Davano il Napoli di Ancelotti quinto e ora parlano di fallimento per il secondo posto

In quale universo Ancelotti a Napoli non è criticato? È tutto un continuo raffronto col campionato scorso. Ovviamente nessuno paragona il cammino europeo

Davano il Napoli di Ancelotti quinto e ora parlano di fallimento per il secondo posto
Hermann / KontroLab

Il rumore di fondo

Il rumore di fondo diventa sempre più intenso. È il rumore delle critiche a Carlo Ancelotti. Critiche accompagnate da una serie di pensieri che rischiano di diventare luoghi comuni. Ieri l’edizione on line del Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo di un giornalista che è immediatamente diventato il punto di riferimento di buona parte dei seguitori del Napoli (tifoseria è termine eccessivo, fuori luogo). Una sorta di Indro Montanelli. Il suo articolo, intitolato “Napoli, l’importanza di chiamarsi Carlo Ancelotti: 13 punti in meno rispetto a Sarri e nessuno lo critica”, ha girato vorticosamente in tutte le chat. In tanti, tantissimi, dopo Empoli e Genoa, hanno potuto finalmente rialzare la testa e riprendere il loro refrain: il paragone con lo scorso campionato. Non con la stagione, perché a Napoli l’Europa non conta. La Brexit ci fa un baffo.

Il popolo dei novantunisti parla solo dei tredici punti in meno rispetto allo scorso campionato. Così come quest’estate denunciava che Ancelotti era venuto a prendersi la pensione. O che Ancelotti era venuto a Napoli per sistemare il figlio. Che Ancelotti è aziendalista – tra l’altro reo confesso – perché è al soldo del pappone (De Laurentiis, per coloro i quali sanno poco di Napoli). A differenza di Sarri. Perché è Sarri il costante termine di paragone.

En passant, diciamo che solo a Napoli esiste questo dibattito. Nel ciclismo o arrivi secondo in volata o arrivi secondo a tre minuti, sempre secondo sei arrivato. Come nel tennis: o perdi in tre set, o in cinque, poco cambia. Non troverete mai un dibattito sul conteggio dei game. E potremmo proseguire a lungo. Si chiama sport: concetto estraneo a molti.

La tiepida accoglienza

Per coloro i quali che sanno poco di Napoli, Ancelotti venne accolto in città con una certa freddezza. Diciamo in maniera tiepida. I media non sono rappresentativi dell’umore della tifoseria. Lo sono molto di più i social. A Napoli Sarri è considerato il miglior allenatore del mondo, e Ancelotti uno che ha avuto la fortuna di allenare grandi campioni. Chi vi dice il contrario, mente sapendo di mentire. Oppure non sa nulla di Napoli.

A Napoli, per un bel po’ di tempo, ogni gol segnato era considerato figlio degli schemi di Sarri. E ogni gol incassato colpa delle modifiche apportate da Ancelotti.

In tanti si aspettavano – potremmo dire speravano – un tracollo del Napoli nelle prime giornate di campionato. Il Napoli aveva in fila: Lazio, Milan, Sampdoria, Fiorentina, Torino. Ne uscì con quattro vittorie e una sconfitta. Eppure per quella unica sconfitta scoppiò il finimondo.

Nessuno credeva nel Napoli di Ancelotti

Poi c’è stata la Champions. E i più sono stati costretti a fare buon viso a cattivo gioco. Il Napoli se l’è giocata fino all’ultimo secondo con Psg e Liverpool. E comunque l’eliminazione ha provocato critiche feroci. Figuriamoci cosa accade oggi, dopo due partite effettivamente brutte, e col campionato finito.

Andrebbe sempre ricordato che il Napoli è secondo. Lo scorso anno, il Napoli disputò un campionato eccezionale ma sempre secondo arrivò. Ci fu Orsato, ci fu il crollo in albergo. Fatto sta che il Napoli arrivò secondo. Come secondo è oggi. Con la differenza – che da noi nessuno sottolinea – che lo scorso anno in Europa il Napoli non toccò palla (né in Champions né in Europa League) mentre quest’anno ha disputato una signora Champions ed è nei quarti di Europa League. Traguardo – i quarti in una coppa europea – che il Napoli nella sua storia ha raggiunto appena cinque volte. Ripetiamo: cinque. Ma la Brexit l’abbiamo inventata noi e tutto quel che non è campionato da queste parti è considerato irrilevante. 

C’è il portato emotivo, e non lo neghiamo. Il campionato dello scorso anno fu emozionante. Quest’anno non c’è mai stata competizione. È un fatto. Come, lo ripetiamo, è un fatto il diverso cammino in Europa.

Oggi Cerruti sulla Gazzetta scrive che “i 20 punti di distacco dalla Juventus hanno il sapore di una clamorosa bocciatura in campionato per il Napoli di Ancelotti”, ma dimentica di ricordare che quest’estate il Napoli era il quinto favorito. Era dato da tutti fuori dalle prime quattro. E ora si parla di fallimento o di clamorosa bocciatura per un secondo posto su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo.

La verità è che – incredibilmente – nessuno credeva nel Napoli di Ancelotti. Né buona parte dell’ambiente né i giornalisti. Tutti erano sicuri che il Napoli, quel Napoli, fosse esclusivamente figlio di Sarri che era riuscito nell’impresa di portare una squadra tutto sommato modesta a competere per il campionato.

Ipotesi che è stata seccamente smentita. Sia in Europa sia in Italia. Il Napoli è secondo per distacco nonostante il mediocre girone di ritorno, e in Europa ha battuto il Liverpool e giocato alla pari col Psg.

Ciascuno ovviamente resta delle proprie idee sul paragone tra Sarri e Ancelotti. Ma su un punto ci sentiamo di dire che gli osservatori esterni hanno preso un granchio: Ancelotti a Napoli non è idolatrato, basta dare uno sguardo più attento.

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