Gli scontri di Milano si potevano evitare: istruttoria al Viminale

La questura di Milano non diede credito all’informativa della Digos di Napoli. Il precedente dello “sgarro” dei napoletani a gennaio 2016

Gli scontri di Milano si potevano evitare: istruttoria al Viminale

Napoli aveva avvisato Milano

Napoli aveva avvisato Milano. Attenzione, c’è un «rischio elevato» di incidenti perché da tempo le due tifoserie sono avversarie. «Da Napoli partiranno 120-150 ultrà della Curva a, tutti fidelizzati. Viaggeranno con auto private e Van ed entreranno a Milano separati per poi ricongiungersi nei pressi dello stadio ed entrare tutti uniti nel settore “ospiti”».

L’informativa della questura di Napoli arriva a Milano cinque giorni prima della partita Inter-Napoli. Non si accenna a un progetto di assalto agli ultrà interisti, tanto che una volta aggrediti i napoletani si difendono con aste di bandiere e striscioni e le proprie cinture dei pantaloni. C’è tempo per organizzare un sistema di vigilanza e sorveglianza ma il questore di Milano Marcello Cardona non deve aver dato molto credito alla segnalazione degli uomini della Digos di Napoli.

Solo una macchina, «una pattuglia di vigilanza generica», segue il corteo di auto e Van azzurri, tant’è che quando esplodono gli incidenti, quando i centoventi ultrà interisti assaltano il corteo di auto napoletane, la pattuglia si allontana.

Processo amministrativo o disciplinare

C’è qualcosa che non deve avere funzionato se oggi al Viminale si apre una istruttoria interna che potrebbe portare a un processo amministrativo o disciplinare. Oggi i protagonisti in divisa, i vertici e i funzionari delle questure di Napoli e Milano che si occupano delle curve e dell’ordine pubblico saranno chiamati a rapporto, per raccontare i fatti.

Per tentare di capire come mai non si sia riusciti a evitare il contatto diretto tra le due tifoserie. Perché è stato ritenuto sufficiente mandare solo una pattuglia al seguito del corteo di auto dei tifosi napoletani, quando è prassi mandare funzionari e uomini dei reparti mobili e, lungo il percorso, lasciare auto vedette agli incroci sensibili per evitare brutte sorprese?

Eppure i napoletani erano stati molto precisi: tra le due tifoserie c’è una rivalità storica e non mancano episodi di contatti fisici e violenti ravvicinati. A partire dallo “scherzetto” dei napoletani in occasione di Napoli-Inter di Coppa Italia giocata al San Paolo nel gennaio del 2016.

Lo “sgarro” dei napoletani il gennaio 2016

Nottetempo e prima della giornata della partita, gli ultrà napoletani sostituirono catenaccio e lucchettone del cancello che collega la curva A al settore ospiti. Quando cominciarono ad arrivare i tifosi nerazzurri, gli ultrà azzurri irruppero nel settore ospiti e aggredirono gli interisti prendendoli alla sprovvista. Uno “sgarro” anche per le regole e codici degli ultrà. Una cattiveria, una guasconata, insomma un episodio da vendicare. Anche se i napoletani rinfacciano agli interisti quella Smart incendiata in un autogrill autostradale quando le due tifoserie si incontrarono casualmente e se le suonarono tra di loro.

Dunque, il 26 dicembre a Milano si potevano evitare gli incidenti? Durante quegli scontri un capo ultrà di Varese, Daniele Belardinelli, è morto investito da un’auto probabilmente di tifosi napoletani. Immagini inedite di quella terribile serata le ha mandate in onda “Quarto grado” su Retequattro. Si vede anche un gruppo di tifosi che solleva da terra il corpo di Daniele Belardinelli e si allontana per poi metterlo in una macchina diretta al pronto soccorso.

Gli inquirenti milanesi che hanno contestato ai quattro ultrà interisti arrestati finora il reato di rissa aggravata, procedono anche per omicidio volontario. Sarebbero una quindicina i napoletani indagati. Si aspettano gli esami tecnici, l’autopsia di Belardinelli e gli esami delle auto coinvolte nell’investimento del tifoso interista di Varese, capo ultrà della curva.

Finora è stata sequestrata una Volvo e si aspetta a momenti anche il sequestro di un Van e di altre due auto. Il fascicolo sulla morte di Belardinelli ipotizza il reato più grave, l’omicidio volontario, ma in assenza  di “riscontri tecnici” il reato potrebbe essere alla fine derubricato a omicidio stradale. Anche perché finora le testimonianze di ultrà interisti sono contraddittorie (c’è chi parla di auto che procede spedita investendo Belardinelli, chi invece sostiene che l’auto procedesse lentamente).

Certo che dalle 15 del pomeriggio alle 19.30 la zona dello stadio di San Siro sembra terra di nessuno. Le forze di polizia non si accorgono degli ultrà interisti che si danno appuntamento al baretto di San Siro, che alle 17.30 si trasferiscono al pub “Cartoons” in via Emanuele Filiberto. E da lì poi nel parco di via Fratelli Zoia dove aspettano l’arrivo della colonna di mezzi degli ultrà napoletani.

Alle 19,23 le vedette annunciano l’arrivo dei napoletani. Viene esploso un petardo e i centoventi ultrà interisti partono all’assalto degli azzurri. Quasi cinque ore senza che nessuno si accorgesse degli “invisibili”. oggi, il Viminale proverà a capire se si potevano evitare gli scontri.

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