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Addio alla Coppa Davis di Piqué. I tradizionalisti esultano ma non ci sarà la restaurazione

L’Itf ha chiuso il contratto di 25 anni con la Kosmos dopo appena 5 anni. Il format sarà ridisegnato con l’Atp, ma non si tornerà mai alla vecchia competizione

Addio alla Coppa Davis di Piqué. I tradizionalisti esultano ma non ci sarà la restaurazione

Dopo Shakira anche la Coppa Davis lascia Piqué. Ovviamente i quotidiani spagnoli più popolari non possono lasciarsi scappare l’occasione per il richiamo gossip, ma la notizia della tarda serata di ieri trionfa su tutti i media internazionali con una certa rilevanza: il consiglio d’amministrazione della federazione internazionale di tennis, l’Itf, ha deciso di rompere il contratto con Kosmos, la società dell’ex campione del Barcellona che aveva preso le redini della Coppa Davis dal 2019. Doveva durare 25 anni, finisce prematuramente, dopo meno di cinque anni, un’avventura tra le più chiacchierate e criticate della storia del tennis.

Nell’annunciare la partnership nell’agosto 2018, Piqué promise di investire tre miliardi di dollari nel tennis, per dare un futuro una competizione nata nel 1900 ma ormai cristallizzata in un modello poco gestibile nel tennis moderno. Ruppe un equilibrio, come solo lui sa fare. Ri-creandola sull’idea di farne una Coppa del Mondo in stile calcio, una volta l’anno. Sfide veloci, sui tre set, tutte concentrate in un sol posto.

Un format “divisivo”, come si dice adesso. Anzi, demolitivo. Tanto è vero che adesso, a rottura compiuta, è partita la grancassa di giubilo dei restauratori. Gilles Moretton, presidente della federazione francese, per esempio, ha esultato: «Continuo la mia lotta contro il nuovo formato della Coppa Davis, istituzione del nostro sport. Questa è una grande vittoria per il tennis».

L’Itf ha scritto nella sua nota che “assicura che le contingenze finanziarie siano in atto e, in qualità di custode della competizione, gestirà le qualificazioni e le finali del 2023 come programmato, con la Final 8 che si svolgerà a Malaga, in Spagna, a novembre”. E poi: “Oltre ad essere concentrati sulla realizzazione di un’altra spettacolare edizione della Coppa del mondo di tennis maschile, siamo concentrati sulla crescita futura della più grande competizione sportiva annuale a squadre internazionale”.

Ora però tutti si chiedono cosa accadrà. Certo non si tornerà indietro, come molti pure sperano. “A nemmeno cinque anni dalla firma dell’accordo, la Coppa Davis by Kosmos si era gioco forza trasformata in una creatura che non aveva molto a che fare con quella disegnata sulla carta e sulla quale avevano fatto i loro calcoli economici. Era solo logico che ci dovesse essere un “riallineamento” con le relative conseguenze. E queste conseguenze sono oggi uscite allo scoperto”, scrive Vanni Gibertini su Ubitennis.

Che aggiunge: “Naturalmente coloro che si erano sempre proclamati disgustati dalla rivoluzione della formula e si erano autoeletti paladini della tradizione non hanno perso tempo per celebrare la notizia come una “vittoria della tradizione” o una “cacciata dei mercanti dal tempio”. Magari non capendo che in questo mondo iperprofessionistico i mercanti sono il tempio. Chi crede che ora si tornerà al vecchio formato della Davis si sbaglia di grosso – quella pagina di storia, per quanto gloriosa, è chiusa e non tornerà più”.

Però dalle ceneri del format di Kosmos potrebbe nascere una nuova competizione più inserita nel sistema tennis istituzionale. La presenza dell’Atp nel Board della Davis, ufficializzata poche settimane fa, significa che Itf e Tour maschile lavoreranno ad un progetto condiviso, con il tabù della rivoluzione già abbattuto.

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