Inter-Napoli: il questore e l’arbitro avevano deciso di sospendere la partita

A fine primo tempo, erano tutti concordi. Nella ripresa, però, i buu sono ripresi al 25esimo, il questore era andato via e nessuno si è assunto la responsabilità

Inter-Napoli: il questore e l’arbitro avevano deciso di sospendere la partita

Un patto d’omertà

Hanno firmato un patto d’omertà quella tragica sera negli spogliatoi di San Siro. Il questore di Milano, l’arbitro, il quarto uomo, il responsabile dell’ordine pubblico. C’erano anche i giudici della Procura federale. Tutti avevano giurato che avrebbero interrotto la partita del disonore, quell’Inter-Napoli che prima ancora che iniziasse aveva provocato incidenti e agguati interisti contro i tifosi del Napoli.

Dovevano sospendere, interrompere la partita a maggior ragione perché in quella curva dell’Inter c’erano gli squadristi che un’ora prima del fischio d’inizio dell’arbitro Mazzoleni avevano assaltato a un paio di chilometri dallo stadio, in via Novara, un torpedone di auto e Van di 150 tifosi azzurri.

Quattro le segnalazioni nel primo tempo

Ben quattro episodi di discriminazione razziale c’erano stati nel primo tempo. Quattro. Segnalati dal mister Ancelotti e il Napoli. Richiamati dai giudici della procura federale. Ma né il questore Marcello Cardona, né il delegato per l’ordine pubblico che deve decidere se sospendere o interrompere la partita, né l’arbitro o il quarto uomo hanno voluto prendere una onorevole decisione.

E non è vero che è prevalsa la logica del meno peggio, come a Roma per la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, che per motivi di ordine pubblico proseguì fino alla fine (e in ospedale dopo giorni d’agonia morì il tifoso del Napoli Ciro Esposito vittima di un ultrà romanista).

No, a Milano, la sera di Santo Stefano, si è consumato un altro delitto: il patto omertoso tra le diverse componenti del mondo del calcio. Il tempo farà giustizia, assolvendo il Napoli calcio e la Procura federale.

Un’ora prima, c’era stato l’agguato interista

Un’ora prima il fischio d’inizio della partita si era consumato l’agguato ultrà interista contro gli azzurri. E il capo ultrà Daniele Belardinelli era stato investito da una o forse due auto di napoletani. Morirà in ospedale la mattina del 27 dicembre.

Dunque, per quattro volte, nei primi quarantacinque minuti di gioco, gli ultrà della curva interista indirizzano i loro buuu contro uno dei più se non il più bravo difensore al mondo, Kalidou Koulibaly.

Il Napoli e i giudici sportivi presenti in campo chiedono di interrompere la partita. Tra il primo e il secondo tempo si riuniscono e decidono che alla prima manifestazione di intolleranza e discriminazione razziale si procede con la interruzione della partita.

Ora succede che il questore si allontana dallo stadio e quando al 25esimo minuto del secondo tempo partono di nuovo i boati contro Koulibaly, il quarto uomo sollecitato a prendere una iniziativa sollecitando il responsabile dell’ordine pubblico fa come Ponzio Pilato: se ne lava le mani. L’arbitro e la questura milanese fanno finta di nulla.

Ora, per chi si trovava sul campo di gioco qualcosa deve aver capito. Insomma, quando Koulibaly e poi Insigne manifestano nervosismo e vengono espulsi forse queste loro reazioni improvvide hanno una spiegazione nel clima che si respirava in quei minuti al San Siro.

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