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C’è un modello Napoli nel calcio

È la risposta alla degenerazione dovuta al fiume di soldi veri (arabi) o presunti (debiti di molte società) che infestano il pianeta football

C’è un modello Napoli nel calcio
Napoli 19/06/2023 - conferenza stampa presentazione nuovo allenatore Napoli Rudi Garcia / foto Imago/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis ONLY ITALY

Occorre prendere atto che c’è un modello Napoli nel calcio. Il modello Napoli è proprio la risposta alla degenerazione dovuta al fiume di  soldi veri (arabi) o presunti (debiti di molte società) che infestano il pianeta football. Il modello Napoli dimostra che si può anche vincere lo scudetto e comunque competere, in Italia come in Europa, anche comprando giocatori da 10-15 milioni. Senza entrare nel vortice delle cifre stratosferiche che riempiono le pagine dei quotidiani. La controprova è l’arabo Psg che, pur ingaggiando giocatori con investimenti di centinaia di milioni, vince solo il modesto campionato francese. In fondo il modello Napoli prova che ancora oggi si può far calcio conservando una dimensione finanziariamente contenuta.

Certamente anche il modello Napoli ha i suoi aspetti di modernità deteriore. Ad esempio quello che non lascia spazio alla dimensione umana che un tempo era invece presente ovunque. Si pensi ai giocatori-bandiera, a quelli che avendo vestito la maglia per molti anni acquisivano il diritto a mille riguardi. Oggi di tutto ciò non vi è più traccia perché non risponde più alle leggi del dio mercato. Ma il problema ovviamente non è solo del modello Napoli. D’altro canto il fluire del tempo e le trasformazioni socioculturali impongono nuove regole, che piacciano o meno. Insomma tutto cambia e quindi anche il calcio.

Per esempio, noi tifosi d’altri tempi, siamo cresciuti cresciuti con la campagna acquisti fatta al Gallia. Celebre albergo milanese. Siamo stati svezzati con poche e chiare notizie. Quando a mezzanotte di un dato giorno di luglio scattava il rien ne va plus. I giochi erano tutti fatti. Chi aveva comprato aveva comprato. Chi si era trasferito si era trasferito. E nulla si poteva più muovere fino allanno successivo. I nomi dei calciatori oggetto di compravendita erano ben noti. Italiani o stranieri che fossero. Le squadre avevano le loro bandiere. Rivera, Mazzola, Juliano… E le bandiere erano inamovibili.  Mai  neanche soltanto sfiorate da una ipotesi di trasferimento. Era l’epoca in cui i ragazzini giocavano al pacchero per vincere pacchetti di ritrattielli. Oggi invece l’album Panini non riesce più a seguire gli eventi. Per quanto tardi possa uscire c’è sempre un giocatore cha appare con la casacca sbagliata. C’è però una cosa immutabile. Ed è la nostra passione. La passione di tifosi. Di cui andiamo orgogliosi. La passione per il calcio e l’amore per la propria squadra accomuna tutti ricchi e poveri, intellettuali e incolti ( citando  Totò’ “il calcio è na livella”), la partita la puoi vedere in tribuna vip o in curva o gratis nel circolo all’angolo, in tv o sul computer poco cambia.

Resta immutabile la partecipazione emotiva all’ultimo rito dei tempi moderni.

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