Masucci (Cappella Sansevero): “Assurdo il clima intorno al Napoli. De Laurentiis va solo ringraziato”

“Mi piace Ancelotti, purtroppo questo clima radicalizzato impedisce anche le critiche legittime”

Masucci (Cappella Sansevero): “Assurdo il clima intorno al Napoli. De Laurentiis va solo ringraziato”

Prima gli striscioni, poi i cori, infine il rifiuto della maglia di Callejon a fine partita.

Il destinatario è sempre e soltanto uno: Aurelio De Laurentiis, a capo di una squadra – unica in Italia – per la decima volta in Europa (uscita dalla Champions dopo aver risaltato in un girone quasi impossibile) che chiude la stagione con un secondo posto in campionato (messo in cascina a quattro giornate dalla fine).

Un clima di odio folle e ormai generalizzato di cui abbiamo pensato di discutere con Fabrizio Masucci, a capo del consiglio di amministrazione di un’eccellenza cittadina, il Museo Cappella Sansevero.

masucci de laurentiis

Fabrizio Masucci

Perché c’è questo clima di odio nei confronti di de Laurentiis?

«Sicuramente è un personaggio divisivo, non si crea il problema di esserlo e per ma fa bene. Penso che dobbiamo solo ringraziarlo per quello che sta facendo con il Napoli. Dovremmo esserne felici. Per me è inspiegabile questo clima. Tendiamo a circoscrivere questo approccio sempre critico e distruttivo solo al tifo ultrà, ma penso che invece pervada un po’ tutti gli ambienti del tifo».

Divisivo dal punto di vista umano o anche imprenditoriale?

«Umano. Dal punto di vista imprenditoriale ha tutte le ragioni dalla sua parte. Capisco anche i suoi modi bruschi quando risponde a questo clima di odio generalizzato. Forse però dovrebbe avere l’intelligenza di comprendere che quando un tifoso del Napoli dice, ad esempio, ‘vogliamo vincere’, lui potrebbe evitare di rispondere ‘e allora tifa per la Juve’. Non c’è bisogno di farne sempre una guerra di religione».

La contestazione di ieri a Callejon: cosa ne pensa?

«Sappiamo tutti che la maglia lanciata indietro non era per Callejon, ma per il presidente. Non capisco come sia possibile che chi ha fatto quel gesto non si renda conto di aver offeso un giocatore e una squadra intera per arrivare ad un obiettivo indiretto».

Che appeal può mai avere la città su altri giocatori dopo le contestazioni di ieri?

«Nessuno. Questo ambiente è totalmente irrazionale e dannoso per il Napoli. Ormai la retorica del San Paolo come dodicesimo uomo in campo non corrisponde più alla realtà. Il tifo delle curve, anche in partite in cui non contestano direttamente De Laurentiis, è assolutamente ombelicale. Ormai quella che ci raccontiamo sul San Paolo è solo una favola. Ed è così già da molto tempo».

Cosa le dà più fastidio della contestazione allo stadio?

«Sicuramente quando si intonano cori offensivi per i giocatori per arrivare a colpire De Laurentiis. Le voglio fare un esempio. Durante gli ultimi minuti di Napoli-Arsenal, da una parte della curva B è partito un coro abbastanza forte da sentirsi anche in Tribuna. Urlavano: ‘Vinceremo il tricolor’. Sembra una banalità ma l’ho trovato odioso. È un coro ironico che fanno i tifosi delle squadre avversarie quando due squadre lottano per lo scudetto. È un approccio da non tifosi. Quando si arriva a fare un coro ironico contro la propria squadra si è al culmine».

Perché il clima attorno al Napoli si è radicalizzato così?

«I cosiddetti ‘papponisti’, che sono i primi radicali, hanno finito per radicalizzare anche la più esigua fazione avversa. E questo non giova a nessuno: per contrastare loro, anche il tifo e la stampa più razionale finiscono per radicalizzarsi nel senso opposto».

In che senso?

«E’ come se ormai, da parte dei tifosi sani e dei giornalisti razionali – come anche voi del Napolista – ci fosse la sola preoccupazione di smarcarsi dal papponismo. Ma così si arriva all’eccesso opposto: non si può fare un’analisi critica anche puntuale perché si ha paura di essere messi nel calderone di chi critica a prescindere e ha un approccio distruttivo e totalmente scollato dalla realtà, come quello dei papponisti. Non bisogna mai cadere nell’eccesso e nella radicalizzazione opposta».

Intende dire che per contrastare l’oltranzismo dei papponisti si penalizza l’informazione?

«Sì. Da una parte lo capisco, perché è talmente ridondante e pericolosa la fazione dei papponisti che è naturale che si cerchi in tutti i modi di porvi un argine. Ma prenda me: sono un malato del Napoli, di questo Napoli sono contentissimo, seguo tutte le partite, però ci sono delle cose che non capisco del Napoli di Ancelotti e non posso avere risposte perché nessuno chiede niente. Chiedere, ormai, significa essere contestatori. Non è così: chiedere significa solo chiedere. Non è possibile che non si può aprire la bocca sennò si viene tacciati di essere papponisti».

