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Ponte Morandi, il triste show del perito di Autostrade a Report

«È stato un evento eccezionale, dovuto a concause. Il rischio di un ponte è più alto di quello delle centrali nucleari». Oggi la Procura non ha dubbi sul crollo dello strallo

Ponte Morandi, il triste show del perito di Autostrade a Report

Arriva il primo report dei periti incaricati dalla Procura per le indagini sul crollo del ponte Morandi e il cerchio sembra chiudersi pesantemente attorno ad Autostrade. Questa la notizia più importante che c’è sui giornali, oggi, a proposito della tragedia del 14 agosto.

Crollo provocato dalla rottura di un tirante

Secondo Pier Giorgio Malerba e Renato Buratti, scrive Il Secolo XIX (la notizia è riportata anche da La Repubblica), l’esame dei reperti, l’incrocio tra i video e almeno due testimonianze ritenute “altamente attendibili”, conferma che il crollo è stato provocato dalla rottura di uno dei quattro tiranti del pilone numero 9, individuato con chiarezza: si tratta del braccio “che dalla sommità del sostegno collassato scendeva verso destra ed era più esposto al mare”.

Le prove citate dai tecnici

La relazione dei tecnici si basa su tre dati cruciali: 1) la posizione delle macerie, “che certificherebbe come il tirante si sia spezzato prima di altre componenti, incluse la pila e l’impalcato (il piano su cui correvano i mezzi)”; 2) le immagini registrate dall’azienda “Ferrometal” le cui apparecchiature inquadravano da sotto il viadotto (dunque, fa notare Il Secolo XIX, un filmato eloquente esiste davvero, nonostante “le molte leggende metropolitane circolate in passato sulla presunta assenza”); 3) il resoconto molto preciso di due automobilisti che transitavano sotto il ponte.

Il report sarà messo a disposizione delle parti entro pochi giorni ma ovviamente concentra le indagini sulle responsabilità di Autostrade per la mancata manutenzione degli stralli, soprattutto dal momento che quelli del pilone 11 erano stati ristrutturati nel 1993 ma ciò non era avvenuto per quelli della pila 9, crollata, che pure diverse perizie, effettuate da diversi istituti, evidenziavano problemi rilevanti.

Intanto, come detto ieri, i 17 reperti raccolti dalla Procura e ritenuti tra i più importanti per ricostruire la dinamica del crollo sono stati inviati ieri nel laboratorio di Dubendorf, a Zurigo, dove sarà verificato il livello di corrosione dei cavi.

Report intervista il perito di Autostrade

La notizia più importante del giorno, tuttavia, non proviene dai giornali, ma dalla puntata di Report andata in onda ieri, in particolare dal servizio intitolato “Sotto il ponte”, che noi naturalmente abbiamo visto e di cui oggi, tristemente, non viene fatta menzione sui quotidiani.

I temi di cui si è discusso nel corso della puntata ve li avevamo tutte già raccontati nel corso della nostra rassegna quotidiana finora. Tranne una che, ancora una volta, se è possibile, ci ha fatti saltare dalla sedia.

“La causa del crollo non è lo strallo. Si è trattato di concause”

Il perito di Autostrade Giuseppe Mancini, intervistato da Giovanna Boursier, alla domanda sulle cause del crollo e se sia stato lo strallo a cedere, risponde: “Quello dello strallo è sicuramente da escludere. Non come primo elemento. Poi alla fine si è rotto anche lo strallo”.

La Boursier lo incalza. Gli chiede se sia stato un problema di sovraccarico o se la causa sia stato il maltempo: “No, neanche quello. Lei sta cercando una causa, non c’è mai una causa sola. Ci sono delle condizioni in cui si verificano azioni che sono di natura eccezionale”.

Un’azione eccezionale che fa cadere uno dei principali ponti italiani e, casualmente, uccide 43 persone.

Pazienza se gli italiani hanno paura: “Andranno a piedi”

Non lo sapevate prima? Chiede ancora la Boursier: “Ma noi non possiamo garantire, noi progettisti, la sicurezza assoluta delle strutture. Per esempio, per una centrale nucleare il rischio è di 1 su 100milioni; il rischio di un ponte è 1 su 100mila, come tutte le costruzioni. Il rischio è più alto di quello delle centrali nucleari”. La Boursier, giustamente, gli fa notare che ascoltando una dichiarazione del genere, gli italiani probabilmente avranno paura di passare su un ponte: “E vabbé – risponde Mancini – andranno a piedi”.

