Mazzoleni avrebbe dovuto fermare il match, come Irrati e Gavillucci

Gli episodi del passato e il regolamento smentiscono l’assunto di Nicchi per cui Mazzoleni avrebbe fatto tutto il possibile contro gli ululati razzisti.

Mazzoleni avrebbe dovuto fermare il match, come Irrati e Gavillucci

Cosa dice il regolamento

Torniamo indietro di qualche ora, e parliamo di quello che è successo a San Siro. Inter-Napoli è stata una partita strana, non tanto per quanto successo in campo, quanto per un ambiente a dir poco tossico. Dagli spalti, fin dai primi minuti del match, sono arrivati i (soliti) cori poco simpatici contro Napoli. Con l’aggiunta degli ululati razzisti verso Koulibaly.

Bene. La nostra posizione sul risultato sportivo di Inter-Napoli è chiara, ed è espressa qui: il Napoli non ha saputo tener testa a una guerra di nervi che ha contribuito a cominciare, non ha retto dal punto di vista psicologico. Poi, però, c’è un aspetto regolamentare di cui tener conto. E che – Ancelotti docet – avrebbe dovuto portare alla sospensione della partita.

Lo spiega il regolamento Federale (il cosiddetto NOIF, acronimo di Norme Organizzative Interne della Figc). Questo è l’articolo 62 comma 6 e 7: « Il responsabile dell’ordine pubblico dello stadio, designato dal Ministero dell’Interno, il quale rileva uno o più striscioni esposti dai tifosi, cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria di cui al comma 3) costituenti fatto grave, ordina all’arbitro, anche per il tramite del quarto ufficiale di gara o dell’assistente dell’arbitro, di non iniziare o sospendere la gara. 7. Il pubblico presente alla gara dovrà essere informato sui motivi del mancato inizio o della sospensione con l’impianto di amplificazione sonora od altro mezzo adeguato, e verrà immediatamente invitato a rimuovere lo striscione e/o a interrompere cori, grida ed ogni altra manifestazione discriminatoria che hanno causato il provvedimento».

Il ruolo dell’arbitro

A questo punto, va analizzata la condizione – in senso di possibile incidenza – del direttore di gara. In passato, ci sono state due interruzioni di altrettante partite del Napoli decise dall’arbitro. Ricorderete: Lazio-Napoli del 3 febbraio 2016 (arbitro Irrati) e Sampdoria-Napoli del 13 maggio 2018 (arbitro Gavillucci). In quel caso, i direttori di gara fermarono il gioco e poi lo fecero ripartire dopo aver dato istruzioni per un annuncio da fare con l’impianto audio dello stadio. Esattamente come da regolamento, e come auspicato a novembre scorso dal designatore Rizzoli.

Ebbene, seppure Mazzoleni – sempre stando al regolamento – non ha avuto e non avrebbe avuto l’autorità per sospendere definitivamente la partita, da parte sua non è arrivato nessun segnale. Non ha fatto come Irrati e Gavillucci, per citare due esempi. Se i cori sono stati sentiti – dopotutto gli annunci all’altoparlante si sono percepiti chiaramente anche alla visione della tv -, è mancato il gesto della sospensione temporanea della partita. Come scritto in precedenza: un segnale eclatante, nei pieni poteri dell’arbitro, che in qualche modo contribuisse a scoraggiare il pubblico rispetto a questi atteggiamenti.

La certezza della norma

In realtà, il senso di tutto sta nelle parole di Ancelotti nel postpartita: «Ci sono stati ululati tutta la partita, abbiamo chiesto la sospensione e abbiamo avuto tre annunci, poi la partita è andata avanti. Ci dicano quanti annunci servono, la prossima volta ci fermiamo noi. Siamo disposti a farlo, anche se poi ci danno la partita persa».

Il punto è che non c’è certezza della norma. O meglio: il NOIF scrive (comma 8 e 9 dell’articolo 62) che «in caso di sospensione della gara, i calciatori dovranno rimanere al centro del campo insieme agli ufficiali di gara. Nel caso di prolungamento della sospensione, in considerazione delle condizioni climatiche ed ambientali, l’arbitro potrà insindacabilmente ordinare alle squadre di rientrare negli spogliatoi. 9. L’arbitro riprenderà o darà inizio alla gara solo su ordine del responsabile di cui al comma 6. La sospensione o il mancato inizio della gara non potrà prolungarsi oltre i 45 minuti, trascorsi i quali l’arbitro dichiarerà chiusa la gara, riferendo nel proprio rapporto i fatti verificatisi, e gli Organi di Giustizia Sportiva adotteranno le sanzioni previste dall’art. 17 del Codice di Giustizia Sportiva, ferma restando l’applicazione delle altre sanzioni previste dal codice di giustizia sportiva per tali fatti».

Ecco, nessuno è mai arrivato a tanto. Irrati e Gavillucci, a loro tempo, avevano avviato un processo. Le parole di Ancelotti dopo Juventus-Napoli e prima di Atalanta-Napoli avevano sollevato di nuovo il coperchio di un calderone bollente, tanto da scongiurare cori beceri a Bergamo. Un mese dopo, è già tutto dimenticato. Mazzoleni e il delegato del Viminale a San Siro non hanno fatto quanto dovevano, a differenza di quanto sostiene il presidente degli arbitri Nicchi. Il campo e il risultato vengono dopo, perché il problema – ci pare evidente – è il razzismo. E la mancata volontà di combatterlo sul serio.

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