L’orgoglio di Portici più forte della sconfitta col Bari

Al San Ciro per una partita molto attesa. Confusioni cromatiche per le maglie e bel clima sugli spalti tranne quando i baresi intonano: “Non siamo napoletani”.

L’orgoglio di Portici più forte della sconfitta col Bari

Alle porte di Napoli

Portici è la prima città dopo il confine Sud-Est di Napoli, ed ha una tradizione calcistica addirittura più antica rispetto a quella della Ssc Napoli. La data di fondazione del club locale è il 1906, e quella giocata oggi è stata una delle partite più attese di tutta la storia biancoazzurra (i colori del Portici sono bianco e azzurro, tenetelo a mente). Allo stadio San Ciro, campo da 7.500 spettatori sui vecchi gradoni in cemento armato, oggi è arrivato il Bari.

Il Portici non è mai andato oltre il quarto livello del calcio italiano dalla fine degli anni Quaranta, ha toccato la Serie C a girone unico nei campionati dell’immediato Dopoguerra. Da allora, appena dodici partecipazioni alla Serie D, compresa quella di quest’anno dopo la salvezza degli anni precedenti. L’attesa per un match così importante, contro un avversario riconoscibile a livello nazionale, era assolutamente giustificata. Sopra, direttamente dal profilo Facebook della società, una vignetta arrivata da Bari.

Al San Ciro c’è lo stesso ambiente positivo, i tifosi di casa sono più di mille, di tutte le età. Il clima favorevole sopravviverà per tutta la partita, nonostante il risultato cambi praticamente subito, con il Bari in vantaggio dopo appena tre minuti, colpo di testa di Simeri su azione d’angolo. È un gol di cui si accorgono in pochi. O meglio: alcuni tifosi del Portici festeggiano addirittura, perché la partita è iniziata da poco e in campo ci sono una squadra in maglia biancorossa ed una in completo nero. Segnano i neri, solo che però la squadra di casa ha deciso di indossare proprio oggi i colori del Bari. Inspiegabilmente, almeno ascoltando i commenti del pubblico locale. Come scritto sopra, di solito la squadra indossa un kit bianco e/o azzurro. Stavolta, invece, va di biancorosso. Subisce gol, i tifosi non criticano un risultato già compromesso, piuttosto questo cambiamento cromatico.

Prima Linea

È una questione di identità, che da queste parti si sente molto forte. Lo diciamo francamente: Portici-Bari, secondo Il Napolista, era un’occasione per scendere sul campo e verificare quale fosse la percezione della SSC Bari per un pubblico napoletano, o quantomeno vicino all’idea di napoletanità. Abbiamo trovato una squadra e una tifoseria con una propria caratterizzazione, lontana da Napoli e dal Napoli. Nell’immagine in apertura, la bandiera del gruppo ultras Prima Linea si sviluppa intorno all’immagine di un treno stilizzato e porta la data 1839, l’inaugurazione della prima ferrovia italiana proprio sulla tratta Napoli-Portici.

È un’appartenenza forte, radicata, alcuni tifosi sugli spalti spiegano che loro sono prima porticesi e poi napoletani. Anche la loro fede calcistica si traduce in questi termini, viene prima la squadra locale e poi quella della grande metropoli. Mentre parlo con alcuni tifosi, il Bari imperversa in campo, domina la partita, il Portici non tenta una sola conclusione fino al minuto numero 44, quando il difensore centrale di colore Dembel Sall, passato anche dal Bari dopo essere arrivato in Italia grazie al Parma, calcia una punizione fortissima che va di poco fuori.

Una bella atmosfera, tranne che per “Noi non siamo napoletani”

I tifosi del Bari entrano circa un quarto d’ora dopo l’inizio della partita, c’è qualche coro contro ma non dura più di qualche minuto. Il San Ciro incita il suo Portici, i supporter pugliesi (tra i 200 e i 300, colorati di bianco e rosso) sostengono la propria squadra. C’è una bella atmosfera, il pubblico di casa non si deprime nemmeno dopo il raddoppio del Bari, arrivato all’inizio della ripresa su un’altra azione da corner. Sugli spalti ci si diverte, ci si abbraccia, ci si scalda quando i tifosi ospitano cantano “Noi non siamo napoletani!”. Oltre ad essere gli avversari di giornata, gli ultras biancorossi sono anche gemellati con la Salernitana. Che anche a Portici, esattamente come a Napoli, non è proprio apprezzata come squadra.

La figura di De Laurentiis è completamente assente da questa partita. Qualche tifoso del Portici urla il suo nome definendolo “Pappone”, dopo il coro “Noi non siamo napoletani!” qualcun altro dice che il loro presidente, se proprio vogliono saperlo, è napoletano. Cioè in realtà è romano con origini napoletane, ma è un dettaglio laterale. Si tratta di poche voci isolate, la partita scorre insieme ad un’esperienza di tifo molto positiva, nonostante il risultato nel frattempo sia ancora peggiorato. Siamo sullo 0-3, il Bari ha segnato ancora, c’è un po’ di scoramento, ma c’è anche la consapevolezza che si tratta di un risultato giusto per i valori espressi in campo.

I tifosi del Bari festeggiano un gol

“Una mezza occasione!”

Il Portici, forse anche per onorare l’attesa del match e il sostegno della sua gente, continua ad impegnarsi alla ricerca del gol della bandiera. È una bella immagine di calcio, il Bari “aiuta” la squadra di casa rilassandosi un po’, ma le occasioni alla fine sono davvero poche. Un tiro ciccato, un palo esterno su cross dalla sinistra. Un tifoso accanto a me sorride e dice in napoletano: “Una mezza occasione è uscita!”. Sembra davvero contento, magari sapeva già che il Bari capolista era fuori portata per la sua squadra. Aver creato qualcosa in area avversaria qualcosa rappresenta un piccolo successo per una realtà fiera, orgogliosa ma anche realista rispetto alle proprie possibilità.

Il Portici e il Bari chiudono la partita allo stesso modo: tutti i calciatori vanno sotto la curva dei propri tifosi (che al San Ciro però corrisponde ai settori laterali, ai Distinti) per prendersi un applauso meritato.

L’applauso ai calciatori del Portici dopo il fischio finale

I galletti pugliesi hanno vinto una partita in trasferta senza alcun problema, e andrà così anche per l’intero campionato. I biancoazzurri hanno vissuto la loro giornata di grande calcio, hanno perso ma sono più o meno soddisfatti, in ogni caso. Nonostante la maglia biancorossa, che è ancora l’argomento più gettonato uscendo dallo stadio, nelle chiacchiere dei tifosi che abitano a pochi metri dal San Ciro, e oggi avevano il Bari sotto casa.

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