ilNapolista

Un segno di rossetto sul viso e il calcio ha sbrigato la pratica sessismo

Il comportamento delle istituzioni equivale al “non prendertela” detto alla giornalista toscana molestata in diretta. L’ipocrisia non ci salverà, ma a qualcuno interessa?

Un segno di rossetto sul viso e il calcio ha sbrigato la pratica sessismo

“Tirate fuori i coglioni” hanno urlato i tifosi allo Juventus Stadium l’altro giorno.  “Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche”, disse in un’occasione ufficiale il presidente della Lega Calcio Dilettanti, Felice Belloli, riferendosi alle calciatrici. “Fuori le tette” urlarono i tifosi del Napoli a Diletta Leotta. “Donne, mogli e fidanzate” non si possono sedere accanto a noi, scrissero in un comunicato gli ultras della Lazio.

“A tutti gli amanti dei selfie e dei video, a tutte le coppiette con le sciarpe rosa e a tutti quelli che vogliono vedere la partita come sul divano di casa auguriamo buona visione!” Hanno scritto in un recente comunicato gli ultras del Napoli. Un’addetta alla manutenzione del prato venne pesantemente insultata dai tifosi dell’Inter in trasferta a Genova. Persino gli organizzatori della Partita del cuore si sono resi recentemente protagonisti di un episodio di sessismo.

Tutti casi isolati? Niente affatto. Tutti episodi che rivelano quello che si fa fatica ad accettare ed ammettere pubblicamente. Ovvero che il mondo del calcio, così come la società italiana, è intriso di razzismo, omofobia, machismo e sessismo.

Così accade, da ultimo, che in concomitanza con l’iniziativa “diamo un rosso alla violenza”, la giornalista Greta Beccaglia sia stata aggredita, insultata, molestata e palpeggiata in diretta TV nei pressi dello stadio di Empoli dove stava svolgendo il suo lavoro di inviata.

Stride la concomitanza degli eventi, ma forse serve. Credo che quel che succede negli stadi, così come quello che leggiamo quotidianamente sui social network, abbia una importantissima funzione di disvelamento della realtà. Una cartina di tornasole capace di evidenziare sentimenti e opinioni che albergano nella nella nostra società. Protetti dall’anonimato dei nickname o dal branco, infatti, viene fuori il vero pensiero. Un pensiero debole e retrogrado, impossibile da portare avanti da soli. Tant’è che, una volta individuati, i responsabili dei gesti si mostrano tutti pentiti e piagnucolano invocando il perdono degli offesi, unitamente al ritiro delle denunce.

Dicevamo che forse serve che la cronaca racconti di episodi beceri come quello di Empoli, perché così è più chiara la scarsa attenzione, l’indifferenza che tutti i protagonisti di questo mondo a parte che è il pallone manifestano quotidianamente davanti all’inaccettabile. Chi osa ribellarsi, come fece Koulibaly a San Siro qualche anno fa o come hanno fatto recentemente i ragazzi del Tribano, seconda categoria, viene punito con l’espulsione o con la sconfitta a tavolino. Il messaggio è chiaro: fate finta di niente, voltatevi dall’altra parte, non reagite e non parlate. “Non prendetevela”, esattamente quello che ha chiesto di fare il collega giornalista, in diretta tv, a Greta Beccaglia. Molto meglio una bella mano di pink washing, un segno di rossetto sul viso, un messaggio in fotocopia letto senza alcune convinzione su tutti i campi e dal minuto successivo tutto come prima.

Se dovessimo mostrare una definizione filmata di ipocrisia non ci verrebbe in mente niente di meglio del mostrare la ridda degli allenatori che si mostrano davanti alla TV recitando un messaggio di cui non riescono a rispettare nemmeno la punteggiatura. Nessuno che si sia sentito di aggiungere due parole sincere, dette fuor di dovere. È tutto così coerente: gli spot della Fifa contro il razzismo e gli ululati, la scritta “respect” e urlare “merda” al portiere avversario (una moda che di recente ha fatto breccia anche a Napoli) e così via. Non servono a niente gli spot se non sono accompagnati dall’intransigenza. Lega, Figc, le singole società, i dirigenti, allenatori e calciatori devono iniziare ad agire diversamente. Servono nuovi regolamenti che tutelino chi è oggetto di razzismo, sessismo e ogni forma di discriminazione con la stessa intransigenza che si è sempre adottata nei confronti dei veri mostri sacri del calcio: i colletti bianchi. Ricordo che nel 2005 per mesi e mesi il Napoli fu multato con una regolarità impressionante per l’esposizione di uno striscione che recitava “Carraro infame”. In un’occasione, a Pistoia, si rischiò addirittura di non giocare la partita. Mai si è vista uguale determinazione per sanzionare i comportamenti allucinanti che vanno in scena negli stadi. Questo è il problema.

ilnapolista © riproduzione riservata