Ponte Morandi: sei dirigenti su sette di Autostrade muti davanti ai pm

Nessuno parla (tranne un dirigente il cui verbale è stato secretato), eppure Aspi dispensa note stampa sin dall’indomani del crollo

Ponte Morandi: sei dirigenti su sette di Autostrade muti davanti ai pm

Un verbale secretato

Un muro di silenzio. I tecnici di Autostrade continuano a fare scena muta di fronte agli inquirenti.

L’ultimo episodio, come al solito raccontato da Il Secolo XIX, riguarda l’interrogatorio di Massimiliano Giacobbi, funzionario della Spea Engineering, ieri mattina: anche lui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Con Giacobbi sono sei – su sette convocati – i dipendenti di Aspi o di aziende controllate, che hanno deciso di non rispondere alle domande degli inquirenti. Prima ci sono stati Stefano Marigliani, direttore del tronco ligure e il suo predecessore Riccardo Rigacci.

Poi è stata la volta di Fulvio Di Taddeo, responsabile del controllo viadotti e referente dei numerosi consulenti esterni cui Aspi aveva chiesto studi sul ponte e Michele Donferri Mitelli, responsabile manutenzioni, uno dei vice dell’ad Giovanni Castellucci.

Ieri abbiamo raccontato del silenzio di Emanuele De Angelis, direttore tecnico di Spea.

L’unico a rispondere ai pm è stato finora Mario Bergamo, ex capo manutenzioni e attualmente amministratore delegato di Sat, Società autostrada tirrenica, che gestisce il tratto Livorno-Rosignano ed è per il 99% di Autostrade (il suo verbale è stato secretato).

Si indaga sui comunicati stampa di Aspi

A fronte dei silenzi, non si contano, invece – scrive Il Secolo XIX – i comunicati stampa che Autostrade ha diffuso sin dai primi giorni successivi al crollo e che riguardano non solo comunicazioni collegate alla ricostruzione o agli aiuti agli sfollati, ma che spesso contengono dettagli strettamente tecnico-giudiziari su cui, però, nessuno ha voluto finora chiarire a palazzo di giustizia.

Gli inquirenti stanno passando al setaccio anche i comunicati, per indagare sul rinvio del progetto di ristrutturazione dei tiranti (il cui cedimento è ritenuto la probabile causa del disastro), elaborato nel 2015 ma slittato fino alla tragedia.

Gli investigatori ritengono che Autostrade lo abbia rimandato per “drenare i costi” e “per evitare che fossero compiuti collaudi e verifiche in corso d’opera, dai quali rischiava di scaturire uno stop al traffico sul Morandi”.

I pm indagano anche sui funzionari ministeriali “che allungarono la procedura e in generale non segnalarono anomalie, nonostante al piano di restyling fossero allegati vari dossier allarmanti”.

Le querele dei feriti

Ieri, in Procura, Gianluca Ardini, il ventinovenne “rimasto in bilico per quattro ore sulle macerie”, diventato uno dei feriti “simbolo” del crollo del viadotto, ha presentato querela per lesioni.

Una mossa che, scrive il quotidiano genovese, anche se può sembrare insolita, “alla luce del fascicolo già aperto” ha in realtà un senso giuridico: “Mentre sul reato di omicidio colposo si può procedere d’ufficio così come sul disastro e l’attentato alla sicurezza dei trasporti, per le lesioni, laddove non dovessero concretizzarsi aggravanti specifiche che consentono ai pm di andare avanti in autonomia, sarebbe necessaria la denuncia, che è stata quindi presentata in via sostanzialmente preventiva”.

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