hidalgo State, Mexico, on September 10, 2023. Spain's football federation chief Luis Rubiales on Sunday said he will resign following the scandal over his kiss on the lips of Women's World Cup champion Hermoso. The controversial 46-year-old has been under fire after he cupped star player Jenni Hermoso's head and forcefully kissed her after Spain beat England 1-0 in the World Cup final in Australia last month. (Photo by Jaime LOPEZ / AFP)

La calciatrice spagnola Jenni Hermoso è stata intervistata da Gq España in seguito alla vittoria del Mondiale femminile e a tutto ciò che è accaduto con il caso Rubiales:

«Fino a tre mesi fa non ero campionessa del mondo, che è il massimo a cui potevo aspirare, e di certo non immaginavo di essere sotto i riflettori. Non credo nel destino. Per me, sono cose che ti accadono perché ci hai lavorato. Non lo so se la vita mi ha preparata a questo o no, ma mi ha fatto vedere tutto in modo diverso e capire che anche se ho raggiunto il top nella mia carriera sportiva, c’è molto di più. Devo fissare nuovi obiettivi per tornare a superarmi.»

«Dover raccontare più e più volte cosa è successo [l’ex presidente della Federcalcio spagnola Rubiales le ha dato un bacio sulle labbra non consensuale durante la premiazione del Mondiale] mi ha fatto molto male. Ci sto ancora lavorando con l’aiuto del mio psicologo, che conosco da molti anni. Per me, la salute mentale è importante tanto quanto l’allenamento quotidiano, quanto le ore che devo dormire per poter andare in campo. Ora mi sento forte e non sto crollando o pensando di non voler più giocare a calcio. Ho dovuto accettare le conseguenze di un atto che non ho provocato, che non avevo scelto o premeditato. Ho persino ricevuto minacce, e questo è qualcosa a cui non ci si abitua mai».

Sulla sua famiglia:

«Ogni volta che arrivo in Spagna, la prima cosa che faccio è andare a casa dei miei genitori. Lì trovo i miei zii e cugini, vedo mia nipote, mangiamo tutti insieme… Sono una persona che ama stare in famiglia».

Sulla lotta all’uguaglianza tra calcio femminile e maschile, Hermoso ha dichiarato:

«A livello personale, non combatto per uno status. Per me, la mia vita è il mio quartiere, la mia famiglia, la mia gente. Non farò mai nulla solo per fare più soldi. Essere in grado di lottare per questo [condizioni più dignitose per le calciatrici] è un altro orgoglio ed è in questo ambito che voglio davvero farmi notare. Se devo mettere la mia faccia per ottenere un cambiamento, andare avanti, ci sono. Con tutto ciò che è successo, penso che molti di noi siano diventate più consapevoli di ciò che la parola ‘femminismo’ significa davvero, compresi molti amici e familiari. Noi, nel calcio, abbiamo vissuto in prima persona la lotta per l’uguaglianza. Ci hanno chiamato capricciose. Si è sempre detto che volevamo essere pagate come i ragazzi e non era vero. Mi fa molto arrabbiare che dicano che il calcio femminile non genera tanto successo quanto il maschile. Ovviamente lo sappiamo e non abbiamo mai chiesto di essere pagate come loro. Volevamo semplicemente le cose più semplici: un salario minimo, essere rispettate e avere la possibilità di fare qualcosa di molto grande. Non appena l’abbiamo avuto, abbiamo vinto un campionato del mondo».

Su come vorrebbe essere ricordata, Hermoso ha risposto:

«Come qualcuno che ha cercato di cambiare la mentalità di molte persone. Fortunatamente o sfortunatamente, c’è questa storia [caso Rubiales], ma ho intenzione di imparare ad usarla positivamente per combattere per ciò che penso sia buono per la società. Il movimento #SeAcabó deve portare a una nuova era. In questi mesi, con tutto quello che è successo, a volte non ricordavo di essere una calciatrice. Nella corsa ai Giochi Olimpici, nella mia squadra in Messico, nella Nazionale, continuerò a godere di questo sport».

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