Allora parliamo del Napoli. Secondo lei questa è una stagione fallimentare?

«Non lo penso assolutamente. Non confondiamo. Sono contentissimo che sia venuto Ancelotti, non faccio paragoni con Sarri, mi rendo conto che sono due allenatori differenti e guardo al futuro. Però, da tifoso, non posso non vedere che la seconda parte della stagione del Napoli è stata peggiore della prima. È andata peggio. Vorrei avere il diritto non alla critica, non mi interessa, si parla di calcio, ma all’informazione».

Che critica farebbe ad Ancelotti?

«Per esempio: penso che la rosa del Napoli abbia una qualità specifica eccellente che risiede in un giocatore che è proprio Callejon. Ha la capacità straordinaria di giocare sul filo del fuorigioco per cui crea 4 o 5 occasioni a partita. Nel momento in cui Ancelotti ha scelto di farlo giocare diversamente, secondo me ha tolto al Napoli un’arma. Chiedergli conto di questa cosa e del perché lo ha fatto è possibile o è lesa maestà?».

Il fatto è che a De Laurentiis non vengono mosse critiche sul piano prettamente sportivo ma su quello imprenditoriale…

«Dal punto di vista imprenditoriale non dico niente. Ai papponisti dico sempre una cosa: delle due l’una. O pensate che non vinceremo mai perché il presidente non tende alla vittoria – e mi pare una stupidaggine – ma non potete essere gli stessi che dicono che l’anno scorso ci hanno rubato lo scudetto, cosa che penso anche io. Se ci hanno rubato lo scudetto vuol dire che il Napoli dell’anno scorso bastava ad aspirare alla vittoria, allora non si può tirare in ballo il mercato di gennaio. Il problema dei papponisti è che cadono in una quantità incredibile di contraddizioni nelle loro argomentazioni. È insopportabile».

I tifosi non vogliono solo vincere. Lo pretendono. Gli striscioni parlano chiaro…

«Distinguiamo. È una naturale tensione del tifoso voler vincere, anche perché De Laurentiis ci ha abituati bene, ma non bisogna pretendere nulla. È chiaro che dispiace esserci arrivarti tante volte così vicini e non vincere: è un po’ frustrante, ma per quanto mi riguarda sono contentissimo di questo Napoli e firmerei con il sangue per avere altri dieci anni così. Pretendere è ridicolo. Meritiamo di più: ma chi merita cosa? Tutti noi dovremmo stemperare l’atmosfera. Il calcio è uno sport bellissimo ma è soltanto uno sport. I napoletani dovrebbero pensare a pretendere di più da loro stessi e dalla città su cose molto più importanti del calcio».

Secondo lei come è possibile che si possano affiggere striscioni così grandi in luoghi simbolo senza che nessuno dica niente? Non è pericoloso sottovalutare il problema? Non è possibile che la contestazione assuma toni più violenti?

«Probabilmente ha ragione ad essere preoccupata. Purtroppo questo fa parte, ahimè, di una perdita di controllo più generale di quello che avviene sul territorio. Non ci vedo motivazioni specifiche sul fatto che sia stato possibile affiggere gli striscioni. È uno dei tanti episodi che raccontano la scarsa capacità, in questo momento, di controllare il territorio».

Un’ultima cosa, tornando ad Ancelotti. I tifosi gli rimproverano soprattutto di essere un aziendalista. Che ne pensa?

«Trovo normale che Ancelotti sia in sintonia con la società per cui lavora, solo che una parte della tifoseria lo considera servilismo interessato. Anche in questo caso, però, la discussione si è esacerbata al punto che non è più possibile parlarne serenamente. La diffidenza, l’astio o la maldicenza vera e propria con cui è stato accolto sin dall’inizio, nella tifoseria e nella stampa locale, dai detrattori del presidente e della società hanno un curioso contraltare nell’atteggiamento, a mio modo di vedere, talvolta eccessivamente riguardoso da parte della stampa nazionale nei suoi confronti. Il curriculum di Ancelotti parla da solo, e tutti – quando lo critichiamo – dovremmo ricordarci della frase di Kolarov che campeggia sulla home page del Napolista. Gli allenatori del Napoli, però, vanno e andranno giudicati sempre per quello che realizzano con il Napoli, senza pregiudizi negativi o positivi. Se è vero che l’unica verità la dice il campo, sarà il campo a parlare anche per Ancelotti: non sono gli insulti che potranno farlo tacere, ma neanche le marce trionfali. A noi, come avviene (o dovrebbe avvenire) in tutte le parti del mondo, non resta che tifare».

 

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