Juric ha mostrato i difetti del Napoli di Ancelotti

Una partita a metà, il primo tempo calcio e dopo un altro sport. Il Genoa ha saputo bloccare il Napoli, che ha mostrato qualche bug interno al suo sistema.

Juric ha mostrato i difetti del Napoli di Ancelotti

Una partita a metà

Genoa-Napoli è stata una partita a metà. Dal punto di vista puramente calcistico, il secondo tempo è francamente “non analizzabile”. Torneremo dopo su un concetto espresso anche da Luca Marelli rispetto all’impraticabilità del campo, lui ne fa una questione regolamentare e noi tecnica, ma è bene ragionare anche su quanto visto nel primo tempo. Sui problemi palesati dalla squadra di Ancelotti nei primi 45′ di gioco – quello sì, era calcio.

Tanti uomini in avanti, poi la ripartenza e le difficoltà in transizione.

Questo è il momento che spiega la partita di Marassi, le difficoltà difensive mostrate dal Napoli. Zielinski conferma il suo periodo di abulia tecnica, ha letto bene il movimento da fare ma ha gestito malissimo il controllo di palla, dando al Genoa l’opportunità per ripartire. Pochi secondi dopo arriverà la rete di Kouame, con tre cross consecutivi cercati da Piatek e poi da Romulo, con Mario Rui e Zielinski in affanno nella transizione difensiva. Sui tre tentativi dalla destra (due respinti e uno incornato in rete da Kouame), sia il polacco che il portoghese sono apparsi in ritardo, senza mordente nella pressione sull’uomo.

Non è un problema di scarsa applicazione, quanto di spazi da coprire, o meglio non solo. Come vediamo dall’immagine di sopra, il problema del Napoli nel primo tempo è da ricercare nella mancanza di distanze giuste tra i reparti. L’ha spiegato (Davide) Ancelotti nel postpartita, anche Juric l’ha fatto: il Genoa gioca un calcio molto particolare, il tecnico croato ha preparato la partita in modo che la sua squadra potesse essere «molto bassa o molto alta in campo», una marcatura uomo su uomo che congestiona gli spazi di gioco e punta alla ripartenza veloce, in verticale. In questo modo, i calciatori del Napoli sono attratti quasi magneticamente nella metà campo avversaria, è l’unico modo per forzare il dispositivo difensivo.

Anche nelle scorse stagioni il Napoli ha sofferto l’approccio di Juric (e Gasperini), il passaggio ad Ancelotti non ha modificato la situazione, anzi la diversa manovra d’attacco (più verticale, con maggiore ampiezza) quasi finisce per amplificare il bug di interazione tra i due sistemi. Sopra, abbiamo evidenziato la posizione di Koulibaly, Allan e Mario Rui. Altissimi, per offrire opzioni di passaggio. Zielinski fa il solito movimento ad accentrarsi, si mette sulla stessa linea di Insigne e il Genoa riparte. Fino al gol.

Anche l’errore di Hysaj in marcatura pesa su questa rete

Come in apertura di stagione

È come se il Napoli avesse riannodato i fili degli scompensi difensivi che pativa ad inizio stagione. La squadra di Ancelotti attaccava con molti uomini, era sempre molto vulnerabile sulle ripartenze avversarie. Ieri, nel primo tempo, c’era la stessa sensazione. Alla fine il Genoa ha tirato pochissimo verso la porta di Ospina (3 conclusioni nello specchio su 6 tentativi nel primo tempo), ma ogni volta che recuperava palla aveva lo spazio per puntare l’area del Napoli.

Il Napoli di ieri non ha difeso male, proprio come a inizio anno. Solo che è stato indotto – da un avversario ben preparato – ad uno squilibrio quasi perenne. Che è stato in qualche modo accentuato dalla prestazione negativa di Zielinski e Milik, due calciatori che in questo momento rendono poco all’interno del sistema di Ancelotti. Se Zielinski – come visto sopra – fa fatica a garantire adeguate coperture difensive, Milik finisce per patire le sue caratteristiche. Il polacco è un centravanti in grado di muoversi con la squadra, di associarsi con i compagni, solo che in spazi così intasati fa (ancora più) fatica ad imporre questa sua particolarità. Ieri ha chiuso il primo tempo con 14 palloni giocati. Uno ogni 3 minuti. Troppo pochi perché possa entrare in partita.

L’ingresso di Mertens (e Fabian)

In partite come queste, caratterizzate da un certo contesto tattico, il Napoli non può fare a meno di Mertens. Il belga riesce a pensare e produrre calcio come Milik, cioè dialogando con i compagni. Solo che ha un fisico che gli consente un approccio più dinamico, ricerca gli spazi giusti con maggiore varietà, automaticamente muove la difesa avversaria. Il gol di Fabian – l’unica azione di calcio degna di questo nome nella ripresa – nasce da una sua sovrapposizione interna sulla fascia destra. Sotto, la heatmap dell’attaccante belga esprime e rafforza questi concetti.

Per quanto riguarda lo spagnolo, si tratta di un discorso leggermente diverso. Rispetto a Zielinski, l’ex Betis ha un gioco più ragionato, meno diretto, sa dialogare meglio con i compagni. Vive anche un periodo di forma molto migliore, tale che in questo momento Ancelotti non può fare a meno della sua capacità associativa. In 45′ nell’acquitrino, ha giocato 48 palloni. Zielinski ha toccato più o meno la stessa quota (45), ma l’impatto sul gioco (tecnico ed emotivo) è stato decisamente diverso. Ecco a cosa serve contestualizzare le statistiche all’interno di un giudizio che contempla altri parametri di valutazione.

La pioggia

Proprio per questo, torniamo in alto. Il Napoli ha vinto una partita di calcio non giocando a calcio, e questo è un peccato. Il risultato negativo del Genoa è stato quantomeno indirizzato dalla pioggia e dalle pessime condizioni del terreno di Marassi, e non è una questione di stile di gioco o di sensazioni, quanto di impossibilità a far scorrere il pallone sull’erba che non era più erba. La suggestione riporta immediatamente allo stesso campo, 31 anni fa: Sampdoria-Napoli 0-1, gol di Maradona al minuto 87 e tuffo nel fango per festeggiare. Un pantano non molto dissimile a quello di ieri. Un pantano che non avrebbe dovuto portare allo svolgimento di una partita di calcio puramente intesa. Esattamente come ieri sera, e per motivi puramente tecnici.

Per questo motivo, le indicazioni che Ancelotti può trarre da questa partita sono esclusivamente emotive. Le questioni tattiche, in certe occasioni, lasciano il tempo che trovano. Di certo il Napoli dei primi 45′ di gioco è apparso slegato perché sbilanciato alla ricerca di occasioni gol (che sono anche arrivate, con Insigne, Zielinski e Milik), per merito di un Genoa combattivo e ben organizzato, ma anche per il funzionamento non perfetto di alcuni meccanismi. Del resto la squadra di Ancelotti è ancora in costruzione, difficile pensare che abbia già trovato tutte le formule per vincere tutti i duelli tattici, contro tutti gli avversari. Ieri gli innesti della ripresa hanno cambiato l’inerzia della partita, almeno dal punto di vista psicologico. Il resto lo fanno i tre punti.

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