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L’Inter senza Brozovic sembra un «povero gabbiano che ha perduto la compagna»

La narrazione nerazzurra sta progressivamente ingigantendo il peso del centrocampista croato, noi stiamo al gioco anche se i dati dicono altro

L’Inter senza Brozovic sembra un «povero gabbiano che ha perduto la compagna»
Db Liverpool (Inghilterra) 08/03/2022 - Champions League / Liverpool-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Marcelo Brozovic

«Povero gabbiano, hai perduto la compagna…»

È il singolo di Gianni Celeste, «Tu comm’ a mme» che, 17 anni dopo l’uscita, Tik Tok ha mandato improvvisamente in testa alle classifiche. È un ritornello ch’è diventato virale, la base d’un meme, l’ha cantato perfino un altro Gianni, Morandi, che ha postato goliardicamente la performance su Instagram. La canzone racconta la storia di un gabbiano abbandonato dalla sua compagna, che ha perduto. E che quindi vaga affranto nei pressi una scogliera, senza più voglia di volare. Che «guarda attuorno ‘o mare e nun sape chello ch’ adda fa». Quando il gabbiano finisce di volare, l’autore – distrutto – smette di sognare.

Ecco, risparmiandovi il resto dell’analisi del testo letterario si potrebbe segnalare che questa sensazione di smarrimento, di abbandono, di «traumatico risveglio» pare proprio la stessa che l’allenatore dell’Inter, l’ambiente Inter e pure parte della stampa avvertono e denunciano a causa della mancanza di Marcelo Brozovic. Se manca lui, nella Milano nerazzurra “si smette di sognare”. Come se l’Inter di quest’anno iniziasse e finisse entro i confini di questo centrocampista croato, sicuramente forte (per carità) ed indubbiamente centrale (ci mancherebbe).

Senza Brozovic, dunque, si respira un clima generale di rassegnazione: non si può vincere. E alla sua assenza vengono imputati tutti i passi falsi o mezzi passi falsi dell’Inter. Chiariamo: Brozovic ha un suo peso nel contesto nerazzurro, questo non è in discussione.

Anche se, in realtà, i risultati non dicono esattamente che si perde proprio solo quando manca lui: c’era quando l’Inter ha perso con la Lazio, c’era nel derby che ha svoltato il campionato, c’era nella fortunosa vittoria col Venezia che di fatti ha aperto le porte del periodo difficile. E c’era nei vari stop europei, nelle due sconfitte col Real Madrid e in quella di San Siro contro il Liverpool. Mancava col Sassuolo, vero, e mancava ieri col Torino. Mancava anche in Coppa Italia con l’Empoli, in quel caso l’Inter ha vinto. Ma queste tre partite (una vittoria ai supplementari, un pareggio e una sconfitta) non possono bastare per fare una specie di statistica. E comunque, pure fosse, non è mai cosa buona e giusta dipendere dalle prestazioni di un solo giocatore. Se poi non è Mbappé, non è Messi, non è Ronaldo, non è Benzema… ma è Brozovic, allora – ci sia permesso – è ancora peggio. Brozovic ha un suo peso, dunque, ma non ci si può fermare lì. Non se gli obiettivi sono quelli di una squadra del prestigio dell’Inter.

Cosa dovrebbe dire, allora, chi ha avuto tanti calciatori fondamentali fuori per una parte consistente della stagione? L’Inter ha potuto contare quasi sempre su tutta la rosa a disposizione. Non si può dire lo stesso delle squadre che, sfavorite già sulla carta, continuano a contenderle il titolo: il Milan ha perso Kjaer e ha dovuto spesso improvvisare la difesa per gli stop degli altri (Tomori su tutti), ha perso Kessié per tutta la durata della Coppa d’Africa, ha perso il suo portiere per un mese e mezzo e convive con la cronica mancanza di Ibrahimovic. Si potrebbe dire che Ibrahimovic è vecchio e che andava messo in conto eppure Dzeko non è proprio un ragazzino. Del Napoli abbiamo scritto abbastanza: due mesi senza il calciatore più determinante (Osimhen), i centrali titolari d’inizio anno (Koulibaly e Manolas) praticamente mai a disposizione, un centrocampo da reinventare ogni volta facendo i conti con i vari stop di Anguissa (ieri Spalletti s’è rammaricato di averlo avuto poco), di Fabian, di Lobotka. Pure gli esterni d’attacco hanno avuto problemi su problemi. Non se l’è passata meglio la Juve: Dybala ha quasi ventinove anni ma viene gestito manco ne avesse trentacinque, il ginocchio di Chiesa ha fatto crack, Chiellini e Bonucci sono desaparecidos, di McKennie e Zakaria non c’è più traccia. Per non parlare dell’Atalanta che ha fatto quasi tutto il campionato senza Zapata e Ilicic.

Insomma: trasformare l’assenza di Brozovic in due o tre partite (o addirittura in alcuni minuti della partita) in un alibi in grado di determinare un calo verticale come quello che l’Inter ha avuto nel 2022 – come si legge, come in parte avalla anche Inzaghi – è un po’ eccessivo. E anzi, finirebbe col diventare una mancanza di rispetto anche verso una rosa che nonostante le partenze di Conte, Lukaku, Hakimi ed Eriksen era considerata, ai nastri di partenza, la migliore del campionato. Esistono gli insostituibili, certo. Ma se questa squadra non fosse in grado di sopperire all’assenza (per due partite) di Brozovic, diventerebbe inevitabile dire che è stata sopravvalutata. Il problema, forse, è un po’ più complesso.

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