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Sconcerti: Donnarumma nell’Italia vale metà lavoro. E’ il nostro muro e il nostro riposo

Sul Corriere della Sera elogia il portiere del Milan e scrive di Barella e Berardi. Il primo non assomiglia a nessuno e fa la differenza. Berardi è completo

Sconcerti: Donnarumma nell’Italia vale metà lavoro. E’ il nostro muro e il nostro riposo
Db Firenze 04/09/2020 - Uefa Nations League / Italia-Bosnia Erzegovina / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluigi Donnarumma

Sul Corriere della Sera, Mario Sconcerti scrive dell’Italia di Roberto Mancini, oggi attesa all’esordio agli Europei contro la Turchia. Il punto di forza della squadra, dice, è Donnarumma.

Nell’Italia di Mancini la sicurezza è portata da Donnarumma. Non ha un’armonia nel fisico che lo aiuti, non è un atleta naturale, ha più del bonario che dell’irresistibile. Però è in assoluto il miglior giocatore italiano, quello con il più alto spessore internazionale. Il contratto con il Psg al doppio della cifra del Milan chiude anche l’affannosa questione dell’ingratitudine. È andato via per un ingaggio doppio, non per un soffio. E ha ringraziato il Milan giocando 251 partite di campionato con la sua maglia. Direi che si è tutti pari. Donnarumma nell’Italia vale metà lavoro. Lui è il nostro muro e il nostro riposo. Se non sarà lui all’altezza, mancherà strada a tutti”.

E poi ci sono Barella e Berardi. Barella non assomiglia a nessun altro giocatore, scrive.

È l’interpretazione personale dell’uomo ovunque che alterna generosità imperfetta a idee luminose. È questo tipo di giocatore che segna la differenza ai grandi livelli. Tutti i giocatori sono fondamentali, ma molti si assomigliano, li hanno anche gli altri. Barella è come De Bruyne, come Busquets, come Bruno Fernandes, come Foden o Mount, nel senso che esistono da soli e fanno la differenza”.

Berardi, invece, “sta crescendo in silenzio”.

“Berardi è un numero dieci spostato sulla fascia, ha un mancino finissimo, non latino, un po’ flemmatico, dimostrativo, alla nord europea, da grande tedesco o inglese. Mancini in realtà non ha mai davvero pensato che il titolare fosse Chiesa in quel ruolo. Chiesa è esplosivo, in un torneo breve è una divergenza, un’eccezione. Berardi è giocatore più completo, di quelli che nel totale fanno una somma irraggiungibile“.

 

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