Sorride e allarga le mani. Pazienza. Amen. Chi se ne frega delle persone? È questo l’atteggiamento del perito di Autostrade.

La contraddizione del perito

Che poi si contraddice pure. Perché torna sulla questione stralli, con il disegno del ponte alla mano. Indica i pezzi, lo strallo di calcestruzzo, i cavi interni che garantiscono l’equilibrio, che, assicura, non si sono rotti. “C’è una grande trave che attraversa il pilone che poi porta in appoggio la campatina centrale da 36 metri”, dice, non si è rotto lo strallo: “Si è rotto di là ma si vede dal filmato che a un certo punto non c’è più. È cominciato di là”. La Boursier fa tana, riesce a farsi dire l’origine del crollo dove può essere iniziato: gli stralli sono rimasti su, se vede i filmati lo nota che poi a un certo punto questa campatina non c’è più”.

Ma di quali filmati parla Mancini, se nessuno ne ha visti? Il perito spiega di riferirsi a quello del fotoamatore pubblicato nei primi istanti dopo il crollo: “Si vede che a un certo punto quella campata non c’è più”.

Come fa a vedere da un filmato ripreso da lontano cosa è successo? Gli chiede la Boursier: “A un certo punto si vede una sagoma e poi il buio, un buco e non c’è niente”.

Mancini capisce tutto da un filmato amatoriale girato sotto la pioggia e da un buco. Amen alle indagini.

Il Politecnico: “Autostrade sapeva che il ponte era malato”

Ma non è finita qui. La Boursier intervista anche il professor Carmelo Gentile, del Politecnico di Milano che nel 2017 aveva ricevuto incarico per uno studio sul Morandi (l’ennesimo). Gentile, come aveva già fatto quando interrogato in Procura, conferma che la verifica del Politecnico aveva trovato due stralli “con deformata modale non conforme alle attese e meritevoli di approfondimenti”. Gentile dichiara apertamente: “Autostrade era cosciente che il malato cinquantenne aveva bisogno di cure”. E aggiunge: “Non ho pensato neanche per un istante che il ponte potesse cadere. Il rischio a mio avviso non era immediato. I nostri risultati avrebbero dovuto aiutare a capire che tipo di cure erano necessarie”.

Gentile: “Con i sensori la tragedia si sarebbe potuta evitare”

Monitorate il ponte, di continuo, installate sensori, fate ulteriori approfondimenti. Queste erano state le raccomandazioni del Politecnico. Ma i sensori non sono mai stati installati. Se ci fossero stati, chiede la Boursier a Gentile, la tragedia si sarebbe potuta evitare? “Probabilmente non si sarebbe riusciti a salvare il ponte – risponde il professore – ma ci sono probabilità abbastanza alte che la tragedia si sarebbe potuta evitare”.

Il perito di Autostrade: “Con i sensori il ponte sarebbe crollato lo stesso”

Dei sensori parla anche il perito di Autostrade Mancini: “Quei sensori di cui si parla, che misurano le vibrazioni degli stralli, da soli non dicono nulla. Non si sarebbe visto che il ponte stava per crollare. I sensori adesso (quelli installati dai vigili del fuoco per sorvegliare il ponte in attesa dei rientri degli sfollati nelle case, ndr) stanno misurando i movimenti del ponte. I sensori dicono se c’è un’evoluzione sfavorevole ma qui il problema non è quello, qui il problema è un evento accidentale che è intervenuto in una certa condizione”.

Anche con i sensori il ponte sarebbe crollato lo stesso? Gli chiede la Boursier.

“Esatto”, risponde Mancini.

43 persone sono morte per caso. Un incidente. Una casualità che dovrebbe indurre, secondo le dichiarazioni del perito, a non passare mai più su un ponte gestito da Autostrade.

Un altro ingegnere che fa scena muta

Il Secolo XIX fa il punto anche sugli interrogatori in corso raccontando che anche Emanuele De Angelis (indagato), ingegnere di Spea Engineering (che, lo ricordiamo, è la società controllata da Autostrade che si occupò del progetto di retrofitting dei piloni 9 e 10, mai effettuato) si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

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