Giulierini: «In questi attacchi a De Laurentiis, non riconosco Napoli»

Accade anche a Firenze con Della Valle ma non c’è paragone tra i due club. Come i musei, anche le società di calcio sono un’azienda.

Giulierini: «In questi attacchi a De Laurentiis, non riconosco Napoli»
Il direttore del Mann Paolo Giulierini

Da più di tre anni Paolo Giulierini è il direttore del Museo Archeologico di Napoli, ha ristrutturato il museo portandolo tra le eccellenze del panorama museale italiano. Per il suo lavoro nel 2018 ha ricevuto il premio come miglior direttore di museo in Italia. Sempre nel 2018 il MANN ha organizzato con la Società “Il Napoli nel Mito” la prima mostra ufficiale SSC Napoli.

Tifoso del Milan, appassionato di sport, ha condiviso con il Napolista l’avventura di portare il subbuteo nelle sale del museo e ha collaborato al libro sul record di Higuain. Abbiamo chiesto una sua opinione su quanto sta accadendo a Napoli, sulla contestazione dei tifosi contro la squadra e De Laurentiis, sul clima che si respira in città.

Si può affermare senza ombra di smentita che a Napoli non tutto funziona come dovrebbe, anzi, si può azzardare che le cose che funzionano sono davvero poche. Spesso sono proprio quelle che funzionano ad attirare le critiche, un atteggiamento strano e di difficile comprensione, di cui è stato vittima anche il direttore del MANN poco dopo essere arrivato in città.

«Credo che questo accada perché quando vedi qualcosa che si distingue, lo percepisci come un fenomeno anomalo e lontano dalla realtà cui si è abituati», ci spiega Giulierini.

Come giudica la gestione del Napoli da parte del presidente De Laurentiis?

«Francamente quando sento attaccare una società come il Napoli che da dieci anni è stabilmente in Europa e che è seconda in classifica, prendo le distanze. Negli ultimi anni, se non ci fosse stata la Juventus, che ha speso sei volte tanto, i risultati sarebbero stati anche migliori. Non si coglie lo sforzo economico e di buona gestione che c’è dietro a tutto questo. Mi affranco da tutte le critiche a presidente, allenatore e calciatori, da cittadino ospite non riesco a comprenderle».

Anche lei, al MANN, ha dovuto riorganizzare e gestire le possibilità economiche del Museo e ha ottenuto ottimi risultati. Come giudica la gestione economica del Calcio Napoli?

«Positiva, parlano i fatti. Nel tempo non solo ha scovato e sfornato ottimi calciatori, da Higuain a Cavani a Milik, ma ha avuto anche un’accorta politica che ha permesso di avere un bilancio in ordine e, nel contempo, arrivare sempre tra i primi. Credo che ci sarebbe da metterci la firma».

E le critiche mosse dai tifosi?

«Siamo in un mondo in cui conta solo arrivare primi, purtroppo, ma non posso comprenderlo. Si rimpiange Maradona, ma è stato un momento eccezionale, mentre questo Napoli sta dimostrando continuità. E’ questa la cosa eccezionale. Vogliamo parlare, poi, di cosa è successo nel post Maradona? Vogliono davvero tornare indietro come accaduto allora, solo per una vittoria? Il Napoli è un buon esempio di gestione imprenditoriale e aziendale. Come il museo, che è un’azienda culturale, anche la società sportiva è un’azienda. Penso che non si possa chiedere di più, altrimenti arriva il classico magnate orientale che però non dà nessuna garanzia. Ne sono specchio il Milan e l’Inter. Essere gestiti, poi, da una persona che ha scritto pagine importanti della storia del cinema italiano, non è da poco. Non capisco il livore nei confronti di De Laurentiis, che ha fatto tanto, ha cultura e ha visto tanto mondo».

Gli episodi di contestazione cui assistiamo, rispecchiano la Napoli che ha conosciuto in questi anni?

«Il mio turbamento è proprio che vedo in queste manifestazioni un’espressione di Napoli antitetica allo spirito della città che ho conosciuto. In questo è molto simile alla mia città, Firenze. Questi comportamenti assomigliano alle contestazioni periodiche che i fiorentini fanno contro Della Valle. Ma i tifosi fiorentini hanno da eccepire che in dieci anni si è vinto ben poco, qui no. Questa scissione tra il “cuore di Napoli” e la società Calcio Napoli è anomala».

Talvolta viene imputato al presidente di avere delle pecche in termini di comunicazione. Può essere questo uno dei problemi?

«Istituzionalmente abbiamo organizzato insieme una bella mostra sul Napoli e posso dire che nei momenti in cui ci siamo parlati e incontrati abbiamo avuto un interessante scambio di opinioni sui vari artisti e registi che hanno tratteggiato con la loro arte il calcio. De Laurentiis è una persona di cultura. Bisogna considerare che ci sono ambiti in cui non puoi essere sempre iperdelicato, il calcio è uno di questi, alcune reazioni vanno ricondotte anche allo stress che si vive in certe situazioni. Io ho sempre molto rispetto di chi ha costruito una grande azienda. A volte si giudica per gli aspetti strettamente legati ad una battuta: l’esame di una persona va fatta complessivamente, bisogna vedere cosa ha fatto».

Le contestazioni potrebbero far cambiare la percezione positiva di Napoli?

«Non è detto che chi fa più chiasso e protesta, determini la maggioranza. Ha solo più visibilità. Tra l’altro, la cosa bellissima di Napoli è vedere intellettuali e professionisti che non ti immagineresti mai mettere al collo la sciarpa della squadra e trasformarsi in tifosi da stadio. Il tifo non è solo degli ultrà, ma anche della Napoli positiva e non è detto che sia una minoranza».

Perché si contesta solo il Napoli e si sciopera al San Paolo e non per altre realtà che non funzionano?

«Semplicemente perché nel caso del tifoso c’è un’identificazione diretta tra la persona e la squadra e si pensa che la propria capacità di contestazione sia efficace. Si ha una sorta di protagonismo che in altri settori non esiste. La squadra è sentita come qualcosa di concreto contro cui potersi scagliare, per le infrastrutture significa rivolgersi ad un’amministrazione di cui si ha meno percezione».

Lei è tifoso milanista. A Napoli anche Ancelotti è stato criticato, cosa ne pensa?

«Da milanista ho una stima immensa per il mister, perché rappresenta gli anni migliori del mio tifo, il Milan atletico sul modello Ajax. Ha vinto quasi più trofei da allenatore che da giocatore, e al primo anno di campionato si assesta al secondo posto. Il Napoli potrà aver fatto qualche punto in meno rispetto alla passata stagione, ma è sempre al secondo posto con la Juventus davanti. Forse quest’anno è apparentemente meno brillante, ma si deve guardare anche alle condizioni dei calciatori. Alla fine contano i numeri e i numeri sono a suo favore. Lo so che tutti vorrebbero vincere ma uno solo può vincere».

 

 

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