Thuram: «Razzismo? Il calcio è timido, bisogna isolare i violenti»

Lilian Thuram intervistato dalla Gazzetta: «C’è meno razzismo rispetto a vent’anni fa, ma i partiti politici strumentalizzano certe situazioni».

Thuram: «Razzismo? Il calcio è timido, bisogna isolare i violenti»

L’intervista alla Gazzetta dello Sport

Un difensore-simbolo degli anni Novanta, ma anche un simbolo dell’antirazzismo. Lilia Thuram è qualcosa di più che un ex giocatore, anche dal punto di vista extrasportivo. Le sue dichiarazioni – raccolte oggi dalla Gazzetta dello Sport – sono da leggere e rileggere, in questi giorni di crisi sociale per il calcio italiano.

Secondo Thuram, in Italia «c’è meno razzismo rispetto al 1996, quando arrivai a Parma. Solo che negli stadi c’è sempre una minoranza a manifestarsi in maniera becera. La maggioranza non segue certi comportamenti, e in gran parte dei casi li disapprova. Però la tendenza è sempre quella di dar risalto ai violenti, anche perché gli altri restano in silenzio. Bisogna che le persone positive si facciano sentire».

Da questo punto di vista, le istituzioni latitano: «Il calcio è troppo timido, in tanti hanno paura a farsi sentire. Invece il movimento dovrebbe sfruttare
molto di più l’enorme cassa di risonanza e le proprie capacità di comunicazione. Il calcio è in grado di parlare a tantissime persone. E il discorso razzista va bloccato a tutti i costi perché è estremamente pericoloso: sbocca sempre nella violenza, sempre. È un discorso di morte».

Un problema politico

Thuram dà una lettura puramente politica della situazione: «Ci sono alcuni esponenti di alcuni partiti che parlano male dei migranti. Che dichiarano “bisogna lasciarli sulle navi”. E come possiamo difendere l’idea che si possano lasciar morire delle persone? Se si è pronti a far morire delle persone ora considerate lontane poi si sarà pronti a lasciar morire anche persone più vicine. Pensando così ci rinchiudiamo in una gabbia le cui pareti sono nazionalità, pelle e religione. Per questo penso che i partiti politici che strumentalizzano le difficoltà di uomini e donne siano pericolosi.  Se non accetti l’altro, se sei violento con l’altro per una questione di colore, origine o religione è normale che questa violenza si sviluppi anche in altre parti della società, più vicina alla tua realtà quotidiana

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